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giugno 2014

Antipasti/ Diario/ Greenery mood/ Primi piatti/ Salato

“MAI SMETTERE DI AVERE UN PIANO DI RISERVA” ….. CREMA DI PISELLI E YOGURT GRECO CON BURRATA, BASILICO ED ERBA CIPOLLINA

 
 
 
 
 
 
 

“La bellezza, la forza, il buonumore, richiedono uno sforzo continuo di mantenimento, e progressivo aggiustamento.

E non bisogna mai smettere di avere un piano di riserva.”

Elle Macpherson

 

Oggi passo velocissima con una citazione al volo (la mia passione…) e una ricettina tanto veloce, quanto gustosa.

Uno di quei piatti furbi che potete preparare come primo piatto, ma anche come antipasto.

Sana, fresca e, ovviamente, di stagione!

Non mi vedrete per un paio di settimane sul blog, cercherò di collegarmi ma non sono certa di riuscirci…

BYE!

 

 

CREMA DI PISELLI e YOGURT GRECO con BURRATA, BASILICO ed ERBA CIPOLLINA

Ingredienti:

piselli freschi

cipollotto

yogurt greco naturale

basilico fresco

erba cipollina fresca

burrata

pancetta stufata (facoltativa)

olio EVO qb

sale integrale qb

pepe nero qb

 
 
 
 
 

*Non indico delle quantità precise per questa ricetta.

Io ho utilizzato 200 g di yogurt greco per 700 g di crema di piselli.

La quantità di erbe aromatiche dipende dai vostri gusti e da quanto volete profumare il piatto.

 
 
 
 
 

Sgranate i piselli e metteteli in una casseruola coperti d’acqua, unite il cipollotto (io 1 per circa 700 g di piselli) e fateli lessare.

Una volta cotti, salate e pepate, aggiungete poco olio EVO, il basilico e riducete in crema con il mixer ad immersione.

Fate raffreddare, quindi unite anche lo yogurt, mescolate bene.

Servite in bicchieri o in coppette, facendo un fondo di crema di piselli, poi uno strato di burrata.

Finite con dell’erba cipollina tagliata, del pepe nero e, a piacere, con della pancetta stufata, precedentemente rosolata in una pentola antiaderente.

Io ho servito la crema con delle fette di pane (acquistato ché non ho avuto tempo di farlo in questi giorni frenetici…), passate al forno con un filo d’olio e cosparse di curcuma.



 CIAO!
 

 

Diario/ Dolce/ Qualcosa di rosso

MA PARLARSI E’ UN’ALTRA COSA….GHIACCIOLI ALLA CILIEGIA, YOGURT, MENTA E VANIGLIA

 

Osservavo una famiglia accanto al nostro tavolo venerdì sera.

Dopo la serata vintage che ho organizzato con la mia amica Loredana presso InOFFICINA, posto bellissimo, un co-working dove la creatività trabocca e coinvolge  (qualche foto della serata a fine post… ), siamo andati a cena tutti insieme, bimbi compresi.
E’ triste vedere una famiglia, che anche durante il pasto, anziché condividere e parlare, rimane connessa (ognuno per conto suo beninteso..), forchetta da una parte e cellulare dall’altra.
Leggevo di una ricerca inglese che ha dato l’allarme sull’abuso di tablet e smartphone.
Possono addirittura compromettere le capacità relazionali dei ragazzini, facendoli diventare degli adulti incapaci di gestire dei rapporti umani.
Non è terribile?
Io ogni tanto (anzi spesso…) ricordo alla mia undicenne di essere sopravvissuta senza cellulare fino al momento in cui aspettavo lei.
34 anni.
Come ho fatto prima senza cellulare? Noi, come abbiamo fatto?
Semplicemente non ne avevamo bisogno.
Uscivamo in strada e c’erano i nostri amici.
Avevamo tempo per leggere, per giocare, per annoiarci, per fantasticare….questo ci ha permesso di sviluppare capacità empatiche e relazionali, nonché la creatività e, cosa non da poco a mio avviso, discrete doti di problem solving (della serie che noi le cose le risolvevamo da soli… mica si andava a chiamare la mamma per ogni cavolata…).
Allora un pezzo di gesso colorato (campanòn) con cui disegnare a terra o due tappi di bottiglia (cimbani) diventavano un gioco di abilità a Venezia.

Loro no, loro sono nativi digitali…
Ammettiamo che pure noi adulti ormai lo siamo diventati un pochino…io da negata digitale, per seguire il blog, sono diventata abbastanza social anche se non sono presente ovunque e, onestamente, ogni tanto stacco del tutto.
Ma noi sappiamo bene com’era prima. Senza PC, senza cellulare, senza tablet…
Solo con gli altri.
E doversi confrontare, parlare, mettendoci la facciadavvero.
Perché, diciamolo, comunicare così, a noi che siamo di un’altra generazione, non basta.
Almeno a me no.
Io scrivo, messaggio, posto.
Ma poi ho bisogno della voce, di uno sguardo, di un abbraccio.
Avere davanti qualcuno, nel bene o nel male, è davvero altra cosa.
Avere davanti qualcuno, ti costringe ad affrontare le tue emozioni, ad imparare a relazionarti con gli altri.

Capito questo, ogni tanto costringiamo i ragazzini a staccare la spina, non può che fargli bene!



 


Eh lo so!

Ancora ciliegie!

Oggi sotto forma di ghiacciolo.

Lo sapete chi ha inventato i ghiaccioli?

Da Wikipedia: L’invenzione del ghiacciolo risale ai primi anni del XX secolo e si deve a una scoperta casuale da parte di Frank Epperson (allora undicenne), che in una notte gelata aveva lasciato sul davanzale della finestra un bicchiere di acqua e soda con dentro il bastoncino che aveva usato per mescolare.

Il giorno dopo, Frank riuscì a liberare il blocco di ghiaccio formatosi facendo scorrere acqua calda sul bicchiere, e prese a mangiare il primo “ghiacciolo” usando il bastoncino come manico.
Nel 1923, Epperson ottenne il brevetto per l’idea del “ghiaccio sul bastoncino”, e battezzò l’invenzione popsicle.

In Italia, i ghiaccioli sono giunti nel secondo dopoguerra, portati dagli americani insieme ad altri dolci di produzione industriale analoghi come i coni gelato.

Ciao!

GHIACCIOLI ALLA CILIEGIA, YOGURT, MENTA E VANIGLIA

Ingredienti (per 8 ghiaccioli):

 

170 g  (circa) di composta di ciliegie *

150 ml acqua

50 g zucchero canna chiaro (+ 1 cucchiaio per lo yogurt)

200 g yogurt greco (o naturale)

½ cucchiaino di polvere di vaniglia bourbon ( o i semini di ½ bacca)

menta fresca qb

*composta di ciliegie

Lavate e denocciolate le ciliegie, tagliatele a metà e mettetele in una piccola casseruola con pochissima acqua e dello zucchero (per 200 g. di frutta io ne metto 50 g.).

Lasciate cucinare fino a che si ammorbidiscono e lo zucchero si scioglie bene.

Fate raffreddare e frullate con il mixer ad immersione.



 

Fate scaldare l’acqua con lo zucchero in un pentolino.

Appena bolle abbassate il fuoco e lasciate cuocere per alcuni minuti.

Spegnete, unite le foglie di menta fresca e fate raffreddare, quindi unite la composta di ciliegie e frullate nuovamente con il mixer ad immersione.

In una tazza grande mescolate lo yogurt con lo zucchero e la vaniglia. Mescolate bene.

Ora iniziate a preparare gli stampini per i ghiaccioli.

Alternate i due composti a vostro piacere, facendo 2 o 3 strati alternati, avendo cura di fare solidificare bene tra uno strato ed un altro.

Fate riposare almeno una notte in frigorifero prima di consumare.

Vantaggio dell’abbattitore di temperatura?

Io ho preparato i ghiaccioli in un paio d’ore!

N.B. per le foto dei ghiaccioli ho utilizzato le cassettine che ho preparato per presentare il piccolo aperitivo della serata di venerdì…

Occorrente: cassette di legno (fruttivendolo), colore acrilico e qualche decoro a vostra scelta. Lavate bene le cassette, fatele asciugare, dipingetele con il colore acrilico e fate asciugare. Rivestite con della carta alimentare (io carta forno di colore naturale).







SERATA VINTAGE C/O IN OFFICINA.

 
 
 
I dettagli
 
Il buffet dell’aperitivo.
Delle pizzette semplicissime fatte con la pasta di pane, dei grissini fatti sempre con la pasta di pane, spennellati d’olio EVO
e cosparsi con il condimento aromatico per pomodoro, e i muffin salati della Vale, per la ricetta completa andate da lei.
Io ho fatto solo alcune modifiche, farina di farro, mandorle sfilettate al posto delle noci, feta e salame e yogurt al posto del latte.
 
 
 
 
IN-OFFICINA
VIA FONTANE 87/A
31020 FONTANE DI VILLORBA
 
 

 

Diario/ Dolce/ Qualcosa di rosso

IL PIACERE DEL KM0…CHERRY BREAD con GLASSA al LIMONCELLO

Tra i (tanti?…pochi? …mah?) vantaggi delle piccole città, c’è anche questo.

Nella campagna veneta, ed anche nella provincia dove abito, Treviso, non è affatto raro trovare appena fuori dal centro, aziende agricole che vendono direttamente al pubblico i loro prodotti.

Il vero Km0!

Per me è una gran soddisfazione potermi fermare lungo la strada, entrare in questi posti e venirmene via con la mia cassettina di frutta ed ortaggi!

Fu così che un sabato pomeriggio, nei dintorni di Casale sul Sile, portando la pischellaa fare un torneo di tennis, vediamo questo cartello lungo la strada…
Sono piaceri veri anche questi… ^_^

Oggi vi lascio anche la ricetta del limoncello che ho preparato la scorsa estate, di ritorno dalle vacanze, con i limoni che ho acquistato in Calabria.

Non ho mai postato questa ricetta perché le foto della bottiglia non mi piacevano, niente da fare, ‘na battaglia

Si, si…ci ho provato diverse volte, angolazioni diverse, sfondo diverso…uno schifo.
Anche questa non mi piace nemmeno un po’…

Ma approfitto di questo post e della buonissima glassa che ho preparato per questa cake, per lasciarvi la ricetta del limoncello, donatami dalla mia amica pugliese Mariangela.

Quindi, superato lo scoglio del fotografare ‘robe lunghe e strette’ (mie difficoltà passate con le foto di plumcake ed affini….), mi metterò alla ricerca di qualche tutorial per superare pure lo scogliodelle bottiglie…

Bye!


CHERRY BREAD con GLASSA al LIMONCELLO

Ingredienti:

Cake
120 g. farina di farro biologica
80 g. farina di riso biologica
180 g. burro biologico
180 g. zucchero di canna chiaro
4 cucchiaini di polvere lievitante (cremor tartaro)
3 uova biologiche
4 cucchiai di yogurt naturale
200 g. ciliegie (lavate e denocciolate)
1 limone non trattato (zeste)
3 prese sale

Glassa al limoncello 
120 g. zucchero a velo
Limoncello al timo qb *
Alcune ciliegie per decorare









Accendete il forno a 180°.

Setacciate le farine con il lievito e miscelate tutti gli ingredienti secchi (farine e lievito) in un contenitore.

Lavorate a crema il burro morbido e lo zucchero ed il sale  (a mano con un cucchiaio di legno oppure con la planetaria con la frusta K), quindi aggiungete un uovo alla volta, poi un paio di cucchiai degli ingredienti secchi , mescolate bene quindi procedete così, alternandoli fino ad aggiungere la rimanente farina in una sola volta, mescolando delicatamente.

Aggiungete anche lo yogurt, mescolate e per ultime unite anche le ciliegie, lavate, denocciolate e tagliate a metà.









Versate il composto in uno stampo da plumcake rivestito di carta forno ed infornate a 180° per circa 15 minuti, quindi abbassate la temperatura a 160 e proseguite la cottura per un ‘altra mezz’ora circa.

Fate comunque la prova stecchino al centro del dolce per verificare la cottura.

Fate raffreddare bene quindi decorate con la glassa al limoncello, che avrete preparato aggiungendo poco per volta il limoncello allo zucchero a velo, fino ad ottenere la consistenza desiderata (cremosa ma non troppo liquida).

Finite con delle ciliegie intere lavate.









*Limoncello (al timo)

3 limoni grandi non trattati (io in arrivo dalla Calabria)
½ litro d’alcool etilico 95°
1 lt acqua
½ kg zucchero semolato
timo fresco qb (facoltativo)







Lasciate per 40 giorni le scorze dei limoni, ben lavati ed affettati in striscioline sottili, nell’alcool, unite anche le foglie di timo e conservate il contenitore di vetro al riparo dalla luce.

Trascorso il tempo, portate ad ebollizione l’acqua e fatevi sciogliere lo zucchero, quindi aggiungete l’alcool, precedentemente passato al setaccio per eliminare le scorze ed il timo.

Fate raffreddare, quindi travasate nelle bottiglie passando nuovamente attraverso un colino.


Diario/ Dolce

A TUTTE LE EVELYN DEL MONDO…PAN BRIOCHE SEMINTEGRALE al CARDAMOMO e SEMI DI SESAMO



“Evelyn Couch era arrabbiata.

Era arrabbiata con se stessa per aver avuto paura. Ma, ben presto, tutta questa collera cominciò a esprimersi in un modo molto particolare…..

….così nel suo quarantottesimo anno di vita, Evelyn Couch di Birmingham, Alabama, cominciò ad avere una doppia vita segreta.

Evelyn si era persino scelta un nome in codice, un nome temuto in tutto il mondo: TOWANDA LA VENDICATRICE!

Mentre Evelyn svolgeva con il sorriso sulle labbra i compiti quotidiani, Towanda andava a caccia dei molestatori di bambini…

Towanda poteva fare tutto ciò che voleva. Andava indietro nel tempo e pestava l’apostolo Paolo per avere scritto che le donne dovevano tenere il becco chiuso. Andava a Roma, spodestava il papa e lo sostituiva con una suora, contornata di preti che cucinavano e pulivano per lei.

…Dava in pasto ai topi tutti i prepotenti e inviava cibo ed anticoncezionali, per uomini e donne, a tutti i popoli bisognosi del mondo.

Towanda ordinava che: un ugual numero di uomini e donne entrasse a far parte del governo e partecipasse a sedute di pace; gli scienziati trovassero una cura contro il cancro e inventassero una pillola che permettesse di mangiare quanto si voleva senza ingrassare; chiunque volesse avere figli si procurasse prima un permesso, che veniva concesso in base alle condizioni mentali e finanziarie dei genitori. Basta con i bambini affamati e maltrattati!

…Chi scriveva graffiti sui muri sarebbe stato immerso in una vasca di inchiostro indelebile…

Towanda andava in Madison Avenue e assumeva il controllo di tutte le riviste di moda. Tutte le modelle che pesavano meno di sessanta chili sarebbero state licenziate e le rughe sarebbero diventate sessualmente attraenti.
I formaggi magri sarebbero stati messi fuori commercio e così pure i bastoncini di carota.

Il giorno prima Towanda era andata al Pentagono, aveva preso tutte le bombe ed i missili e li aveva sostituiti con dei giocattoli. Poi era andata al notiziario delle sei e aveva devoluto il budget militare a tutti i pensionati degli Stati Uniti.

Towanda aveva delle giornate talmente piene che, all’ora di andare a letto, Evelyn era letteralmente distrutta.

Non c’era da stupirsene.
Quella sera, mentre lei preparava la cena, Towandaaveva messo a morte qualche decina di produttori di film pornografici con i bambini per protagonisti. 

E più tardi, mentre lavava i piatti…quando Ed gridò dallo studio che voleva un’altra birra, prima che Evelyn potesse impedirlo Towanda rispose: “VAI A FARTI FOTTERE ED!”

Lui si alzò in silenzio dalla sua poltrona e andò in cucina.

“Evelyn, ti senti bene?”




Ultimamente compero pochi quotidiani.

Accendo di rado la tivù e ancora più di rado ascolto il tiggì

Troppo spesso notizie nefaste, violenze, abusi…

Donne maltrattate, donne sottopagate rispetto ai colleghi maschi, donne uccise…e bambine, ragazzine che in ogni parte del mondo subiscono ogni sorta di violenza ed abuso…

Quando mi capita di sentire o leggere queste cose, mi assale un senso di impotenza e di rabbia…

E mi viene in mente lei, Towanda la vendicatrice.Un film ed un libro che ho amato tanto, che ogni volta mi fa sorridere, mi fa divertire, mi fa sperare.
Io ogni tanto (e anche più di ‘ogni tanto’…) vorrei essere Towanda…voi no?


Oggi una ricetta che ho letto parecchio tempo fa su un quotidiano (guarda caso…).

Ritagliata al volo, ma non ricordo chi fosse l’autore (o l’autrice)…è parecchio vecchio questo ritaglio di giornale. Nel tempo poi la ricetta ha subito diverse modifiche, insomma ormai è la mia versione di una specie di challa o pan brioche.

Profumata con il cardamomo, secondo me perfetta per la merenda o la colazione con della confettura fatta in casa.

Buona settimana a tutti. ^_^


PAN BRIOCHE SEMINTEGRALE al CARDAMOMO e SEMI DI SESAMO

Ingredienti:

400 gr farina macinata a pietra tipo 1 (Petra 1)
300 gr farina di grano khorasan
100 gr farina macinata a pietra integrale (Petra 9)
1 cubetto lievito di birra
2 uova biologiche (+ una per spennellare)
2 tazze d’acqua tiepida
1/3 tazza olio EVO
3 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale rosa dell’Himalaya
4 bacche di cardamomo (a piacere)
Semi di sesami bianco qb










Mescolate in un contenitore abbastanza grande l’acqua con il lievito sbriciolato e lo zucchero. Lasciate riposare dieci minuti circa poi (se lo lavorate a mano) aggiungete le uova leggermente sbattute, il sale, l’olio, i semini di cardamomo tritati e le farine precedentemente mescolate in un recipiente.

Impastate, poi trasferite su una piano di lavoro infarinato e lavorate bene  per almeno dieci minuti.
Io ho fatto questa operazione con la planetaria (gancio), l’ho lavorata per circa 5 minuti poi ho estratto l’impasto e ho lavorato con le mani sul piano di lavoro altri 5 minuti.
Coprite con un panno e lasciate riposare per circa un’ora e mezza. Dovrà raddoppiare di volume.








Trascorso il tempo, prendete la pasta, ponetela su un piano infarinato e dividetela in 4 o 6 pezzi.

Potete creare la forma che più desiderate, a ciambella oppure a treccia a 3 o 6 fili.
Mettetela su una teglia rivestita di carta forno e lasciatela lievitare per altri 45 minuti circa.








Spennellate la superficie con un uovo intero sbattuto e cospargete a piacere con semi di sesamo o papavero.

Infornate (in forno già caldo) a 220° per circa 20 minuti.
Primi piatti/ Salato

Gnocchi di patate rosse e farro in salsa di datterini

 
 
 
A volte osservo i carrelli della spesa delle persone che mi passano accanto al supermercato, o in coda alla cassa, e rimango di sasso.
A voi non succede?
Carrelli pieni zeppi di merendine, cibi surgelati precotti, confezioni e confezioni di cose pronte.
Ma la cosa che più mi ha sconcertata è stata vedere, poche settimane fa, una coppia di persone di mezza età con una decina di brick di brodo e zuppe pronte.
Allora, io già non concepisco una zuppa pronta, ché con poche verdure, dei legumi sul fuoco con dell’acqua, la zuppa è bell’e pronta, ma il brodo????
Il brodo?
BRODO (vegetale) = acqua + sedano + carota + cipolla
Non è assurdo comperarlo pronto?
Assurdo per il costo, perché sicuramente non ci sono soltanto le verdure e l’acqua all’interno, ma probabilmente anche qualche sostanzina che magari tanto bene non fa.
Ma poi, volete mettere il gusto? Il sapore?
Insomma, ecco il perché degli gnocchi oggi.
A volte si dà per scontato un semplice piatto di gnocchi o un buon sugo al pomodoro.
Nel senso che si crede tutti sappiano (o abbiano la voglia…) di fare queste cose da sè, a casa. Ma non è così.
E comunque imparare a fare bene le cose semplici, è la cosa più importante, e la più difficile.
Almeno così dicono gli chef.
Imparate quelle si può passare alle cose elaborate, ai piatti fighetti.
Il segreto principale per avere un buon risultato sono le patate, che devono essere farinose.
Con le patate rosse il risultato è stato ottimo.
Un impasto che non ha chiesto molta farina e degli gnocchi morbidi, compatti e gustosi.
Sulla dimensione, c’è da chiarire una cosa.
A me gli gnocchi piccolini non piacciono.
Mi sembrano quelli del super…
Scuola vuole che si facciano non più grandi di 2 cm di lunghezza…ma la cosa bella è che mentre per gli chef professionisti una certa cosa si fa così e basta, per me, che chef professionista non sono, è diverso!
Appresa la tecnica io la uso anche in altro modo.
E comunque a casa mia si facevano così!
In extremis (che scade domani!) partecipo alla raccolta della mia amica Sandra del blog Pasta che ti passa.
Sandra, io sono andata davvero sul basico, e non ho contato quanto ho speso, ma credo non serva…qui si parla di pochi euro per quattro porzioni abbondanti!

GNOCCHI DI PATATE ROSSE e FARRO in SALSA di DATTERINI
Ingredienti (per 4 persone):
Gnocchi di patate
1 kg patate rosse
250 g ca di farina di farro biologica*
farina di riso qb (per spolverare)
1 uovo grande
25 g Parmigiano Reggiano grattugiato
Sale qb
Noce moscata qb
Salsa di datterini
300 g pomodori datterini
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1 spicchio d’aglio fresco
Olio EVO qb
Sale rosa dell’Himalaya qb
1 presa di zucchero
Pepe qb
Basilico fresco
 
 
 
 
 
 
Salsa di datterini*
Lavate i  datterini, e tuffateli in acqua bollente per un paio di minuti.
Scolateli, pelateli con un coltello (se non li amate, eliminate i semini)* spezzettateli e fateli scolare per una quindicina di minuti.
Tritate finemente l’aglio (oppure schiacciatelo per poi toglierlo se non amate mangiarlo) e fatelo rosolare in una casseruola con un filo d’olio EVO.
Unite i pomodori, il concentrato di pomodoro, regolate di sale ed unite una presa di zucchero (per correggere l’acidità).
Lasciate cuocere per una decina di minuti, solo a fine cottura unite il pepe ed il basilico fresco spezzettato con le mani.
*Se utilizzate questa salsa per condire della pasta, ricordate di conservare almeno un mestolo di acqua di cottura da aggiungere alla pasta per spadellarla con la salsa.
 
 
 

 

 
 
 
 
Gnocchi di patate (rosse al farro)
Lavate le patate e mettetele in pentola con acqua fredda, fatele bollire fino a cottura ultimata (prova forchetta).
Pelatele e passatele con lo schiacciapatate, lasciatele raffreddare.
Disponete le patate a fontana su una spianatoia, fate un foro al centro ed aggiungete l’uovo, il Parmigiano, il sale, la noce moscata, unite anche la farina, poco per volta, tanta quanta ve ne chiede l’impasto (* evitare di aggiungerne troppa, si deve sentire il gusto delle patate).
Impastate velocemente con le mani (una lavorazione troppo lunga renderebbe l’impasto colloso).
Dividete l’impasto in pezzi e formate dei filoncini dai quali, con un coltello, ricaverete gli gnocchi. Normalmente la lunghezza degli gnocchi è di ca 2 cm, io li faccio leggermente più lunghi.
Fate scivolare gli gnocchi nella parte interna di una grattugia, oppure sui rebbi di una forchetta, premendoli leggermente con il pollice affinché prendano il disegno scelto.
Riponeteli su un ripiano leggermente infarinato (io con farina di riso) perché non si attacchino, fino al momento di cucinarli.
Conservateli in frigorifero fino al momento della cottura.
Tuffateli in abbondante acqua bollente salata, pochi per volta.
Una volta venuti a galla, tirateli fuori con l’aiuto di una schiumarola e versateli nella padella con la salsa, spadellate, saltandoli delicatamente, e servite con del Parmigiano Reggiano.

 

Con questa ricetta partecipo (in extremis…)
alla raccolta di Sandra  e Gaia
 
 

 

CONSIGLIA Crostata salata di carote