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gennaio 2016

Diario/ Eventi/ Radicchio di Treviso

Blogtour #MarcaTrevisoInRosso parte prima – Sua Maestà il Radicchio rosso di Treviso tardivo IGP

 

Il blogtour #MarcaTrevisoInRosso che si è svolto a fine novembre (di cui vi ho parlato qui), tra le tantissime cose interessanti in programma, ci ha portate e a scoprire un prodotto di eccellenza dell’agroalimentare italiano, il Radicchio rosso di Treviso tardivo IGP.

In origine una cicoria amara, che quando si trova nel campo di coltivazione appare scura, infangata e con le foglie accartocciate dal gelo ma che, grazie a un lungo processo di lavorazione, tutto svolto rigorosamente a mano, e con il silenzioso e fondamentale apporto delle acque di risorgiva, si trasforma in un vero e proprio fiore invernale da portare in tavola, dalla foggia slanciata, pulita e regale.

Ad accoglierci e spiegarci tutto sul Fiore d’Inverno, Paolo Manzan, che insieme alla moglie Sonia conduce Nonno Andrea, azienda certificata Biodiversity Friendly, nella convinzione che la qualità dei prodotti ortofrutticoli è strettamente legata alla qualità di suolo, aria e acqua.

Paolo è anche Presidente del Consorzio Tutela Radicchio rosso di Treviso IGP e variegato di Castelfranco, “Il Radicchio Rosso Tardivo IGP è l’unica cicoria che non lascia il campo e arriva in tavola, ma che ha bisogno ancora di un lungo procedimento di lavorazione. Sui mercati si trovano tante imitazioni, purtroppo realizzate con procedimenti meno onerosi e più rapidi ma che non hanno le caratteristiche organolettiche del vero Radicchio. Per questo è importante per il consumatore cercare il vero prodotto con il marchio IGP del Consorzio”.

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Il disciplinare UE prevede che la coltivazione del Radicchio rosso di Treviso IGP sia possibile soltanto nelle campagne di 24 comuni del Veneto, 17 in provincia di Treviso, 5 in provincia di Venezia e 2 in quella di Padova. E’ proprio in questa parte della campagna veneta che il radicchio può lasciare la terra per essere immerso nell’acqua pura della risorgiva e rinascere. E’ infatti tra queste tre province che il fiume di risorgiva più importante d’Europa, il Sile, riemerge dalle falde profonde, dando vita all’omonimo Parco.

I radicchi appartengono tutti alla stessa specie botanica, il Cichorium Intybus Silvestre, una comune cicoria che spontaneamente cresce nei prati e lungo i fossi della Marca Trevigiana, diventato ortaggio ricercato e pregiato grazie al sapere e al lavoro dell’uomo.

Le ipotesi su quando e per merito di chi sono le più disparate, la più semplice è quella che  riporta alle difficili condizioni di vita dei contadini durante i gelidi inverni nella campagna veneta.

Si può immaginare che nel tentativo di proteggere le piante dalle gelate, qualche contadino molto previdente le abbia raccolte in un luogo riparato, scoprendo poi che il radicchio non marciva ma tornava a crescere, formando un nuovo germoglio croccante e gustoso.

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Il radicchio è una pianta biennale, significa che soltanto nel secondo anno completa il suo ciclo vegetativo, producendo il seme.

La semina e successiva piantumazione avvengono tra luglio e agosto, mentre la raccolta del radicchio dai campi può iniziare soltanto a novembre, non prima che le cicorie abbiano subìto due brinate. Il gelo brucia le foglie esterne, bloccando il processo vegetativo della pianta.

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La raccolta viene svolta rigorosamente a mano, le piante di cicoria vengono colte insieme alla loro radice e alla zolla di terra, legate e collocate in ambienti con poca luce all’interno di vasche dove scorre acqua corrente ad una temperatura costante non inferiore a 10-12 C°, l’acqua dovrà toccare le radici ma non le foglie.

Questo processo, detto di imbianchimento, dura circa 15 giorni. Con il tepore dell’acqua il cespo di radicchio, grazie alla sua radice ancora viva, si risveglia e viene così forzato a sviluppare nuove foglie, un nuovo bocciolo che nascerà croccante, succulento, e bianco e rosso per l’assenza di luce  (il buio impedisce la fotosintesi).

La lunga immersione in acqua corrente permette inoltre alle piante di purificarsi eliminando eventuali tracce di antiparassitari utilizzati nei campi.

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Prima di passare al confezionamento ed arrivare sulle nostre tavole, dovrà subire l’ultimo processo, sempre rigorosamente manuale ed eseguito da mani esperte, la toelettatura.

Ripulito da tutte le foglie esterne, rimarranno soltanto il cuore e una parte del fittone (la radice), commestibile anch’esso.

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Ora, dopo queste lunghe, manuali, e faticose lavorazioni, è pronto per essere confezionato.

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Anche il cugino, il Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P., che nasce verso fine ‘800 dall’incrocio tra il radicchio Rosso di Treviso tardivo e la Scarola, subisce un trattamento laborioso e la forzatura.

Qui sotto, al lavaggio e alla sapiente toelettatura, prima di essere anch’esso confezionato.

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Nonno Andrea è fornitore di Ortoromi, società Cooperativa agricola con uno stabilimento in Veneto ed uno in Campania, che è anche l’unica azienda italiana a proporre il Radicchio Rosso di Treviso I.G.P. di IV gamma.

E’ infatti possibile trovarlo in vendita nei principali punti vendita GDO in comode vaschette, con il brand Insalarte, lavato, tagliato e pronto per essere consumato, sia crudo che cotto.

collage ortoromiDalla produzione siamo passati direttamente alla cucina, dove ad attenderci c’era lo Chef vegano Martino Beria che collabora con Nonno Andrea, ideando le ricette che vengono poi realizzate nel laboratorio di trasformazione.

Prodotti deliziosi che si possono acquistare nel punto vendita dell’azienda.

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Protagonista lui, il Radicchio.

Chef Beria lo ha RACCONTATO.

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E’ stato poi LAVATO.

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COTTO.

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VALORIZZATO.

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FOTOGRAFATO.

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GUSTATO.

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Personalmente non credo di conoscere prodotto più versatile del Radicchio Rosso di Treviso Tardivo I.G.P., crudo o cotto, dall’antipasto fino al dolce, trova molteplici impieghi in cucina.

Se vi capita di passare da queste parti non perdetevi una visita da Nonno Andrea, immersa nella campagna trevigiana, in questa azienda agricola l’accoglienza è sempre calorosa, il negozio bellissimo (fare la spesa con i cestoni di vimini per me non ha prezzo!) e i prodotti che potrete acquistare deliziosi.

foto gruppo radicchio_marca trevisofoto credits Marca Treviso

Le cose imparate e scoperte nei tre giorni del blogtour sono state davvero tante,

arte, cultura, enogastronomia, territorio

…ma questo è un altro post, dovete portare pazienza, io torno presto a raccontarvi il resto!  🙂

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GRAZIE A

 

NONNO ANDREA – Azienda Agricola Biodiversa

ORTOROMI –  Società Cooperativa Agricola

MARCA TREVISO

CONSORZIO TUTELA RADICCHIO ROSSO DI TREVISO I.G.P. E RADICCHIO VARIEGATO CASTELFRANCO I.G.P.


…e grazie
ai miei compagni di avventura

Agnese Gambini, Chiara Caruso, Cristina Lionetti, Elisabetta Gavasso, Ileana Conti

Monica De Martini, Monica Giustina, Romina Troncone, Silvia Bettiol

Victoriya Litvinchuk, Vitaly Yarosh

Il mio racconto di #MarcaTrevisoInRosso continua!

STAY TUNED!

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Dolce/ Dolci al cucchiaio e semifreddi

Gelato al panettone e ricotta, senza gelatiera.

 

 

Ebbene si.

Altra ricetta con recupero del panettone.

Che ci volete fare? Quest’anno ne avevo parecchi ed anche molto buoni e mi è presa così ‘sta cosa delle ricette con il panettone.

Giuro che con quella di oggi finisco, anche se ne ho fatte altre che mi sono piaciute parecchio, ma le terrò in memoria per il prossimo anno!

La gelatiera è uno di quegli elettrodomestici che mi piacerebbe avere ma che nella mia cucina attuale, purtroppo, non saprei dove mettere, oltre al fatto che dal punto di vista economico avrebbero priorità d’acquisto altre cose.

In ogni caso una volta scoperto che potevo preparare il gelato in modo furbetto anche senza la gelatiera, e che oltre tutto è più buono e sano della maggior parte dei gelati che si trovano in commercio, dentro ai quali non so cosa ci mettono dentro, mi sono dilettata a provare e sperimentare gusti diversi.

Tanto panettone a casa, buono peraltro, insomma qualche fetta è finita anche in questo gelato che, giovedì scorso, divanata durante la puntata di Masterchef, tra un tweet e l’altro, mi stavo comodamente gustando.

Vi lascio alla ricettina del gelato al panettone e ricotta!

 

 

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GELATO AL PANETTONE E RICOTTA, SENZA GELATIERA

 

Ingredienti

Dose per 6 persone

350 g latte condensato

400 g panna fresca

100 g ricotta morbida (io di bufala)

2 tuorli (uova biologiche

2 cucchiai zucchero

50 g acqua

½ cucchiaino polvere di vaniglia (o i semini di ½ bacca)

3 cucchiai rum (più altro per ammorbidire i mirtilli)

1 manciata di mirtilli secchi

1 fetta di panettone con canditi e uvetta

Preparazione

Montate la panna molto soda e tenete da parte.

Mettete i mirtilli in una ciotolina con poco rum e lasciate che si ammorbidiscano.

Preparate la base semifreddo montando i tuorli nel bicchierone della planetaria (o con le fruste elettriche), portate a 121° l’acqua con lo zucchero e versate questo sciroppo sui tuorli, a filo, continuando a montare alla massima velocità, fino a completo raffreddamento.

In un altro recipiente lavorate il latte condensato con la ricotta, il rum e la vaniglia, unite alla base semifreddo di tuorli e zucchero, mescolate bene con una spatola.

Unite anche la panna montata, incorporandola delicatamente, mescolando dall’alto verso il basso per non smontare il composto.

Aggiungete infine il panettone sbriciolato e i mirtilli ben strizzati.

Versate in uno stampo idoneo al freezer, riponete nel congelatore ed estraete ogni 20 minuti per mescolare bene. Ripetete questa operazione almento 4-5 volte, questo per ottenere un prodotto morbido e cremoso.

Fate riposare almeno 8 ore in freezer prima di consumarlo.

 

NOTA:

Io ho utilizzato l’abbattitore di temperatura, ho utilizzato la funzione ‘surgelazione rapida’, estraendo ogni 10 minuti la vaschetta e mescolando il gelato per qualche minuto con una spatola. Potete tranquillamente fare la stessa cosa inserendo il gelato in freezer allungando ovviamente i tempi di raffreddamento a 20-30 minuti.
Questo gelato comunque non diventa mai troppo duro. Tiratelo fuori dal freezer poco prima di servirlo.
E’ perfetto anche per i bambini, il liquore non si sente affatto, serve soltanto a non farlo ghiacciare. Io ho utilizzato il rum bourbon e si percepisce solo l’aroma della vaniglia.

 

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Giuro che la prossima volta torno con qualcosa di salato!

Buona settimana gente!

 

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Diario/ Dolce/ Dolci al cucchiaio e semifreddi

Panna cotta al mascarpone e panettone. Inizi.

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Ho iniziato il nuovo anno facendo pulizia. Si, buttando cose inutili, abiti, oggetti, giornali. Cose che si conservano pensando che ci possano servire, che le potremo riutilizzare, ma che in realtà a pensarci bene, riempiono solo la casa, angoli utili, bloccando le energie ed il loro fluire.

Non è che tutto va buttato, sia chiaro. Alcuni oggetti, abiti, libri, sono talmente belli che vanno conservati, con la loro storia, il loro fascino. Quello si chiama vintage, ma il resto no, il resto è solo roba vecchia, e va eliminata.

Ho iniziato l’anno andando al cinema. Non cine-panettoni ed il voler ridere-per-forza ché a Natale si fa così, non l’ho mai fatto del resto… ma con una favola bella, con la poesia che fa salire la risata ma al tempo stesso le lacrime, che fa riflettere e impone di guardare oltre, e di guardarsi dentro, perchè ‘l’essenziale è invisibile agli occhi‘.

Ho iniziato il 2016 sentendo addosso tutta la stanchezza dell’anno appena passato. Tante cose fatte, lavoro, impegno, energie, e la necessità di staccare almeno qualche giorno (il mio povero blog lo sa..), sapendo che l’anno nuovo non sarà meno impegnativo, anzi. Il lavoro da conciliare con la nuova casa, mobili da vendere ed altri da acquistare, il trasloco, nuovi passaggi importanti per le mie ragazze, insomma energie, nuove energie per caricarsi e ripartire!

Ho iniziato l’anno facendo ordine tra i pensieri, con la consapevolezza che i rami secchi vanno tagliati senza indugi, che le chiacchiere sterili e le invidie non fanno per me, che il pessimismo va evitato, e che i bicchieri voglio continuare a vederli mezzi pieni, sempre.

E soprattutto certa che, che chi se ne va, FA SEMPLICEMENTE SPAZIO. E non è una cosa negativa.

Ho iniziato l’anno nuovo mangiando e facendo dolci, ché mi piace un sacco e mi rilassa.

Ma soprattutto l’ho fatto recuperando, si perchè se le cose vecchie vanno buttate, in cucina invece non si butta nulla!

Al cibo si dà nuova forma e vita, utilizzando un po’ di fantasia e creatività.

Siete pronti per il recupero del panettone?

Alé, andiamo! Panna cotta al mascarpone e panettone!

 

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PANNA COTTA AL MASCARPONE E PANETTONE 

 

Ingredienti (per 6 porzioni)

Per la panna cotta al panettone

400 g panna fresca

100 g mascarpone

100 gr zucchero

3 g di agar agar (1 cucchiaino raso ca)

½ cucchiaino di polvere di vaniglia bourbon biologica

zenzero candito (facoltativo)

1 fetta sottile di panettone

Per finire

Panettone qb

rum qb

mandorle a lamelle qb

lamponi qb (o ribes)

zucchero a velo qb

Preparazione

In un pentolino versate la panna, la polvere di vaniglia, lo zucchero e l’agar agar (a freddo), mescolate bene con la frusta e mettete a scaldare sul fuoco.

Portate ad ebollizione continuando a mescolare, quindi togliete dal fuoco.

Unite il mascarpone precedentemente lavorato ed ammorbidito, mescolate bene fino ad ottenere un composto senza grumi.

In una padella antiaderente tostate la fetta di panettone, poi sbriciolatela ed unitela al composto mescolando bene.

Se amate una nota piccante tritate un pezzetto di zenzero candito ed aggiungetelo al composto di panna insieme al panettone.

Versate negli stampini e fate raffreddare, quindi riponete in frigorifero per alcune ore.

Tagliate a fettine sottili il panettone e ricavate dei dischi utilizzando un coppapasta.

Mettete un disco di panettone su ciascun piattino e bagnatelo con poco rum.

Disponete sopra ciascun dischetto una panna cotta, finite con alcune mandorle leggermente tostate in un padellino antiaderente, un lampone e cospargete leggermente di zucchero a velo.

 

NOTA:

Se con l’anno nuovo avete in mente di investire soldini in qualche elettrodomestico, io vi consiglio spassionatamente l’abbattitore di temperatura. Lo adoro ed è utilissimo in cucina, fare la panna cotta poi è un attimo con lui, si mettono gli stampini bollenti dentro e PUF!

Pronta in un battibaleno!

 

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Buon 2016 gente!

Che sia come lo volete voi!

 

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