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Aria di primavera nell’aria! #iFoodStyle nr 3 è online!

“Questo mi dice un campo luminoso di primavera:

semina la gentilezza, cogli il rispetto, coltiva la serenità.”

(Fabrizio Caramagna)

Primavera è desiderio di rinnovarsi, di cambiamento, di aria nuova!

Voi non ne sentite ogni volta il bisogno?

Io si tantissimo, è come se all’arrivo della Primavera avessi necessità di uscire dal torpore del fare le solite cose e affrontare il nuovo.

Mi assale il desiderio di rinnovare un po’ tutto, l’abbigliamento, la casa, il colore e il taglio dei capelli!

E il bisogno di colore!

Addosso, intorno a me e in cucina!

La redazione di #iFoodStyle dà il suo benvenuto alla Primavera ormai alle porte

con un numero dai toni e sapori delicati,

nell’attesa del rifiorire della natura in tutto il suo splendore.

Nella rubrica “LASAGNE” trovate anche una mia ricetta,

Le LASAGNE ALLA CURCUMA CON CECI E GAMBERI

Io posso solo consigliarvi di andarlo a sfogliare subito!

IFOODSTYLE Dal web alla tavola nr 3

Ciao gente a presto!

blogtour/ Diario/ Travel

Una giornata (bellissima) da Poli Distillerie #grappaioliperungiorno

 

Sono ormai passate alcune settimane.

Ultimamente ho dei tempi biblici nel pubblicare sul blog. L’ho scritto più volte e ormai sarete anche annoiati nel leggerlo. Mi manca il tempo.

Ma potevo non raccontare questa bellissima giornata trascorsa in quel di Schiavon presso Poli Distillerie?

Hastag della giornata #grappaioliperungiorno … si, si avete capito bene, abiti e scarpe comode (questo diceva la mail invito), ci siamo rimboccati le maniche e lavorato tra caldaiette fumanti ed alambicchi!

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La giornata è iniziata di buon’ora con la calda e familiare accoglienza della famiglia Poli e dei suoi collaboratori, un caffè tutti insieme e si inizia con la visita.

Ascoltare Jacopo Poli che racconta la storia della sua famiglia, le origini contadine, le tradizioni, osservare gli oggetti che ci circondano e che raccontano anni di storia, tenacia e passione, è un vero piacere. Una famiglia che ha visto la sua storia sempre in questi luoghi, spostandosi di soli 18 km in ben 600 anni.

Dal primo commercio di cappelli in paglia e vino nell’antica Osteria ‘Al Cappello’ (dove oggi ha sede la stessa distilleria) alla produzione della Grappa, le cui conoscenze e tradizione si tramandano di generazione in generazione, fino all’apertura della Distilleria, nel 1898.

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Ma partiamo dalla base.

La grappa è l’acquavite italiana che si ottiene distillando la vinaccia, ovvero la parte solida dell’uva, buccia e vinaccioli.

L’impiego di una materia prima solida, a differenza delle altre acqueviti che si ottengono invece da materie prime liquide, trova sicuramente spiegazione nella cultura rurale che prevede di non sprecare nulla di quanto la natura ci mette a disposizione.

Dell’uva, una volta ricavato il vino, rimane la vinaccia, con la quale nel corso dei secoli si è sviluppata la tradizione della produzione della grappa.

Tra i fondamenti della famiglia Poli l’utilizzo di materia prima sana e freschissima e la distillazione immediata.

Presso la Distilleria Poli sono funzione 5 alambicchi a ciclo discontinuo per la distillazione artigianale della Grappa, per un totale di 12 caldaie a vapore e 4 caldaie a bagnomaria.

Il vecchio misuratore fiscale, perfettamente funzionante.

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Ma è tempo di indossare i grembiuli e i guantoni, tocca a noi!

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La vinaccia, fresca e appena separata dall’uva, va caricata nei cesti (4 per ogni caldaietta), che vengono calati uno sopra l’altro all’interno di ciascuna caldaietta e si procede alla ‘cotta’.

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Questo processo dura circa 3 ore e da 100 kg di vinaccia di ottengono dai 3 ai 5 litri di grappa.

Una volta terminato, si procede allo svuotamento delle caldaiette, estraendo un cesto alla volta.

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Non potete immaginare il profumo inebriante di questi vapori, a fine giornata ne avevo capelli e abiti impregnati!

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E non si butta nulla! Le vinacce esauste si impiegano in altri modi: con i semi di ottiene l’olio di vinacciolo mentre le bucce si trasformano in concime, oppure, se essiccate diventano panetti combustibili.

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Il distillato che si ottiene si compone (e viene diviso) in 3 parti, la testa (10%), il cuore (75%) e la coda (15%).

La bravura del distillatore sta nella capacità di riconoscere e separare testa e coda, ed eliminarli. La Grappa si ottiene dalla parte centrale, il cuore, in cui sono concentrate tutte le sostanze più nobili.

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In questa giornata ogni senso è stato stimolato.

La possibilità di affondare le mani nella vinaccia fresca, venire avvolti dall’inebriante vapore che esce dalle caldaiette, annusare e tentare di percepire la differenza tra testa, cuore e coda della grappa, e poi degustare.

Ma vogliamo parlare dell’aperitivo?

Airone Rosso , aperitivo ottenuto per infusione in Grappa e vermouth di spezie ed erbe aromatiche, è legato all’affascinante storia della Moto Guzzi Airone Sport 250cc con la quale Toni Poli realizzò il suo sogno compiendo dei tour davvero avventurosi.

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L’assaggio è sempre un duro lavoro. Eh si. Ma andava fatto.

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Dopo un piacevolissimo pranzo tutti insieme, la cui conclusione ha visto l’assaggio di un ottimo Panettone (il Grappolone!) accompagnato dai liquori Bomb e Ciok, la fregolotta irrorata di grappa (voi non potete capire, va assaggiata!) e la patata americana cotta al vapore dentro alle caldaiette (potete immaginare di addentare una patata americana e sentire l’esplosione di tutti gli aromi della grappa in bocca?) si continua il nostro percorso di scoperta.

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Scesi nella sala degustazioni abbiamo potuto assaggiare un prodotto dalla lunga gestazione, (imbottigliato il 13 giugno 2016, dopo ben 21 anni di paziente attesa) il  Poli Esprit De Pauillac, un’acquavite di vinaccia del più prestigioso vino del mondo, il Château Lafite Rothschild – Premier Cru di Pauillac – Medoc.

Una sola parola. Meraviglia!

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Il percorso museale presso Poli Distillerie è stupendo. Uno spazio espositivo ampio, bello e curato dove si è accompagnati nel percorso da chiare e dettagliate spiegazioni.

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Cosa dire di questo alambicco mobile con caldaiette a vapore di fine ‘800?

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Le bottiglie!

Il fascino assoluto di questa collezione. Le forme, la grafica delle etichette e il suo evolversi nel corso degli anni, raccontano ed evocano tempi passati e lunghe tradizioni.

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Bellissima la Grappateca, la più ampia collezione di Grappe conosciuta in Italia. Io qui ci sarei rimasta delle ore ad ammirare bottiglia per bottiglia.

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Non sono mancate le sorprese per noi, dopo il lavoro alle caldaiette, anche la prova di tentare di ricreare un blend utilizzando diversi tipi di campioni. Diciamo che non è andata benissimo, non è affatto facile. Vanno allenati olfatto e gusto. Insomma rimandate alla prossima!

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Non posso che ringraziare la famiglia Poli per questa meravigliosa giornata e la loro calorosa accoglienza, Jacopo, la moglie Cristina, i fratelli Barbara e Andrea e i loro collaboratori, in particolare Lorna per la sua simpatia e perfetta organizzazione.  I miei compagni di avventura, Elisabetta, Monica, Elisa e Davide.

A voi non posso che suggerire una visita.

Se passate da queste parti mettetela in programma, rimarrete affascinati da quello che scoprirete e dalle persone che con tanta passione e tenacia portano avanti una tradizione di famiglia, ricca di storia e saperi.

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“Il segreto per distillare una buona grappa è semplice:

bastano vinacce fresche e cento anni di esperienza”

Alla prossima, buon fine settimana!

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Diario/ Travel

Metti una domenica a Combai, passeggiando nel bosco e raccogliendo Marroni IGP

 

Di queste meravigliose colline, famose per la produzione del Prosecco DOCG, vi ho parlato poco tempo fa su IFOOD.

Ma l’articolo non è bastato per raccontarvi tutto di questi luoghi.

Tantissimi sono i borghi da visitare, ricchi di storia, cultura e tradizioni, e numerosi i prodotti tipici da scoprire e assaporare.

Uno di questi piccoli borghi è Combai, piccola frazione di Miane (l’antica Combajo, ‘in cima alla valle’), arroccata in una zona collinare della verdissima Valsana e nota per un prodotto speciale, il Marrone di Combai IGP , eccellenza locale a cui è dedicata una festa che dura un intero mese, trasformando  il paese in un vero e proprio spettacolo a cielo aperto.

In passato, per le popolazioni locali, i castagneti rappresentavano una vera e propria risorsa e fonte di sostentamento. Furono qui introdotti nel Medioevo e, recentemente, questa coltivazione è stata valorizzata con il riconoscimento del marchio IGP al Marrone di Combai.

L’atmosfera del paese durante la Festa è molto suggestiva e lo scenario tutto attorno da favola.

Spettacoli, passeggiate naturalistiche nei boschi castagneti, bancarelle di prodotti locali e di artigianato lungo le strade del paese, mostre di arti e mestieri e la possibilità di degustare tante delizie locali a base di marroni, dalle lasagne al gelato, dallo spezzatino alla Combaiota, la birra di Marroni.

La mia domenica a Combai, insieme ad altri blogger e instagrammer, è iniziata con una meravigliosa escursione nel bosco tra i castagneti, accompagnati da una guida locale.

Un sentiero a dir poco ‘incantato’.

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Lungo il percorso, nel silenzio del bosco, abbiamo imparato cose interessantissime.

Il castagno è una pianta secolare che può arrivare a 30 mt. di altezza.

Arrivato a 80 anni, il castagno inizia a ‘scavarsi’ e fessurarsi al suo interno,

non ha molte radici pertanto, diventato molto pesante, tende a cadere.

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Tanti i personaggi, folletti e leggende ad animare questo bosco.

Al Mazharol è un folletto magico, si racconta che chi calpesta per errore le sue impronte

rischia di perdersi nei boschi, e che si diverta a far imbizzarrire i cavalli.

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Ma voi sapete distinguere una castagna da un marrone?

Il marrone è leggermente più grosso e schiacciato ed è facilmente riconoscibile

osservando la forma della ‘cicatrice’ che rimane sulla sua parte inferiore.

Nel marrone è più grande e rettangolare, mentre quello della castagna è più piccola e tondeggiante.

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Il marrone è una varietà creata dall’uomo. È un innesto fatto sull’albero di castagna.

Si presta molto bene all’utilizzo in cucina, si sbuccia più facilmente e ha un sapore più dolce.

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Lungo il percorso, nel cuore del bosco, il piccolissimo borgo medievale di Colmellere.

Il primo insediamento qui risale a prima dell’anno mille.

Si possono ammirare la case con le caratteristiche terrazze in legno, i pioi, che venivano utilizzate per

seccare le castagne al sole, il forno esterno e il grande gelso nel mezzo del borgo,

albero benaugurante, sotto il quale si predevano importanti decisioni.

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La vista da borgo Colmellere è meravigliosa.

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Lungo la passeggiata non ci siamo fatti mancare qualche sosta per fotografare

angoli deliziosi e particolari della vita rurale molto suggestivi.

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Il protagonista della Festa. Il Marrone di Combai IGP.

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Bellissima e da non perdere la passeggiata e visita al parco didattico dedicato ai più piccoli, Comby.

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Tornando al paese il paesaggio intorno a noi è meraviglioso.

Vigneti ordinati, colline verdeggianti e una splendida vista su Combai.

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Arrivati all’ora di pranzo, ci accoglie un paese festoso ed affollato.

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Tante le bancarelle di prodotti locali ed artigianali, salumi, formaggi tipici,

frutta, verdura, eccellenze locali e artigianato.

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A pranzo avrete l’imbarazzo della scelta. Un menu completo a base di marroni.

Il pasticcio, gli gnocchi, tortelli, il rotolo, lo spezzatino con marroni e polenta, il mondoi,

una minestra di castagne secche accompagnata dalle sbrise (funghi pleurotus), tipica di questa zona.

Non può mancare poi un sacchettino di marroni!

Le rostidore giganti sono un vero spettacolo, durante i giorni della festa

arrostiscono circa 70 quintali di marroni.

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Ma il gelato ai Marroni?

No, non si può spiegare, va assaggiato!

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Il programma è ricchissimo, tanti anche gli itinerari sportivi e storici, tra questi vi segnalo il sentiero ‘La strada del la fan’ (fame), che racconta le vicende della prima guerra mondiale quando gli austriaci constrinsero donne e bambini a costruirla per poter trasportare i cannoni con cui sparare agli italiani barricati oltre il fiume Piave.

Tra le tante cose in programma, venerdì 28 ottobre, vi suggerisco anche Spettacoli di mistero.

Note, canti e racconti nella quiete dei boschi di Combai. La notte si illuminerà di storie e parole tra i sentieri accompagnata da echi di personaggi fantastici, streghe e fate, Bazhalis e Mazharol, Barba Zhucon e l’oscuro Babau.

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E quindi?

Cosa state aspettando?

#VisitCombai

La 72^ Festa dei Marroni IGP di Combai

dal 7 ottobre al 1 novembre 2016

Voi non perdetevela, QUI tutto il programma della Festa!

Ringrazio

Pro Loco di Combai  Pro Loco Unpli Veneto e l’Associazione Marroni di Combai IGP

per questa bellissima giornata.

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credits @zetagroupcomunicazione

 

Per Info e prenotazioni:
Pro Loco Combai
Tel. e Fax 0438 960056
Cell. 347 9544623
e-mail: proloco@combai.it
www.combai.it

 

 

A presto gente!

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Colazione e merenda/ Diario/ Dolce/ Qualcosa di rosso

Confettura di lamponi e vaniglia

 

Ecco, lo sapevo che sarebbe successo.

Mi succede ogni anno.

Dovrei mettermi la scadenza nel calendario, proprio come faccio con le persone.

Si, per ricordarmi del compleanno del blog!

Il 12 settembre ben 4 anni.

E io non me ne ricordo mai.

MannaggiaMMè!

Sono immersa in una marea di scatoloni, pulizie e chi più ne ha…ché domani ci trasferiamo nella nuova casa, quindi nessun dolce per festeggiare.

Non ne ho avuto davvero il tempo.

Mi tocca fare l’alternativa e usare una ricetta che avevo pronta nell’archivio.

Va bene lo stesso vero?

Io vi lascio e scappo via.

Dicono che il trasloco sia una delle cose più stressanti in assoluto.

Beh. Hanno davvero ragione!

 

“Chiunque a un certo punto della vita mette su casa.

La parte difficile è costruire una casa del cuore.

Un posto non soltanto per dormire, ma anche per sognare.

Un posto dove crescere una famiglia con amore, un posto non per trovare riparo dal freddo,

ma un angolino tutto nostro da cui ammirare il cambiamento delle stagioni;

un posto non semplicemente dove far passare il tempo,

ma dove provare gioia per il resto della vita.”

Sergio Bambarén (Il guardiano del faro  2002)

 

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CONFETTURA DI LAMPONI E VANIGLIA

Ingredienti:

1 kg lamponi

800 g zucchero

1 limone (il succo)

1 cucchiaino raso di polvere di vaniglia (o i semini di un baccello)

1 cucchiaino raso di agar agar

Preparate i barattoli (vedi note).

 

Preparazione:

Lavate velocemente i lamponi sotto l’acqua corrente fredda e tamponateli delicatamente.

Poneteli in un tegame da confettura insieme allo zucchero, il succo del limone e la polvere di vaniglia.

Poertate ad ebollizione a fiamma vivace, avendo cura di seguire la cottura mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.

Eliminate l’eventuale schiuma che si potrebbe formare sulla sueprficie aiutandovi con una schiumarola.

Sciogliete l’agar agar in una tazza mescolandolo con poca confettura calda quindi unitelo alla confettura sul fuoco e mescolate bene.

Togliete dal fuoco e versate nei barattoli (con questa quantità di frutta io ne ho ottenuti 4 di medi).

 

Preparazione dei barattoli:

Scaldate il forno a 110° per una ventina di minuti, mettete dentor i barattoli puliti e lasciateli dentro per almeno 5 minuti. Toglieteli a fateli raffreddare su uno strofinaccio.

Versate quindi la confettura o marmellata nei barattoli avendo cura di riempirli fino al bordo (aiutatevi con un piccolo mestolo per evitare di sporcare il bordo). Avvitate i coperchi e girate i barattoli sottosopra posizionandoli in un luogo buio (o coperti da uno strofinaccio), lasciandoli raffreddare completamente.

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Il prossimo post dalla casetta nuova!

A presto (speriamo!) gente!

 

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Diario

IFoodStyle dal Web alla Tavola – il numero zero!

Era da tempo che aleggiava nell’aria questo piccolo, grande progetto.

Era lì, in paziente attesa, fino a quando è arrivato il momento giusto.

Facciamolo.

Detto fatto. Redazione creata, primo gruppo di foodblogger contributor e via, si inizia!

Il nuovo grande progetto che nasce dalla meravigliosa community di foodblogger di IFOOD!

IFOODSTYLE dal WEB alla TAVOLA il numero zero è online!

Grande l’emozione di aver potuto partecipare al primo numero!

Un GRAZIE speciale a tutta la redazione (non li elenco tutti, andate di corsa a leggere chi sono!) che si sono fatti in quattro per portare a termine questo progetto, alle ‘colleghe’ contibutor di questo numero e a tutte quelle che lo saranno per i prossimi!

Troverete non solo ricette e foto di piatti di stagione, ma anche recensioni, interviste, viaggi suggestivi nei borghi d’Italia più belli, lo speciale dedicato alla colazione e … beh, direi basta anticipazioni…

Di seguito un paio di foto della mia ricetta, le CIAMBELLINE di FARRO all’UVA CARAMELLATA, e ora andate di corsa a scoprirlo voi!  :))

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I sogni diventano realtà quando ci sono la passione

e la volontà di realizzarli.

E noi continuiamo a sognare!

“Se puoi sognarlo, puoi farlo.”

Walt Disney

Cliccate sull’immagine e correte a sfogliarlo!

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Keep on dreamin’ gente!

 

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Diario/ Dolce/ Dolci al cucchiaio e semifreddi

Panna cotta alla liquirizia, ganache fondente e chantilly alla menta

 

“Non lasciare tracce che il vento non possa cancellare,

non adagiarti sui passi compiuti,

non lasciarti trattenere,

divaga per altri sentieri,

rimettiti in cammino per cercare ancora.”

(Bruce Chatwin)

Tappe della vita. Traguardi e passaggi.

Sei arrivata ai tuoi primi esami, le tue prime prove importanti.

Non sono stati facili questi tre anni. Per niente.

Classe ‘difficile’ l’hanno definita.

Quando si incappa in professori senza carisma ed incapaci di gestire dei ragazzini spesso è questa la risposta che sanno dare.

Non ti rimarrà un gran ricordo di questi anni, sicuramente non come è successo a me, che i prof delle medie me li ricordo quasi tutti con affetto e stima.

Ma sei arrivata alla fine.

Sei cresciuta tanto.

La bambina timida che temeva di alzare la mano in classe è diventata coraggiosa ed autonoma.

Non hai chiesto aiuto in nulla. Hai fatto tutto da sola.

Sono tanto orgogliosa di questo.

Il mondo si apre davanti a te ora.

I primi segni di indipendenza.

Le uscite con le amiche in centro.

Il liceo che hai tanto desiderato.

Le lingue straniere, scrivere, la musica.

Spero tu possa sempre percorrere la tua strada con passione e felicità.

Ti voglio bene piccola.

 

Dolcetto al volo vi va?

Dolce al cucchiaio velocissimo da preparare la panna cotta. Unica scocciatura il tempo di riposo e raffreddamento. Io neanche quello perchè le caccio nell’abbattitore!

Pochi ingredienti freschi e avete velocemente un dessert fresco e pure molto carino da presentare.

Su iFood ne trovate anche altre, tra cui anche la mia Panna cotta allo yogurt limone e fragole.

 

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PANNA COTTA ALLA LIQUIRIZIA, GANACHE FONDENTE E CHANTILLY ALLA MENTA

 

Ingredienti (dosi per 6 porzioni)

Per la panna cotta

300 g panna fresca

200 g yogurt alla liquirizia (naturale o yogurt greco)

1 cucchiaino di liquirizia in polvere biologica

70 g zucchero

3 g di agar agar (1 cucchiaino da caffè raso )

Per la ganache

150 g cioccolato fondente al 70%

100 g panna fresca

Per la chantilly alla menta

200 g panna fresca

30 g zucchero a velo

3-4 foglioline di menta fresca qb

Preparazione

Per la panna cotta alla liquirizia

Versare la panna in una casseruola, unite l’agar agar e mescolate bene per farlo sciogliere, unite anche lo zucchero e la polvere di liqurizia, mescolate bene e mettete sul fuoco.

Fate scaldare bene il composto continuando a mescolare, non appena raggiunge il bollore togliete dal fuoco e fate raffreddare leggermente a temperatura ambiente, unite lo yogurt, mescolate bene e versate nei bicchieri.

Riponete in frigorifero a raffreddare e solidificare bene (io ho raffreddato velocemente nell’abbattitore e poi riposto in frigorifero fino al momento di servirla).

Per la ganache morbida

Scaldate la panna in una casseruola, quindi unite il cioccolato tritato finemente. Mescolate fino a quando avrete un composto omogeneo.

Per la chantilly alla menta

Montate la panna a neve ferma, insieme allo zucchero e alle foglioline di menta tritate.

Assemblaggio

Versate della ganache su ciascun bicchiere di panna cotta e poi una cucchiaiata di chantilly alla menta. Decorate con alcune foglioline di mente fresca.

Se non trovate la liquirizia in polvere potete anche utilizzare delle caramelle di liquirizia (quelle dure, non quelle gommose) e scioglierle in una piccola padella con pochissima acqua.

 

 

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Buon fine settimana gente!

 

 

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Diario/ Dolce/ Dolci da credenza e crostate/ Qualcosa di rosso/ Torte

Naked Fluffosa con fragole, mirtilli e lamponi

 

La Fluffosa è una torta così versatile da essere al tempo stesso la classica torta per l’inzuppo a colazione o da servire con il tè, ma anche la base per stupende torte decorate, da addobbare nei modi più svariati.

Fluffosa è una sorta di movimento che unisce amiche blogger ed amanti dei dolci, che spinge alla condivisione e ad azionare la fantasia, per declinare una ricetta classica nei modi più diversi ed originali.

Talmente semplice e buona da creare dipendenza.

Per festeggiare una cena in famiglia ho preparato la semplicissima Fluffosa al limone trasformandola poi, con chantilly e frutta fresca, in una colorata e fresca Naked Cake.

PUF! Sparita in un battibaleno.

Questa torta non poteva che riempire un bellissimo libro.

Voi andate a sfogliarvelo in libreria, sono certa che non potrete uscire senza aver acquistato Le Fluffose!

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NAKED FLUFFOSA CON FRAGOLE, MIRTILLI E LAMPONI

Da ‘Le Fluffose’ di Monica Zacchia

 

Ingredienti

Per la Fluffosa al limone (stampo da chiffon cake da 26 cm)

300 g zucchero

185 farina macinata a pietra tipo 1

100 g farina autolievitante

7 uova biologiche

170 g di succo di limone biologico

buccia di 1 limone non trattato

120 g olio di riso (o di girasole)

1 bustina di lievito per dolci

½ cucchiaino di bicarbonato di sodio

½ cucchiaino di polvere di vaniglia biologica

Per Farcire

500 g panna liquida fresca

150 g zucchero a velo

400 g fragole

100 g mirtilli

100 g lamponi

menta fresca per decorare

Preparazione

Fluffosa al limone

Dividete i tuorli dagli albumi.

In una ciotola capiente setacciate le farine, lo zucchero, il lievito ed il bicarbonato. Fate un buco al centro e versate in questo ordine e senza mescolare: l’olio, i tuorli, il succo di limone, la buccia di limone grattugiata e la polvere di vaniglia (o i semini di mezza bacca).

Mescolate tutti gli ingredienti con una frusta (a mano) fino ad ottenere un composto omogeneo.

Montate e neve ferma gli albumi con poche gocce di limone.

Uniteli all’impasto mescolando delicatamente dall’alto verso il basso.

Versate in uno stampo da chiffon cake (senza imburrarlo né infarinarlo). Se diversamente utilizzate uno stampo tradizionale da ciambella, procedete ad imburrarlo ed infarinarlo.

Infornate e cuocete (forno ben caldo) a 165° per circa 55 minuti, quindi a 175° per altri 10 minuti. fate comunque la prova stecchino per verificarne la cottura.

Fate raffreddare il dolce capovolto sui piedini, se non dovesse ‘scendere’ da solo raffreddandosi, passate delicatamente la lama di un coltello lungo il bordo.

Chantilly e assemblaggio dolce

Montate la panna con lo zucchero a velo a neve ben ferma.

Tagliate la torta in tre strati dello stesso spessore.

Spalmate il primo con della chantilly, e distribuite sottili fettine di fragole, quindi coprite con il secondo strato e ripetete l’operazione.

Una volta coperta con il terzo strato, aiutandovi con una spatola di metallo, spalmate la torta con la restante chantilly, senza preoccuparvi di coprire tutto alla perfezione. Lisciate bene il bordo quindi disponete sopra alla torta la frutta lavata e tamponata, decorate con qualche fogliolina di menta.

Conservate in frigorifero fino al momento di servire.

 

NOTA:

Non preoccupatevi di spalmarla alla perfezione, la Naked cake , proprio come indica il suo nome torta nuda, prevede che si veda o si intraveda la base della torta e la sua farcitura.

Quindi potete semplicemente farcire gli strati e la parte superiore, oppure spalmare leggermente anche il bordo, ma senza coprirlo alla perfezione ed in modo omogeneo.

 

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LE FLUFFOSE

Disponibile nelle migliori librerie, oppure

comodamente ordinabile online QUI.

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A presto!

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Diario/ Travel

Lido di Venezia e Pellestrina in bicicletta

 

 

“La vita è come andare in bicicletta.

Se vuoi stare in equilibrio,

devi muoverti.”

Albert Einstein

 

Oggi vi porto a fare un giro in bicicletta, vi va?

Un giro molto bello. Una gita di una giornata per chi abita poco distante dalla provincia di Venezia, chi viene da più distante invece, può organizzarsi magari prevedendo un pernottamento in terraferma o anche in una delle due isole lungo cui si snoda il percorso.

Si, perchè in bicicletta si possono scoprire due isole molto belle, semplici, ancora autentiche, le due isole che di fatto proteggono la Laguna di Venezia dal mare aperto, le lunghe e sottili isole del Lido di Venezia e di Pellestrina.

Interessante sapere che durante il periodo bizantino le isole del Lido e di Pellestrina facevano parte di un percorso lungo le barene chiamato Via dei Settemari, che collegava Altino a Ravenna. Oltre a proteggere Venezia dalle mareggiate, di fatto ebbero un ruolo militarmente strategico, come testimoniano le tante fortificazioni presenti.

Il punto di partenza è, ovviamente, Venezia.

Se decidete di portarvi le biciclette, il vostro punto di partenza sarà l’isola del Tronchetto a Venezia, ci si arriva svoltando a destra poco prima di raggiungere Piazzale Roma, qui potrete parcheggiare la macchina e partire alla volta del Lido di Venezia con il Ferry boat, che trasporta mezzi e persone, e vi sbarcherà a San Nicolò (San Nicoeto per noi veneziani), l’estremità ovest del Lido.

Diversamente, come abbiamo fatto noi, potete prenotare le vostre biciclette da noleggiare per la giornata (vedi indicazioni a fine post), e raggiungere il Lido di Venezia da Piazzale Roma fino a S. Maria Elisabetta con il vaporetto, godendovi il panorama della città.

 

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Arrivati al Lido sarete accolti dal cupolone in rame del Tempio Votivo Santa Maria della Pace, e poco distante, quasi affacciata alla laguna, dalla Chiesa seicentesca di S. Maria Elisabetta.

All’inizio del Gran Viale omonimo, troverete il noleggio biciclette, quindi inforcati i mezzi, si parte!

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Il percorso è molto semplice, una volta percorso il Gran Viale S. Maria Elisabetta, si svolta a destra sul lungomare Marconi e si procede sempre diritti, verso la punta estrema dell’isola, gli Alberoni, da dove parte il Ferry boat per l’isola di Pellestrina.

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Non correte troppo veloci, e di tanto in tanto fermatevi e guardatevi attorno. Siete nella ‘Città Giardino’ del Lido e potrete ammirare tanti bellissimi edifici costruiti ad inizio ‘900, in pieno stile Liberty e Art Decò. Un esempio l’Ausonia & Hungaria Hotel, un capolavoro del Liberty con la sua facciata in maioliche policrome.

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Oltre alle abitazioni, passerete davanti ai grandi alberghi di inizio secolo, frequentati da divi di Hollywood, regine e grandi scrittori. Il Des Bains alla vostra destra e, oltre il Casinò e il Palazzo del Cinema, sede della famosa Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, sulla sinistra il fascinosissimo Hotel Excelsior, grande albergo di stile moresco (ho un ricordo molto vivo di me bambina nella spiaggia di questo albergo, ebbene si cara Mina, io me lo ricordo bene che non mi hai fatto l’autografo!).

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Sono certa che durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, alla TV avrete visto attori, divi di Hollywood e registi sbarcare dai taxi in questo molo qui sotto, ad attenderli fotografi e  cameraman per riprenderli.

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Proseguendo vi ritroverete a correre lungo viali alberati e fioriti, costeggiati da un lato da casette deliziose e curate, e dalla laguna dall’altro.

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Ad un certo punto, lasciate la strada principale e dirigetevi verso sinistra, per prendere la pista ciclo-pedonale dei Murazzi.

I Murazzi sono una fortificazione in pietra d’Istria realizzata dalla Serenissima nel 1751, per difendere il litorale e la laguna dalle mareggiate. Si estendono fino alla diga di Malamocco e alla Riserva Naturale degli Alberoni. Percorrendo in bicicletta il litorale si potrà godere da un lato della ricca vegetazione semi selvaggia, e dall’altro della spiaggia e, verso la zona degli Alberoni, anche di alte dune di sabbia, habitat naturale di numerose specie di uccelli marini.

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Lasciati i Murazzi, costeggiando il vecchio Forte Militare (oggi sede del Golf Club), si raggiunge Malamocco, uno dei più antichi insediamenti lagunari, dove paesaggio agreste e lagunare si mescolano in un perfetto connubio. Malamocco è un pittoresco borgo lagunare sorto nel XII secolo dopo che una terribile mareggiata distrusse l’antica Metamaucus, nei pressi dell’isola di Poveglia, e un tempo sede del Dogato e del Vescovado.

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Malamocco è di fatto un’isola nell’isola, completamente circondata da un canale, dei ponti la collegano all’isola del Lido. Qui, tra calli e campielli, si respira un’atmosfera tipicamente veneziana.

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Lasciata Malamocco ci si dirige verso la punta estrema dell’isola, gli Alberoni dove, imbarcandosi su un Ferry boat, si raggiunge l’isola di Pellestrina e, precisamente Santa Maria del Mare.

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Per la piccolina della famiglia, ormai troppo grande per essere trasportata nel seggiolino, ma ancora troppo piccola per percorrere in bicicletta con le sue gambine circa 40 km, abbiamo risolto noleggiando un tandem. Si è divertita tantissimo!

Alla fine ha proposto “Mamma ma non possiamo portarcelo a casa?” eh eh eh …mi sa di no.

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Attraversato il canale di Malamocco, la pedalata riprende per circa altri 11 km, da Santa Maria del Mare fino alla punta estrema, l’Oasi di Ca’ Roman, curata dalla LIPU, da dove si possono vedere i campanili di Chioggia, raggiungibile con un’altra traversata.

Lungo il percorso si passa attraverso dei borghi di pescatori e ortolani davvero pittoreschi e ricchi di fascino. Il paesaggio circostante ci riempie gli occhi di azzurro e colori sgargianti. I barconi da pesca allineati lungo la riva, le casette colorate dove è facile incrociare signore fuori dall’uscio di casa intente a ricamare e bambini che giocano a pallone.

Nell’ordine si incrociano S. Pietro in Volta, Portosecco e Pellestrina.

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Vi sentirete immersi in un’atmosfera fuori dal tempo, ricca di fascino e suggestione. Luoghi dove la vita delle persone è strettamente legata ai ritmi della pesca e dell’agricoltura, e dove si sente che gli abitanti conservano una chiara identità territoriale ed un forte spirito isolano.

Barche da pesca allineate lungo la riva, biciclette, umili e semplici casette dai colori sgargianti, panni stesi al sole, orti protetti da grisiole (canne di bambù), vecchie e tipiche osterie dove fermarsi a mangiare cicchetti di pesce locale.

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Incontrerete tante Chiese lungo il percorso, la più piccola ma non meno significativa, è la Chiesa di Santo Stefano in Portosecco, piccola frazione di Pellestrina.

Un bicicletta parcheggiata fuori, la biancheria a stendere al sole tra le case colorate.

 

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Poco distante dalla riva i tipici casoni dei pescatori, costruiti a fianco alle bricole, che stanno ad indicare i canali navigabili nella laguna, uscire dai percorsi indicati significa rischiare di arenarsi.

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Gli acquedotti che si incontrano lungo il percorso.

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Una sosta mangereccia è d’obbligo, il profumo di pesce vi costringerà a fermarvi in una delle tante osterie e ristorantini lungo il litorale. Noi abbiamo fatto una tappa con vista sulla laguna, gustandoci all’aperto un’ottima frittura di pesce.

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Fate una tappa ed entrate nella Chiesa Medievale di Ognissanti a Pellestrina. Carica di storia e qui chiamata Il Duomo, proprio perchè di fatto è la chiesa più nobile, per la sua architettura ed il suo splendore.

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Lasciato il centro di Pellestrina si pedala lungo i Murazzi a pochi metri dal mare, fino al punto più a sud, la diga artificiale dei Murazzi da dove è possibile avventurarsi a piedi verso l’Oasi di Ca’ Roman, 40 ettari di vegetazione dunale integra e con un’arenile di selvaggia bellezza, un ecosistema unico, caratterizzato da spiagge sabbiose e pineta rifugio di oltre 170 specie di uccelli, alcune delle quali molto rare.

Per raggiungere l’Oasi è necessario percorrere il marciapiede marmoreo lungo tutta la diga, noi un po’ per l’orario e il desiderio di ritornare con tranquillità verso il Lido, un po’ perchè non ci sembrava una buona idea percorrerla con le biciclette al seguito e la bimba per mano, abbiamo preferito rinunciare.

Ma ci torneremo di sicuro, magari con tempo meno incerto e temperature più estive.

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Ed eccoci arrivati all’imbarcadero in tempo, si riprende il Ferry per il Lido di Verezia.

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Il ritorno decidiamo di farlo percorrendo la strada principale, godendoci la stupenda vista del paesaggio lagunare.

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Uno sguardo a sinistra e scorgiamo le isole della laguna, dietro agli alberi, di fronte a Malamocco, l’isola di Poveglia.

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Anche se ad inizio stagione, tanti i chioschetti (o chiringuito) aperti. “Cossa bevemo fioi?” …e mi sento subito a casa!

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Percorrendo con maggiore calma il Lungomare Marconi mi fermo a sbirciare la spiaggia e le capanne dei vari stabilimenti, dove io e la mia famiglia eravamo soliti trascorrere le vacanze estive. Questi sono proprio i luoghi della mia infanzia.

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Arrivati all’imbocco del Gran Viale S. Maria Elisabetta, una sosta per l’aperitivo al Blue Moon è decisamente d’obbligo!

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Giunti a S. Maria Elisabetta, al tramonto, consegnate biciclette e tandem (a malincuore), riprendiamo il vaporetto per fare ritorno a Piazzale Roma.

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Una giornata così bella non poteva che concludersi con un meraviglioso tramonto sulla laguna.

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Noi abbiamo fatto questa escursione ad aprile, un po’ sfidando le previsioni meteorologiche che non promettevano una giornata di sole, ma tempo incerto e leggermente ventoso.

Durante la stagione estiva considerate bene le distanze da percorrere sotto al sole, 40 km non sono proprio pochi!

Vi lascio qui sotto alcune info che possono esservi utili nel caso decidiate di organizzare questo bel giretto!

A presto!

 

 

INFO UTILI

DISTANZE: da S. Nicolò Lido di Venezia fino agli Alberoni ca. 11 km  – da S. Maria del Mare (Pellestrina) fino all’Oasi di Ca’ Roman ca 11 km

ACTV – info su orari e percorsi servizi di navigazione

LIDO on bike – Gran Viale S. Maria Elisabetta Lido di Venezia

DORMIRE E MANGIARE:  Locanda Stravedo S. Pietro in Volta (isola di Pellestrina)

MANGIARE: 

DA CELESTE – Pellestrina (prezzi medio – alti)

AI PESCATORI – Pellestrina  (prezzi medi, buon pesce locale)

AGRITURISMO LE VALLI DI PELLESTRINA – Pellestrina (prezzi medi, buon pesce locale)

 

 

 

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Diario/ Dolce/ Dolci al cucchiaio e semifreddi

Colomba al cucchiaio con mango e crema mascarpone

 

Arrivo da settimane un filino stressanti.

Sono fatta così purtroppo, dalle cose mi faccio prendere e mi arrabbio, e tanto.

Vivo la scuola delle mie bimbe in prima persona, non sono di quelle mamme che alle riunioni e consigli di classe non va mai, che quando c’è da eleggere il nuovo rappresentante “No guardate sono davvero troppo impegnata, non posso…”.

No, nonostante il tempo sia sempre poco e la vita decisamente troppo di corsa, quello che posso lo faccio e ascolto, ho sempre cercato di collaborare con gli altri genitori e con gli insegnanti.

Ma ora sono un po’ stanca.

Sicuramente non siamo state molto fortunate io e le mie bambine, che peraltro sono bravissime entrambe a scuola e non mi hanno mai dato nessun tipo di preoccupazione o problema.

Sono più che convinta che di bravi insegnanti ce ne sono, e di buone scuole pubbliche anche, eccome se ce ne sono.

Ma quando ti capita per anni di sentire sempre lo stesso ‘disco‘, che sia alla scuola primaria o secondaria, allora c’è qualcosa che non va.

Quando ti ripetono per anni, in generale, che “la classe è troppo difficile, i ragazzi sono maleducati, sono distratti, non portano rispetto, non fanno gruppo…” e via dicendo, ché di aggettivi negativi ne ho dovuti sentire tanti in 8 anni…

Vedi però che con il passare degli anni le azioni svolte dagli insegnanti sono inesistenti o non consone, oppure ancora peggio sono ingiuste, parziali, assolutamente non meritocratiche, allora qualche domanda te la fai.

Sicuramente non ci sono più i bambini né i ragazzi di una volta, probabilmente nemmeno i genitori di una volta, ma è anche più che certo che non ci sono nemmeno più gli insegnanti di una volta.

Io li ricordo ancora oggi i miei professori delle medie (ché io preferisco chiamarle così), severi, anche bruschi nei modi alcuni ma, cavolo, bravi.

Erano persone carismatiche, appassionate, che il rispetto se lo guadagnavano, non potevi proprio fare a meno di ascoltarli.

Ho letto proprio pochi giorni fa un interessante articolo su questo blog, vi riporto qui un passaggio.

 

“Un bravo insegnante ha bisogno di essere “attraente”,

di intrattenere e tenere alta l’attenzione e la curiosità,

di avere quella passione che tenga incollate le persone e quel carisma che le spinga

a darsi da fare e applicare fuori dall’aula ciò che hanno imparato.

Domanda secca: sono veramente i giovani non motivati oppure alcune persone non sono motivanti da ascoltare?

Ho qualche ricordo scolastico in mente…
La verità è che come in ogni generazione non ci sono più i giovani di una volta.

Quando andavo a scuola io non eravamo più come quelli della generazione prima

(che non rispondeva mai all’insegnante).
E quelli della generazione prima non erano più come quella precedente alla loro

(che prendevano bacchettate sulle dita o si inginocchiavano sui ceci).

In comunicazione la responsabilità della comunicazione è bene che se la tenga chi comunica

(se vuole influenzare in qualche modo il processo).

I gggiovani d’oggi hanno semplicemente motivazioni diverse,

banalmente perché hanno strumenti, tecnologia, conoscenze, ambienti e stimoli diversi.”

Alessandro Mora

 

Cari insegnanti, insomma, dato che in classe ci siete voi, io un esamino di coscienza me lo farei ogni tanto eh…

 

Oggi una ricetta davvero facilissima con cui io ho riutilizzato della colomba avanzata (se devo dirla tutta l’ho fatta avanzare apposta per fare questo dolcetto..).

In realtà potete prepararla anche con il panettone, pan brioche o della focaccia, provatela anche con tipi diversi di frutta, ad esempio con il passion fruit è buoneRRima!

Ricettina dai!

 

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COLOMBA AL CUCCHIAIO CON MANGO E CREMA MASCARPONE 

 

Ingredienti

Per la crema mascarpone

3 tuorli (di uova biologiche)

150 g zucchero semolato

½ bicchierino rum (o marsala, se preferite)

50 g acqua

500 g mascarpone

Per completare i bicchierini

Colomba qb (pan brioche o focaccia)

1 mango maturo

zucchero a velo

alchermes qb

Preparazione

Montate i tuorli con 50 g di zucchero, fino a quando saranno chiari e spumosi.

Versate i restanti 100 g di zucchero e l’acqua in un pentolino e mettetelo sul fuoco, a fiamma media, dovrebbe raggiungere i 121°. Se non disponete di un termometro controllate lo sciroppo, quando inizierà a fare delle bolle grosse spegnete, significa che la temperatura è raggiunta.

Versate lo sciroppo a filo sui tuorli montati e continuate a sbattere con la frusta elettrica fino a quando otterrete una crema gonfia e ormai raffreddata.

Lavorate il mascarpone con una spatola fino a renderlo cremoso, quindi unitelo al composto di uova ed amalgamate bene.

Mettete poca crema di mascarpone sul fondo dei bicchieri, coppate dei dischetti di colomba e disponeteli sopra alla crema, bagnate la colomba con poco alchermes quindi fate uno strato con dei cubetti di mango e coprite con altra crema.

In una padella antiaderente tostate delle fette sottili di colomba (oppure potete tostarle in forno) in forno), fatele raffreddare e sbriciolatele.

Cospargete le briciole sopra ciascun bicchiere e finite con abbondante zucchero a velo.

 

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Buon fine settimana gente!

 

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Cioccolato/ Diario/ Dolce/ Dolci da credenza e crostate/ Torte

1 anno di IFOOD e la Fluffosa cioccolato e caffè con toffee alle noci

23 Marzo 2015. Un anno da quando IFOOD è online.

Strano quanto un anno possa passare in fretta e al tempo stesso darti la sensazione di molto, molto più tempo trascorso anziché soli 12 mesi.

C’è stato tanto lavoro per dare vita a questo progetto, abbiamo lavorato sodo, sempre con tanta carica ed entusiasmo, raggiungendo risultati importanti inaspettati in così pochi mesi.

Quante cose realizzate e fatte, un sito bellissimo di cui andiamo molto orgogliosi e che curiamo con enorme passione, un network di food blogger entusiasti che ci mettono la faccia e che cresce di continuo, la partecipazione a tante importanti manifestazioni ed eventi, un libro già pubblicato, Il Gusto della terra, e uno, meraviglioso, in arrivo.

Si, si, perchè tra poche settimane, al Salone Internazionale del libro di Torino, Monica Zacchia presenterà il Libro LE FLUFFOSE.

Monica è la nostra Mrs Fluffy, colei che ha iniziato a chiamare così queste torte in modo del tutto giocoso.

Fluffosa è un nome nato per scherzo e diventato poco a poco il simbolo di amicizia e condivisione di un gruppo di blogger un po’ pazzo.

La Fluffosa è una torta, altissima, sofficissima, per l’appunto fluffy!

Ma non è soltanto questo.

È una passione condivisa, è unione, umiltà, impegno e lavoro, è ‘sogni che si realizzano‘.

 

“La Fluffosa è uno stato mentale, un segnale di fumo,

una mano tesa, lo scambio di una ricetta 

replicata mille volte, è amicizia.”

 

Insomma, LE FLUFFOSE è un libro che non potete davvero perdervi.

Tante le ricette e varianti proposte da Monica e una bellissima sezione di fluffose decorate da Valentina Cappiello, oltre alle foto stupende di Agnese Gambini e al cameo di Vatinee Suvimol.

Se volete prenotare la vostra copia, potete già farlo cliccando qui.

Voi continuate a seguire IFOOD#thebestisyettocome

 

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Il compleanno di IFOOD lo festeggio con una golosissima

Fluffosa al cioccolato e caffè con toffee alle noci.

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5.0 from 3 reviews
Fluffosa cioccolato e caffè con toffee alle noci
Autore: 
 
Ingredienti
Per la Fluffosa
  • 250 g farina macinata a pietra tipo 1
  • 260 g zucchero semolato
  • 50 g cacao amaro
  • 50 g sciroppo di riso
  • 120 ml caffè di moka tiepido
  • 2 cucchiai di caffè solubile
  • 6 uova biologiche
  • 120 ml olio semi di girasole
  • 1 bustina lievito per dolci
  • 1 bustina cremor tartaro
  • 1 presa sale
Per il toffee alle noci
  • 170 g zucchero semolato
  • 100 ml acqua
  • 15 g burro
  • 100 ml panna fresca
  • 80 g misto noci, noci pecan e mandorle a lamelle
Preparazione
  1. Per la Fluffosa: setacciate la farina insieme allo zucchero, il cacao amaro, il lievito, il caffè solubile e il sale. Mescolate il caffè tiepido e olio, uniteli agli ingredienti secchi insieme allo sciroppo di riso e mescolate con un cucchiaio.
  2. Separate i tuorli dagli albumi, unite i tuorli al composto di farina, mescolate bene.
  3. Montate a neve ferma gli albumi insieme al cremor tartaro quindi uniteli all’impasto poco per volta, e mescolando delicatamente dal basso verso l'alto con una frusta.
  4. Versate nello stampo da chiffon cake (dotato di piedini) imburrato ed infarinato, quindi cuocete in forno (preriscaldato) a 150° per 1 ora e 15 minuti (non aprite mai il forno durante la cottura).
  5. Fate comunque la prova stecchino al centro per verificare la cottura.
  6. Capovolgete su un piatto e lasciate che si raffreddi e si stacchi da sola dallo stampo.
  7. Per il toffee: Versate lo zucchero e l'acqua in un pentolino dal fondo spesso. Portate a ebollizione a fuoco medio.
  8. Una volta sciolto lo zucchero lasciate cuocere per circa 8', comunque fino a quando avrà il bel colore ambrato tipico del caramello.
  9. Togliete dal fuoco, unite il burro e fatelo sciogliere mescolando con un cucchiaio di legno, unite la panna delicatamente (Fate attenzione! Quando il caramello è molto caldo potrebbe schizzare e voi scottarvi). Mescolate bene quindi unite anche il miz di noci e mandorle.
  10. Versate sulla torta e servite.
 

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FLUFFATE gente!

Distribuite dolcezza e felicità nel mondo!

 

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Diario/ Eventi/ Travel

Blogtour #MarcaTrevisoInRosso Parte seconda – Treviso è sempre una buona idea.

 

Quante cose ci sono da scoprire. Senza andare distante, proprio vicino a noi, nella città dove abitiamo.

Voi penserete, ma partecipare a un blogtour nella città dove risiedi ha senso? Certo che si!

#MarcaTrevisoInRosso ci ha portate per tre giorni a spasso nella Marca Trevigiana, ho avuto l’opportunità di visitare luoghi nuovi per me e appreso tante cose che ancora non conoscevo. Ma partiamo dall’inizio, vi racconto tutto. Venite con me?

Treviso è una città piena di grazia, di acque e di verde.

E’ attraversata dal Sile, il fiume di risorgiva più lungo d’Europa, e dal Cagnan, citati da Dante nella Divina Commedia “dove Sile e Cagnan s’accompagna“. L’acqua a Treviso fu elemento vitale, strettamente collegata allo sviluppo delle innumerevoli attività che prosperarono nella città, quali ad esempio la pesca, la stampa, la concia dei pellami, i mulini. L’isola della Pescheria (qui sotto), creata dal fiume Cagnan proprio per ospitare il mercato del pesce, racconta lo stretto legame della città alle sue acque.

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Il Medioevo le portò lustro e prosperità, oltre ad una innata propensione all’arte che si sviluppò in particolar modo con la pittura, vennero affrescate case, edifici pubblici e chiese, tanto da far diventare Treviso una delle urbs picta (città dipinta) più belle d’Italia.

Lo sviluppo del suo impianto urbano è stato fortemente condizionato dalla natura del terreno e dai tanti canali che confluiscono nei due fiumi. Le colorate vie medievali seguono l’andamento delle rogge e dei canali, portici e palazzi creano degli scorci caratteristici e pieni di fascino.

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A Treviso è bello passeggiare senza una meta precisa, percorrere i vicoli, alzare lo sguardo per ammirare uno dei tanti affreschi che ancora decorano i palazzi medievali, fermarsi in una delle numerose e storiche osterie per assaggiare qualche cicchetto tipico accompagnato da uno spritz, il tipico aperitivo locale, o uno dei buoni vini del territorio, ad esempio con le bollicine di Valdobbiadene, il Prosecco.Treviso_collage_2

Una delle tappe che non possono mancare nella visita a Treviso è il Museo Civico Luigi Bailo, a 12 anni dalla sua chiusura e 3 anni di restauri, è stato da poco riaperto, completamente ristrutturato e rinnovato sia nell’architettura che negli allestimenti.
Si articola negli spazi dell’antico convento dei Padri Gesuati, tracce di questa antica architettura sopravvivono nei due chiostri interni, dove un tempo sorgeva la chiesa ora ha sede la Biblioteca Comunale.

Un vero gioiello architettonico che presenta al pubblico oltre 300 opere esposte che spaziano tra ‘800 ed il ‘900, tra queste la collezione di Alberto Martini, grande scultore italiano del ‘900 e precursore del movimento surrealista, Gino Rossi, uno dei più grandi pittori veneziani della prima metà del ‘900, oltre a ritratti e paesaggi di fine ‘800

L’impressione che la struttura dà al visitatore è quella di essere stato creato intorno alle opere stesse inoltre, le grandi aperture verso l’esterno, non solo riempiono le sale di luce ma creano uno stretto legame con quanto sta fuori, con la città.

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Una delle mostre da vedere in questo momento, è quella dedicata a Doménikos Theotokópoulos, meglio conosciuto come El Greco, geniale artista del ‘500, considerato l’inventore della pittura moderna.

Attraverso le opere esposte, la mostra illustra il percorso artistico dell’artista, definito dalla critica moderna un “genio visionario“, che ispirò artisti del calibro di Cézanne, Manet, Pollock e Picasso.  Una trentina le opere giovanili dell’artista, oltre alla rarissima icona, la più integra delle uniche tre ricoducibili all’artista, raffigurante San Demetrio.

“El Greco in Italia, metamorfosi di un genio”  Casa dei Carraresi 24 ottobre 2015 – 10 aprile 2016

El Greco

Altra mostra assolutamente imperdibile, è quella dedicata alla magia illusionistica di Escher.

Maurits Cornelis Escher, grande incisore olandese, appartiene a quella categoria di artisti che la maggior parte delle persone non conosce tanto per il suo nome, piuttosto per le sue opere affascinanti, come ad esempio Metamorfosi II, Casa di scale e Mano con sfera riflettente, riprodotte nei modi più svariati, molto probabile che vi sia capitato di indossarle ad esempio su una t-shirt!

Dalla sua visuale su tutta la cultura art nouveau, dai suoi studi sulla perfezione dei cristalli a quello dei paradossi geometrici, nascono opere che catturano, seducono e che sono entrate nell’immaginario collettivo. Un’esposizione davvero unica ed entusiasmante per grandi e piccini. Da non perdere!

Escher  Museo di Santa Caterina 31 ottobre 2015 – 3 aprile 2016

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Potevamo forse evitare di rifletterci nella sfera?

Durante il percorso sarete letteralmente catturati dagli spazi sconfinati del mondo di Escher, potrete entrare fisicamente nei suoi giochi di specchi ed esplorazioni infinite, dove la fantasia gioca senza fine con le geometrie e la cristallografia.

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Ma parliamo di cose buone! A Treviso la buona tavola è un elemento imprescindibile, le offerte per coccolare il palato sono innumerevoli.

Lo sapete ad esempio che il Tiramisù è nato a Treviso? Ebbene si, nel 1962, Alle Beccherie, ristorante di Treviso. Noi abbiamo potuto assistere alla sua preparazione (e assaggiarlo oviamente!) presso il Ristorante Hotel Al Fogher, al termine di una deliziosa cena. Da notare che nella ricetta veneta originale va utilizzata una piccola quantità di liquore tipo Marsala.tiramisu_1

Accoglienza speciale quella che abbiamo avuto a Villa Braida, villa veneta dell’800, situata strategicamente tra Venezia e Treviso, è immersa nella campagna trevigiana e circondata da uno splendido parco. Cibo delizioso (una vera scorpacciata di Radicchio di Treviso tardivo in tempura, buonissimo!), una stanza super accogliente e raffinata dove riposarci dopo le lunghe camminate e visite della giornata, uno sguardo al bellissimo parco illuminato dai colori del mattino, colazione e si parte.

Villa Braida_1

Lasciata Villa Braida ci siamo diretti presso l’Azienda Agricola Biodiversa Nonno Andrea, della cui visita vi avevo già raccontato nel post precedente .

Paolo Manzan, il titolare e Presidente del Consorzio tutela ci ha raccontato tutto sul Radicchio rosso di Treviso I.G.P.

Abbiamo seguito ogni passaggio e lavorazione, dal campo alla tavola, e con lo Chef Martino Beria, collaboratore di Nonno Andrea, nel laboratorio di trasformazione dell’azienda, lo abbiamo anche cucinato e mangiato! Esperienza indimenticabile.Radicchio_1

Ma il Radicchio può finire dentro alla birra? Certo che si!

Mastro Ivan Borsato ci ha accolti nel suo Microbirrificio Casa Veccia, raccontato la storia del microbirrificio e come nasce la sua birra artigianale, dagli ingredienti al confezionamento e packaging.

Appassionato di materie prime e di cibo, Ivan pensa e crea le birre non fini a se stesse ma sempre abbinate al cibo stesso. Utilizzando materie prime eccellenti, ha da poco creato 3 nuove birre, “SìSìLì” con grani antichi siciliani, “Radicchio” con il Radicchio rosso di Treviso essiccato, ideata in collaborazione con Paolo Manzan di Nonno Andrea, e “Biancoperla” con Mais Biancoperla dell’Azienda Agricola Borgoluce. Buonissima anche la birra nataliziaBabbo”, (che il marito a casa ha molto apprezzato!) con miele di castagno e spezie.

Casa Veccia_1

Nota distintiva, caratterizzante e assolutamente divertente, le particolarissime etichette in stile cartoon, disegnate da una giovane azienda di creativi di Pamplona, ognuna con la sua storia da raccontare.

Casa Veccia_2

Ad attenderci dopo la visita un brunch delizioso sul quale ci siamo letteralmente tuffate. Atmosfera intima e familiare, prodotti eccellenti: affettati, formaggi DOP, verdure marinate e insalate al cucchiaio, crostate, tutto accompagnato da chiacchiere, risate, convivialità pura e semplice, e innaffiato dalle ottime birre artigianali.

Ci siamo separate a malincuore dalla simpatia e deliziosa accoglienza di Ivan e di sua moglie Alida.

Ma è tempo di ripartire, #MarcaTrevisoInRosso non si ferma un attimo!Casa Veccia_3

Al tramonto arriviamo a Villa Emo, una delle più compiute ville palladiane, commissionata intorno al 1558 al grande architetto Andrea Palladio, da un facoltoso proprietario terriero, Leonardo Emo, appartenente ad una nobile famiglia veneziana.

Il modello architettonico è quello della villa-fattoria, un corpo centrale riservato alla residenza patrizia e le barchesse laterali con lunghi porticati di  11 archi ciascuno, destinate all’epoca a contenere la cantine, i granai, le stalle. Gli interni del corpo centrale sono stati affrescati da Gianbattista Zelotti, collaboratore del Veronese, un bellissimo ciclo di affreschi raffiguranti episodi tratti dalla mitologia e dalla storia romana. Nei festoni decorativi sono raffigurate anche delle spighe di granoturco, la coltura del mais infatti fu un cambiamento radicale ed innovativo che segnò la storia del territorio e delle popolazioni locali.

Dovete accontentarvi di vedere l’esterno, le foto dei bellissimi interni erano davvero troppo buie. Siete costretti a pianificare un week end a Treviso e venire a visitarla! 🙂

DSC_0463_Villa_Emo_2

La sala che ci accoglie per la cena all’Hotel Ristorante Fior di Castelfranco Veneto è un incanto.

Raffinata, ed elegante, il colore filo conduttore di questo blogtour, il rosso, è ovunque. La cena, deliziosa, ha come protagonista il Radicchio, di Treviso tardivo e variegato di Castelfranco, dall’antipasto al dolce.

Tutto curato nei minimi particolari dallo staff dell’Albergo e da Ortoromi, Società e Cooperativa Agricola, unica in Italia a proporre il Radicchio Rosso di Treviso I.G.P. di IV gamma, ovvero ortaggi freschi e naturali, lavati, tagliati e pronti all’uso.

Fior_cena_1Fior_cena_2

L’ultima giornata del tour inizia a Castelfranco Veneto.

La prima cosa che colpisce arrivando a Castelfranco Veneto sono le alte mura del castello Medievale (Castrum Francum), tra le meglio conservate in Italia, da cui la cittadina ha preso il nome. Passeggiando lungo le stradine e vicoli che si srotolano all’interno del centro storico, si percepisce il passato ricco di storia.

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La splendida Torre Civica, porta d’entrata nella città, il Duomo all’interno del quale è conservata la splendida Madonna con il bambino, conosciuta ai più come la Pala del Giorgione, incredibile artista del Rinascimento e genio misterioso della luce e del colore, a cui Castelfranco Veneto ha dato i natali.Castelfranco_1

Visita che mi ha incantata è stata quella al Teatro Accademico, opera dell’Architetto Francesco Maria Preti, un piccolo gioiello del ‘700. Dal di fuori nulla fa pensare alla bellezza contenuta, decori stupendi e perfettamente conservati, acustica ottima. L’originalità di questo teatro sta nel fatto di avere una duplice funzione, teatro diurno per le riunioni degli accademici (da notare le finestre, cosa inusuale per un teatro), e notturno per le rappresentazioni teatrali.Teatro_accademico

Una mostra davvero bella, di cui noi abbiamo potuto vedere parte delle opere in anteprima, è quella dedicata alle Ceramiche della collezione Varo.

Esposti per la prima volta in una nuova sezione del Museo casa Giorgione, si tratta di una collezione di ceramiche umbro-campane e abruzzesi molto importante, creata nell’arco di un ventennio dal Dottor Renzo Varo. Importante non soltanto per la consistenza dei pezzi (ben 170) ma anche per la rarità, la varietà e per l’arco temporale che copre la collezione.

Ovviamente da visitare l’importante Museo Giorgione, tutto dedicato al Maestro di Castelfranco Veneto.

Ceramiche_collezione_Varo

Meraviglioso questo orcio in maiolica dalla scritta che fa chiaramente intuire quello che era destinato a contenere. 🙂

 Ceramiche della collezione Varo dal 16° al 20° secolo 20 Dicembre 2015 – 25 Aprile 2016

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Ogni angolo di Castelfranco Veneto è pieno di fascino e ricco di storia. Perdersi tra le viuzze del centro è davvero piacevole e riserva tante scoperte, se avete la fortuna di incappare nel mercato, sarete accolti da festose bancarelle di prodotti tipici del territorio.

Castelfranco_2

La nostra tappa finale e cornice del nostro pranzo è stata Villa Cornér della Regina.

Villa di stile palladiano del 1500, è stata completamente restaurata ed è ora un Hotel Resort, luogo ideale per soggiorni indimenticabili, matrimoni, congressi.  Circondata da uno splendido parco, è situata in una posizione strategica per partire alla scoperta dei luoghi più belli della Marca Trevigiana.

Un luogo che definirei semplicemente ed in modo molto sintetico così: ‘WAW’!

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Villa_Corner_1Non poteva che concludersi in un luogo così bello ed elegante questo indimenticabile blogtour.

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Esperienza bellissima per noi tutte, venete e non.

#MarcaTrevisoInRosso si è conclusa con la certezza che quello che abbiamo potuto vedere è solo una piccola parte delle bellezze che questo territorio racchiude.

Millenni di storia hanno lasciato segni indelebili, strade romane, chiese, castelli, ville venete, città murate, oasi naturalistiche.  La Marca Trevigiana è una terra ricca di storia e di cultura, con un patrimonio artistico e culturale inestimabile, oltre ad avere una grande quantità di eccellenze gastronomiche offrendo dei veri e propri itinerari del gusto.

Non mi rimane altro da fare che consigliarvi di pianificare una visita al più presto. Ogni stagione è perfetta e gli itinerari a vostra disposizione sono davvero tantissimi!

Per informazioni su Treviso e la sua Marca, Arte, Cultura ed Enogastronimia cliccate QUI

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GRAZIE A

Marca Treviso

Società Cooperativa Agricola Ortoromi

Azienda Agricola Biodiversa Nonno Andrea

Microbirrificio Casa Veccia di Ivan Borsato

Villa Braida

Hotel Ristorante Fior

Villa Corner della Regina

e a tutti i miei compagni di viaggio che ho citato nel post precedente.

A presto gente!

 

 

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CONSIGLIA Crostata salata di carote