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Piatti unici

Antipasti/ Piatti unici/ Salato

Galette di avena con carciofini alla menta e feta

“La terra è un bel posto e per essa vale la pena di lottare.”
(Ernest Hemingway)

Vi siete accorti della novità?

Nuovo look per il blog.

Non è del tutto sistemato, no, no.

Io sono diversamente tecnologica e ci vorrà qualche giorno prima che prenda la ‘forma’ che desidero dargli.

Passo al volo perché come ogni fine settimana ho una valanga di cose da fare!

Oggi è la #GiornataMondialedellaTerra e mi sembrava giusto lasciarvi una ricettina un po’ green.

Continue Reading…

Antipasti/ Contorni/ Piatti unici/ Salato

Sformato di verza, patate e speck

 

” ‘Courtney gli ha rivelato il segreto della vita.’

‘Ha detto che gli ha insegnato a essere.’

‘A essere cosa?’

‘Non scherzare, è importante. A essere e basta.

A vivere ogni momento.

E sai una cosa? Ha perfettamente ragione.’ “

Da ‘Insieme con i lupi’  Nicholas Evans

Quei piatti che con pochi ingredienti a disposizione e pochi rapidi, semplici passaggi, ti danno un sacco di soddisfazione.

Questo sformato di verza, patate e speck.

Profumato, filante, ottimo come contorno ma perfetto in dose più abbondante come piatto unico.

Un vero piatto comfort.

Le cose semplici vincono sempre.

Ricettina?

 

 

SFORMATO DI VERZA, PATATE E SPECK

Ingredienti

1 verza

5/6 patate di media grandezza (lessate)

1 cipolla

150 g speck (fette spesse per ridurlo a dadini)

150 g formaggio Emmentaler DOP

100 g Grana Padano grattugiato

qb burro biologico

qb olio extravergine di oliva

qb sale, pepe

qb noce moscata

Preparazione

Mondate la verza, eliminando eventuali foglie esterne sciupate, staccate le foglie dal torsolo e tuffatele in acqua bollente, lasciandole cuocere per circa 6-7 minuti.

Scolatele e strizzatele bene, quindi riducetele a sottili listarelle.

Tritate la cipolla finemente e fatela appassire in una padella capiente con poco olio extravergine.

Unite la verza e lo speck tagliato a dadini, regolate di sale, pepe e lasciate insaporire per una decina di minuti.

Affettate una parte delle patate, a fette non troppo sottili.

Mettete dei fiocchetti di burro sul fondo di una pirofila, fate uno strato di patate affettate, quindi coprite con la verza stufata insieme allo speck.

Proseguite con uno strato di Emmentaler a fette, e cospargete con 1/3 del Grana Padano grattugiato.

Fate un ultimo strato con le restanti patate passate con lo schiacciapatate, cospargete con poca noce moscata, sale e il restante Grana Padano grattugiato.

Cospargete con alcuni fiocchetti di burro e cuocete in forno caldo a 190° per circa 30 minuti, comunque fino a quando avrà fatto una bella crosticina colorata e croccante.

Servite caldo e ‘filante’.

Alla prossima gente!

 

Piatti unici/ Primi piatti/ Salato

Grano saraceno con verdure al forno, mandorle e pistacchi tostati

 

Non riesco a programmare ed alternare le ricette come dovrebbe fare una brava FUDbloggAH, #sapevatelo. 🙂

Si, intendo il creare una giusta alternanza di pubblicazioni, tra ricette dolci (burrosissime e caloricissimeeeeeee) e ricette salate, magari pure un po’ salutari.

Finisce quindi che spesso, in questo mio spazio, si susseguono tante ricette dolci e molte meno salate.

Ecco, volevo rassicurarvi sul fatto che non ‘tiro su la famiglia‘ solo con i dolci…

E infatti oggi vi beccate una ricetta tutta salute!

Sono riuscita (al volo) a fotografare questa ricetta molto invernale, molto profumata e molto salutare, oltre che gustosa!

Il grano saraceno con tante verdure invernali al forno, finito con un mix di mandorle e pistacchi tostati leggermente.

Potete anche prepararla con un altro tipo di cereale, o simil cereale se non amate il grano saraceno, ad esempio con l’orzo o il farro.

Se volete arricchirla un po’, aggiungete del formaggio a vostro piacere, ottima con della feta sbriciolata, ma anche con delle scaglie di Parmigiano Reggiano.

Insomma, un piatto facile e comodo anche da preparare in anticipo, e scaldare leggermente quando si ha poco tempo per pranzare.

Ricettina?

GRANO SARACENO CON VERDURE AL FORNO, MANDORLE E PISTACCHI TOSTATI

Ingredienti (per 4 persone)

200 g grano saraceno decorticato

1/2 zucca di media grandezza

2 porri

250 g funghi champignon

300 g cavoletti di Bruxelles

2 spicchi d’aglio

qb rosmarino fresco

qb mandorle a lamelle

qb pistacchi

qb olio extravergine di oliva

qb sale

qb pepe

1 limone

Preparazione

Pulite la zucca, eliminate scorza, semi e filamenti, tagliatela in fette di circa 1 cm di spessore. Disponete le fette su una teglia ricoperta di carta forno. Pulite anche i porri e tagliateli a fette abbastanza spesse, fate la stessa cosa con i cavoletti di Bruxelles, eliminate le foglie esterne e tagliateli a metà. Lavate bene i funghi champignon, eliminate la parte dura e terrosa del gambo e tagliateli a fettone spesse.

Distribuite tutte le verdure sopra le fette di zucca, condite con l’aglio a fettine, il rosmarino fresco, regolate di sale, pepe e cospargete con olio extravergine di oliva. Cuocete in forno ventilato e preriscaldato a 200°C per circa 20 minuti. Controllate la cottura verificando la morbidezza della zucca con una forchetta.

Mentre cuociono le verdure, lavate bene sotto l’acqua corrente il grano saraceno decorticato. Tuffatelo in abbondante acqua bollente leggermente salata in cui avrete messo una fettina di scorza di limone (a piacere), e lasciatelo cuocere per circa 30 minuti. Scolatelo bene, versatelo in una boule e conditelo con dell’olio extravergine, regolate di sale e pepe a piacere.

Sgusciate i pistacchi, tritateli in modo grossolano e tostateli leggemente in una padella antiaderente insieme alle mandorle a lamelle. Assemblate il piatto, disponendo un po’ di verdure al forno, del grano saraceno lessato e finite con mandorle e pistacchi tostati ed un giro di olio extravergine ‘buono’.

NOTE

Io faccio bollire il grano saraceno (ma anche altri cereali) con della scorza di limone perché toglie il tipico odore di ‘sacco’ che hanno alcuni cereali e dona al tempo stesso una piacevole nota fresca.

Qualora vi dovessero avanzare delle verdure, potete conservarle in frigorifero e scaldarle leggermente in forno per servirle come contorno.

 

Buona settimana gente!

Piatti unici/ Salato

Shakshuka

 

 

“Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.

Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.”

Jack Kerouac

Shakshuka, o Shakshouka, nome difficile da pronunciare, nel tentare di farlo la lingua mi si attorciglia.

Posso solo dirvi che adoro questa ricetta! Mi è piaciuta troppiSSimo!

Ho visto alcune foto su Pinterest, social che per me è una droga... eh si, quando ci entro, finisce che rimango lì a scorrere e pinnare foto come se non ci fosse un domani.

È partito tutto così insomma, ho visto alcune foto, piccola ricerca di storia e ricetta ed ecco qui, fatta, fotografata velocemente e sbafata subito ché è buona calda calda e con l’ovetto cotto al punto giusto, né troppo, né troppo poco.

Di versioni sul web ne ho trovate parecchie, io alla fine mi sono fermata da loro, ché sono bravi e a me piacciono molto, anche se confesso che qualche piccola modifica/aggiunta l’ho fatta.

La shakshuka è probabilmente di origine nord africana (in berbero infatti significa ‘mistura’), importata successivamente nella cucina israeliana dagli ebrei tunisini immigrati in Israele, viene servita di solito a colazione o cena accompagnata da un’insalata e, necessariamente dal pane, ché qui la scarpetta è assolutamente d’obbligo.

Potete decidere di prepararla in una unica padella e poi servirla nei piatti, oppure presentarla direttamente in piccole padelline monoporzione.

Io ho preferito la seconda possibilità (adoro ‘sto padellino e appena ne ho la possibilità lo uso!).

Ricettina?

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SHAKSHUKA 

 

Ingredienti (Dosi per 4 persone)

4 uova

600 g polpa di pomodoro

1 spicchio d’aglio

½ cipolla dorata

2 pomodori

4 friggitelli

½ peperone

1 peperoncino piccante fresco (o secco)

1 cucchiaino ca. di cumino

paprika qb

olio evo qb

Preparazione

In una padella dal fondo spesso e sufficientemente capiente, fate rosolare con poco olio evo la cipolla tritata finemente e lo spicchio d’aglio intero e schiacciato.

Unite i pomodori tagliati a dadini e i peperoni privati dei semi e filamenti e tagliati a piccole listarelle, fate cuocere qualche minuto.

Unite la polpa di pomodoro, poca acqua, una presa di zucchero per regolare l’acidità, il sale, il cumino e la paprica, eliminate lo spicchio d’aglio ed unite il peperoncino piccante tagliato a pezzetti.

Ponete all’interno anche i friggitelli a cui avrete eliminato il picciolo e i semi interni, lasciate cuocere a fiamma bassa, fino a quando si saranno cotte le verdure ed il sugo ristretto.

Una volta pronto unite le uova, ben distanziate tra loro, facendo attenzione a non rompere il tuorlo, e cercando di farle rimanere in superficie.

Continuate la cottura fino a quando l’albume sarà rassodato ed il tuorlo leggermente velato.

Servite ben caldo.

 

Accompagnare con taaaanto pane per la ‘scarpetta’!

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Buona settimana gente!

 

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Antipasti/ Greenery mood/ Piatti unici/ Salato

Crab & avocado sandwich a San Diego: la #California con Morato

 

8 blogger, 8 ricette ed 8 tappe da Nord a Sud per scoprire la #CALIFORNIA , accompagnandovi in un tour virtuale, per il concorso #italialovesamerica di Morato Pane.

Il racconto delle varie tappe nei post delle amiche blogger che mi hanno preceduta, mi ha fatto in parte ripercorrere un viaggio studio fatto tanti anni fa quando, appena ventenne, sono partita alla volta di S. Francisco.
Primo volo aereo, primo viaggio da sola, quasi due mesi distante dalla famiglia e ad attendermi parenti americani che non avevo mai incontrato.
Ho visitato diverse località, ma solo fino a Big Sur, ero troppo giovane e timorosa per andarmene a spasso per la California tutta sola, quindi spingermi oltre e portarvi virtualmente a S. Diego, nella settima tappa di questo viaggio, per me è un enorme piacere!

Per respirare a fondo l’atmosfera californiana, bisogna davvero cavalcare l’onda e raggiungere S. Diego!
Città dall’influenza messicana, movimentata, giovane, ricca e curata, con le sue lunghe e sconfinate spiagge, le alte palme ai lati delle strade, il clima mite durante tutto l’anno, S. Diego è la città californiana per eccellenza.

San Diego collage_2foto credits Lucia e Valentina de Pianeta cucina e i suoi satelliti

 

Situata poco sopra al confine messicano, S. Diego un tempo era una Missione francescana, di cui conserva ancora le atmosfere tra gli edifici della città vecchia, il suo cuore messicano infatti pulsa ancora nella Old Town.
Da Balboa Park con i suoi innumerevoli musei e spazi espositivi, alla vita notturna del Gaslamp Quarter con i suoi ristoranti e locali, la Jolla, il quartiere ‘gioiello’ con le sue spiagge scogliose, passando per Mission Bay e le sue 27 miglia di spiaggia, e arrivando a Coronado Island ed alla sua bellissima spiaggia, insomma S. Diego con il suo mix di storia, natura, sport e movida, offre tantissimo al visitatore ed è davvero una tappa imperdibile!

Il legame degli abitanti con il mare è molto forte a S. Diego, anche nella cucina. Perché non proporvi quindi un sandwich dove il granchio, è abbinato all’avocado, frutto di cui la contea di S. Diego è uno dei maggiori produttori?

 

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CRAB & AVOCADO SANDWICH a SAN DIEGO: la #CALIFORNIA CON MORATO

 

Ingredienti

Ingredienti per 4 persone

1 confezione di American Sandwich Classico Morato

700 g di chele di Granciporro (oppure polpa di granchio confezionata)

8 fette di Emmental (o altro formaggio filante)

3 avocado maturi

1 limone biologico

2 lime

7-8 pomodori datterino

1 cipollotto

Sale qb

1 Peperoncino verde Jalapeno (facoltativo)

foglie di insalata qb (scarola o gentile)

Pepe bianco qb

Olio evo qb

Preparazione

Preparate la salsa guacamole: sbucciate 2 avocado, eliminate il nocciolo e schiacciate la polpa con i rebbi di una forchetta.

Unite il succo dei lime, il cipollotto tritato, i pomodori datterino tagliati a piccoli cubetti ed il peperoncino jalapeno tagliato a pezzetti (se desiderate un guacamole piccante), regolate di sale e pepe e tenete da parte.

Se utilizzate le chele di granchio, lessatele per 10-12 minuti, fatele raffreddare un po’ quindi , utilizzando uno schiaccianoci, rompetele per estrarne la polpa. Eliminate eventuali cartilagini e fate attenzione ad eliminare tutte le schegge.

Condite con sale, pepe, succo e un po’ di scorza grattugiata del limone (nel caso utilizziate polpa di granchio confezionata, eliminate il liquido, strizzatela bene, controllate che non ci siano cartilagini, e condite come sopra).

Tostate le fette di pane su un solo lato, disponete le fette di emmental sulla fetta inferiore di ciascun sandwich e passatela sotto al grill per alcuni minuti affinché si sciolga leggermente.

Disponete sopra al formaggio una foglia di insalata (precedentemente lavata ed asciugata), abbondante salsa guacamole, della polpa di granchio e finite con delle fette sottili di avocado. Spalmate poco guacamole sulla seconda fetta quindi chiudete il sandwich e servite subito.

 

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Il sandwich ve lo offro io,

voi lasciatevi catturare dall’aria rilassata e vacanziera che si respira a S. Diego,

immaginatevi seduti in un locale sulla baia, ad ascoltare musica, guardando i surfisti che cavalcano le onde dell’oceano, in attesa del tramonto.

Magari il sogno si realizza quindi forza! Cosa aspettate a partecipare?

 

Qui  il regolamento completo!
Avete tempo fino al 14 Dicembre 2015!

L’ottava e ultima tappa del nostro viaggio sarà con Vatinee a Palm Springs!
Stay tuned!

 

 

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Piatti unici/ Primi piatti/ Salato

Cous cous mediterraneo di mare e di terra

Una pietanza che amo preparare spesso, variandola con ingredienti diversi.

Ricetta che nasce in collaborazione con Territori Coop.

Piatto di origine araba e simbolo della convivialità, una pietanza che fa da legante, accomunando culture e popoli diversi.

Il cous cous è un piatto che evoca l’Oriente, notti sahariane di luna e cieli stellati, le carovane tra le dune, il tè nel deserto, non a caso è una preparazione originaria e tipica del Nord Africa, in particolare delle popolazioni berbere del Maghreb. Il cous cous è un piatto antico, la sua storia è paragonabile solo a quella del pane o del riso, una leggenda ne narra la nascita addirittura tra il 970 e il 930 prima di Cristo.

Nato come alimento ‘povero’, viene ottenuto dal grano duro, Triticum durum, (in alcune regioni anche da orzo o miglio), che viene macinato grossolanamente. La semola ottenuta viene cosparsa d’acqua e lavorata a lungo con le mani fino ad ottenere tante piccole pallottoline, queste vengono poi passate al setaccio al fine di ottenere piccoli granelli del diametro di un millimetro circa. Vengono poi fatti essiccare al sole e successivamente cotti in speciali pentole di terracotta, formate da due tegami sovrapposti dove, nella parte inferiore vengono cotte le verdure e/o la carne, e nella parte superiore forata, cuoce la semola, che in questo modo assorbe tutti i profumi ed aromi che provengono dal brodo sottostante.

La preparazione originaria della semola e della successiva cottura è abbastanza lunga e laboriosa, oggi la sua produzione è in gran parte meccanizzata e la semola viene ormai commercializzata in tutto il mondo; solitamente la si trova in commercio precotta, viene infatti essiccata dopo essere stata cotta al vapore, così da rendere davvero veloce la sua preparazione, con la sola aggiunta di acqua o brodo bollente per farla rinvenire.

Piatto davvero mutevole, ogni paese ha la sua tradizione. In Marocco viene preparato con i 7 ortaggi (numero magico che evoca molte credenze tra il popolo berbero) o con carne di montone, ceci ed anche uvetta, in Tunisia viene servito con il pesce oppure con agnello o pollo ed accompagnato da una salsa piccante, la harissa, a base di peperoncini piccanti pestati con aglio e spezie, tra le quali il coriandolo e il carvi, e non manca la versione dolce, il mestuf, in cui la semola viene servita con miele, frutta fresca e secca e spezie profumate.
Pellegrino Artusi scriveva ”E’ un piatto di origine araba che i discendenti di Mose’ e di Giacobbe hanno, nelle loro peregrinazioni, portato in giro per il mondo”.

La diffusione di questa pietanza nei paesi del Mediterraneo avvenne soprattutto grazie agli ‘uomini di mare’, per primi gli arabi, ma anche i mercanti di spezie ed i pescatori, che giunsero in Spagna, Francia ed in Italia. In alcune regioni italiane il suo consumo è molto radicato. In Sardegna, a Carloforte troviamo il cascà, preparato con verdure di stagione, legumi e spezie, la cui tradizione deriva dai pescatori di corallo liguri che, in arrivo dall’isoletta tunisina di Tabarca, si stabilirono sull’Isola di san Pietro. Troviamo il cous cous anche nella cucina pantesca sempre grazie agli scambi culturali con la vicina Tunisia, qui preparato con pesce, molluschi ed ortaggi, ma anche a Livorno dove viene invece preparato con verdure e polpettine di carne. In Sicilia, in particolare nei territori tra Favignana, Marsala, Mazara del Vallo, Trapani e San Vito lo Capo, è un piatto tradizionale, il cuscussù trapanese ad esempio viene condito con una zuppa di pesce misto, con aggiunta di pomodoro e mandorle.

Da 18 anni¸ a San Vito lo Capo, durante il mese di Settembre, ha luogo un importante Festival che vede protagonista questa pietanza. Il Cous Cous Fest promuove la conoscenza, lo scambio e l’integrazione culturale tra i popoli del Mediterraneo, molto diversi tra loro per tradizioni, cultura e religioni, ma accomunati dalla passione per il cibo e da questa pietanza speciale.
La ricetta che vi propongo è una mia versione, a metà strada tra il cuscusù trapanese e il cous cous alla pantesca. Piatto unico un po’ laborioso ma, vi assicuro, di sicuro successo!

 

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COUS COUS MEDITERRANEO DI MARE E DI TERRA

 

Ingredienti

Dosi per 4-6 persone

300 g cous cous integrale

2 zucchine

1 melanzana

4 pomodori maturi

1 cipolla di Tropea

3 spicchi d’aglio

1kg cozze

300 g gamberi

250 g calamari (circa 4 di media grandezza)

500 g pesce (filetto di San Pietro, scorfano, gallinella)

Vino bianco secco

Passata di pomodoro qb

Brodo vegetale qb

Prezzemolo fresco qb

Basilico fresco qb

Olio evo qb

Sale qb

Pepe bianco qb

Peperoncino (a piacere)

Preparazione

Per prima cosa procedete alla pulizia delle cozze. Eliminate le cozze rotte o semiaperte, quindi spazzolatele sotto l’acqua corrente una ad una utilizzando una spazzolina dura di saggina (o una paglietta da cucina), se dovessero presentare incrostazioni potrete eliminarle facilmente con la lama di un coltello.

Lasciatele a bagno in una bacinella piena d’acqua salata per una mezz’ora affinché eliminino eventuali impurità.

Eliminate la barbetta che fuoriesce dalla conchiglia (il bisso che permette alla cozza di rimanere ancorata agli scogli), sciacquatele un’ultima volta sotto l’acqua corrente quindi riponetele in una casseruola con poco olio evo ed uno spicchio d’aglio schiacciato. Mettetele sul fuoco, non appena inizierà a sfrigolare, sfumate con pochissimo vino bianco, fate evaporare quindi coprite con un coperchio e lasciatele aprire completamente, ci vorranno 6-7 minuti.

Toglietele dal fuoco, sgusciatele in un piatto e conservatene una decina con la conchiglia per decorare il piatto. Filtrate il liquido delle cozze con un colino a fori ben stretti per eliminare tutte le impurità, tenete da parte.

Pulite e sfilettate il pesce, riducendo la polpa in piccoli pezzi. Lavate i calamari, puliteli eliminando la pelle, le interiora, gli occhi e la bocca, tagliateli a listarelle, lavate e pulite anche i gamberi.

Fate soffriggere in una padella capiente poco olio evo ed uno spicchio d’aglio schiacciato, unite la polpa di pesce, i calamari ed i gamberi. Salate e fate cuocere a fuoco vivace, unite il prezzemolo fresco lavato e spezzettato con le mani, quindi togliete dal fuoco e tenete da parte.

Lavate le verdure e riducetele in piccoli dadini, ad eccezione della cipolla che taglierete a fettine sottili.

Eliminate la buccia dei pomodori e tagliateli a cubotti.

Fate soffriggere tutte le verdure in un’altra padella con olio e uno spicchio d’aglio schiacciato, unite per ultimi la cipolla ed il pomodoro tagliato a cubetti. Unite della salsa di pomodoro (quantità a vostro piacere a seconda di quanto rosso volete il vostro cous cous).

Regolate di sale, pepe (o peperoncino, a piacere, se lo preferite un po’ più piccante) e lasciate cuocere ancora per una decina di minuti. Unite il basilico fresco lavato e tenete da parte.

Procedete alla preparazione del cous cous seguendo le indicazioni riportate sulla confezione.

Il metodo base è il seguente: sciacquate la semola sotto l’acqua corrente, versatela in una casseruola, unite poco olio e sgranate bene i chicchi con una forchetta.

Aggiungete il liquido/brodo bollente (composto in questo caso dal liquido di cottura delle cozze precedentemente filtrato, mescolato con dell’altro brodo vegetale) quantità pari al volume del cous cous, mescolate bene, coprite e lasciate riposare e gonfiare per una decina di minuti.

Trascorso il tempo, unite qualche cucchiaio d’olio e sgranatelo con una forchetta (o con le mani) affinché i chicchi rimangano ben separati, quindi mescolatelo alla verdure tenendo da parte un po’ di salsa di pomodoro con cui finirete il piatto.

Unite anche il pesce e parte delle cozze. Versate in un ampio piatto di portata, completate finendo il piatto con le rimanenti cozze e la salsa di cottura delle verdure tenuta da parte.

 

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Trovate la ricetta anche su

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A presto!

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Piatti unici/ Salato/ Secondi di pesce

Calamari ripieni con pomodori datterino confit

 

Oggi vi propongo la mia ricetta, pubblicata nel mese di agosto su Territori Coop.

Adoro pesce molluschi e crostacei, in particolar modo i calamari.

Mi piace presentarli in modo diverso ed abbinarli ai prodotti che la stagione offre, in questo caso dei datterino profumatissimi.

Un secondo piatto molto estivo, leggero e profumato e, a mio avviso, davvero irresistibile.

 

Da dove iniziamo? Dai calamari?
Fanno parte della famiglia dei molluschi cefalopodi (dal greco kephale e podos , ovvero testa con piedi), trovano ampio utilizzo nelle ricette di mare, sono molto versatili e si prestano a diversi tipi di preparazione.
I calamari qualche volta vengono confusi con i totani, la principale differenza tra loro sta nelle pinne, che nel calamaro coprono circa metà della lunghezza della sacca, mentre nel totano sono inserite nell’estremità inferiore.

Il calamaro ha carni di colore bianco rosato, con una pelle rosso violacea (dev’essere di questo colore se volete un prodotto fresco), due larghe pinne lungo il corpo e 10 tentacoli, di cui due più lunghi. La loro carne è delicata, magra e gustosa, ricca di sali minerali quali sodio, potassio, fosforo e magnesio, una discreta dose di proteine e pochi grassi, è ottima cotta al forno ed in umido, ma anche fritta e alla piastra.

Grazie al loro corpo conico, si prestano in modo particolare ad essere farciti, in questo caso sarà necessario procurarsi dei calamari medio/grandi, vi sarà più semplice riempirli. Dalla Spagna alla Grecia, ma ovviamente anche in Italia, i calamari ripieni sono un vero classico della cucina di mare, ne troviamo innumerevoli versioni e ricette.
Che siano cotti al forno, in tegame, con il pomodoro o in bianco mettono sempre tutti d’accordo.

Ogni Paese, Regione, ha le sue ricette e modo di prepararli, ed anche più di uno. A me piacciono tantissimo anche ‘in umido’ ed un po’ piccanti, come li ho mangiati in Spagna diversi anni fa, presentati in un tegame di coccio super mega bollente e accompagnati da tante fette di pane abbrustolito!

Nella ricetta che vi propongo, accompagnati con i datterino confit, vanno cotti rigorosamente in bianco e con un ripieno sapido, aromatico ma molto semplice.
Sapete da cosa deriva la parola confit? Dal francese confire, candire, conservare.

Si tratta di una tecnica di conservazione abbastanza antica, che ha le sue origini nel Medioevo, in Francia. Una cottura a bassa temperatura, inizialmente utilizzata per conservare la carne principalmente di anatra e di oca, carni che diversamente si sarebbero rovinate in brevissimo tempo.

Il principio di questo metodo è quello di eliminare il più possibile l’acqua contenuta nel prodotto, causa principale del deterioramento degli alimenti. Alla cottura a bassa temperatura venivano abbinati o zucchero o aceto o grassi animali, che aiutavano nel preservare gli alimenti.

Solo successivamente questo metodo è stato utilizzato anche per verdure ed ortaggi, con risultati peraltro ottimi, perché questo tipo di cottura esalta molto il sapore naturale, mantenendo intatta la struttura dell’ingrediente.
Potete utilizzare i pomodori che preferite, normalmente vengono utilizzati i pomodori ciliegino, molto buoni, io ve la propongo con i datterino, leggermente più dolci, ai quali in cottura, oltre allo zucchero ed agli aromi, aggiungo anche la buccia del limone che crea un piacevolissimo contrasto.

Vi consiglio di prepararne una dose abbondante dato che è necessario tenere acceso il forno per svariate ore, per questo motivo ho indicato ingredienti per 1 kg di pomodori, una volta cotti e raffreddati potrete tranquillamente conservarli in frigorifero per alcuni giorni.
Sono perfetti da soli come antipasto, su una fetta di pane abbrustolito, ma anche come condimento della pasta o del riso (sia caldi che freddi), su pizze e focacce e, ovviamente, per accompagnare secondi di carne o di pesce.

Insomma, io li considero un goloso passe-partout!

 

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CALAMARI RIPIENI CON POMODORI DATTERINO CONFIT

 

Ingredienti

Calamari ripieni

8 calamari medio/grandi

2 uova biologiche

Pane grattugiato qb

2 spicchi d’aglio

4-5 cucchiai di Grana Padano grattugiato

3-4 acciughe

Prezzemolo fresco qb

Basilico fresco qb

2-3 pomodori secchi

1 peperoncino

Olio evo qb

Sale integrale qb

Pepe bianco qb

Vino bianco secco qb (per sfumare)

Pomodori datterino confit

1 kg pomodorini datterino (o ciliegino)

3 cucchiai di zucchero

3 spicchi d’aglio

2 limoni biologici (buccia)

Timo fresco qb (meglio se limonato)

Sale qb

Pepe bianco qb

Olio evo qb

Preparazione

Per i pomodori datterino confit

Lavate ed asciugate accuratamente i pomodori datterino (o ciliegino). Tagliateli a metà nel senso della lunghezza e disponeteli su una teglia rivestita di carta forno (per 1 kg di pomodori ve ne servirà più di una), uno accanto all’altro e con la parte tagliata rivolta verso l’alto.

Tritate finemente l’aglio (privato dell’anima), grattugiate la buccia del limone e lavate le foglioline di timo sotto l’acqua corrente.

Cospargete i pomodorini con lo zucchero in modo uniforme, poi anche con l’aglio tritato e la buccia del limone. Distribuite sopra le foglioline di timo, salate e pepate e cospargete con un filo d’olio evo, quindi infornate a 100° per circa 3 ore (è anche possibile ridurre il tempo di cottura a un’ora e mezza/due aumentando la temperatura a 130-140°, ma il risultato è migliore con la temperatura a 100°).

Per i calamari ripieni

Pulite i calamari, staccate i tentacoli dalle sacche, eliminate la bocca, gli occhi, la pelle che riveste le sacche, la cartilagine interna e le interiora, quindi lavateli bene sotto l’acqua corrente.

Tagliate i tentacoli in piccoli pezzetti.

Fate rosolare uno spicchio d’aglio tritato con un filo d’olio evo in una padella dal fondo spesso, unite le acciughe spezzettate ed i trito di tentacoli, lasciate saltare alcuni minuti.

Versate il composto in una ciotola ed unite le uova, basilico e prezzemolo lavati e tritati ed il Grana Padano grattugiato.

Mescolate bene, regolate di sale e pepe ed unite anche il pane grattugiato, tanto quanto ve ne chiederà il composto, dovrà rimanere abbastanza morbido.

Aiutandovi con un cucchiaino, riempite le sacche dei calamari con il composto preparato, chiudetele con uno stecchino. Fate attenzione a non riempirli troppo, in cottura le sacche si ritireranno leggermente e potrebbe fuoriuscire il ripieno.

Tritate i pomodori secchi insieme al peperoncino.

Fate rosolare i calamari in una padella dal fondo spesso (anche la stessa usata precedentemente per cuocere i tentacoli) con olio, lo spicchio d’aglio schiacciato e il trito di pomodori secchi e peperoncino, salate.

Una volta rosolati bene su tutti i lati, sfumate con poco vino bianco, fate evaporare e, se necessario, unite poca acqua e fate cuocere a fiamma vivace per 15-20 minuti, comunque fino a quando saranno ben rosolati.

Eliminate gli stecchini e servite interi o affettati insieme ai pomodorini confit.

 

 

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Ovviamente la ricetta la potete trovare anche su

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A presto!

 

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Antipasti/ Piatti unici/ Salato/ Senza categoria

Pomodori gratinati ripieni di miglio, melanzane e feta

 

Adoro i pomodori gratinati!

D’estate sono un piatto unico perfetto, anche freddi, accompagnati da un’insalata mista.

Questi ripieni di miglio sono speciali.

La volete sapere la reazione di mio marito la prima volta che ha visto in cucina un sacchettino di miglio?

“Sai che mio papà questo lo dava ai canarini?”

Va beh, non credo di essere l’unica a lottare contro una famiglia prevenuta verso ingredienti inusuali…

Certo il miglio va lavorato, nel senso che ad esempio è bene cuocerlo insieme a della buccia di limone, in modo da eliminare il sapore di sacco.

Va unito a ingredienti gustosi, profumato con erbe aromatiche, arricchito con formaggio saporito.

Insomma va usata la fantasia ed il gusto, come si deve fare in cucina.

La cosa certa è che il miglio fa bene.

Un giorno (il marito) è tornato a casa per pranzo dicendo “Ma lo sai che parlavano del miglio alla radio poco fa? Dicono faccia benissimo..”

E io: “Ma dai…davvero?” Santa pazienza! Ma lo devono dire alla radio che fa bene?

Il miglio è un cereale molto antico, anche gli antichi Egizi lo conoscevano e lo coltivavano. Non è molto comune il suo consumo nel nostro continente, anche se ormai si trova facilmente in commercio sotto forma non solo di semi, ma anche di farina e fiocchi. Rappresenta invece una risorsa alimentare molto importante in alcune regioni asiatiche ed africane.

Dal punto di vista nutrizionale ha un maggior apporto proteico rispetto al frumento al riso ed al mais. Non contiene glutine, è ricco di carboidrati, fibra e di vitamine. Tra le proprietà del miglio va sottolineato l’effetto alcalinizzante.

Quindi perché darlo solo ai canarini?

Andiamo alla ricettina và!

 

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POMODORI AL GRATIN RIPIENI DI MIGLIO, MELANZANE E FETA

 

Ingredienti

(dose per 6 persone)

12 pomodori tondi a grappolo

150 g di miglio decorticato biologico

1 limone biologico

100 g formaggio feta

1 melanzana media (oppure 2 piccole)

2 spicchi aglio

olio evo qb

Parmigiano Reggiano qb

sale integrale qb

pepe bianco qb

menta fresca qb

basilico fresco qb

Preparazione

Mettete il miglio in un setaccio a maglie fini e lavatelo accuratamente sotto l’acqua corrente.

Fatelo tostare leggermente (1-2 minuti) in una padella dal fondo spesso, quindi procedete alla cottura.

Lessatelo in acqua salata bollente insieme ad una scorza di limone biologico secondo i tempi di cottura indicati sulla confezione (circa 20 minuti).

Scolatelo e tenetelo da parte.

Lavate bene le melanzane e ricavatene dei dadini, fateli saltare in una padella antiaderente dove avrete fatto soffriggere 1 spicchio d’aglio (privato dell’anima) tritato, salate e pepate, quindi unite al miglio e mescolate bene.

Sbriciolate dentro anche il formaggio feta e del Parmigiano Reggiano grattugiato (circa 3 cucchiai), spezzettate anche le foglie di basilico e di menta, aggiungete olio evo a piacere e mescolate bene.

Lavate bene i pomodori, tagliate la parte superiore e scavate la polpa aiutandovi con un coltello ed un cucchiaio.

Tagliuzzate parte della polpa ed unitela al miglio. (Con la rimanente potete preparare un’ottima panzanella, ma questa è un’altra ricetta!)

Disponete i pomodori in una pirofila leggermente unta d’olio con l’aglio schiacciato, riempiteli bene con il miglio ed infornate (forno già caldo) a 180° per circa 25-30 minuti. Comunque fino a quando avranno una leggera crosticina in superficie.

NOTE:

La regola base per molti cereali è anzitutto il lavaggio accurato, o sotto l’acqua corrente o in ammollo cambiando spesso l’acqua fino a quando non risulterà limpida e priva di impurità, poi la tostatura prima di procedere alla cottura.

La quantità di acqua da utilizzare per la cottura è di due parti di acqua per una parte di miglio.

Questi pomodori potete consumarli sia tiepidi che freddi, sia come antipasto che come piatto unico.

Vi basterà variare la quantità!

 

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Buona settimana gente!

 

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Piatti unici/ Primi piatti/ Salato

Zuppa di merluzzo, fagiolini, taccole e ceci

 

 

Oggi una ricetta che potete trovare anche su Territori Coop.

Una zuppa gustosissima, nutriente e sana.

Perché le zuppe non hanno davvero stagione, almeno per me!

Buon inizio di settimana a tutti!

Non so per voi, ma per me le zuppe non hanno davvero stagione.

Comfort food per eccellenza, quando arriva la stagione fredda, un bel piatto di zuppa è un ottimo modo per affrontarla e ristorarsi, sia fisicamente che psicologicamente.
Il sobbollire lento, gli aromi ed il profumo che si sprigionano ed avvolgono la casa, e una bella scodella di zuppa calda servita con del pane raffermo ed abbrustolito.
Ma, lasciatemelo dire, è un vero peccato vederle scomparire dalle nostre tavole con l’arrivo della stagione calda.

Io le trovo perfette anche in primavera ed in estate, magari servite tiepide o addirittura fredde, con del pane tostato condito con poco olio, e profumato con aglio ed altre aromatiche.
La nascita della zuppa è strettamente legata all’esigenza di utilizzare un alimento molto importante, il pane.

Infatti, il nome zuppa risale al gotico suppa, il cui significato è fetta di pane inzuppato, nome molto simile nelle altre lingue europee, soupe in francese, Suppe in tedesco e sopa in spagnolo. Durante il Medioevo infatti il pane aveva la funzione di piatto, veniva servita una larga fetta di pane sopra la quale si appoggiavano le altre pietanze, come la carne o il pesce. Alla fine del pasto questo pane era intriso dei liquidi e condimenti e veniva donato alla servitù che lo cuoceva con acqua e verdure ottenendo una zuppa calda e profumata.

Se in origine preparare una zuppa significava mettere nella pentola ciò che c’era in dispensa per necessità, oggi può davvero diventare un’arte culinaria divertente e semplice, spaziando tra le infinite possibilità e combinazioni che ci permette l’enorme assortimento di prodotti stagionali, spezie ed aromi a nostra disposizione.

Spesso sono dei piccoli capolavori di gusto, create con tecniche ed ingredienti semplici. Grazie poi alle influenze etniche, è possibile arricchirle di sapori e profumi nuovi, creando accostamenti insoliti e straordinari che vanno ad aggiungersi alle ricette della tradizione regionale italiana.

L’ideale è sempre utilizzare prodotti che la stagione ci offre, per sfruttarne al meglio le proprietà benefiche e nutrizionali. In questo caso fagiolini e taccole poveri di proteine ma ricchi di fibra e minerali si sposano molto bene con i ceci, chiamati anche la carne dei poveri, che di carboidrati e proteine sono invece molto ricchi.

Altro alimento molto importante da inserire nella propria alimentazione per una dieta sana è certamente il pesce; il merluzzo nello specifico ha carni con un bassissimo contenuto di grassi, ma con un buon apporto di grassi Omega 3, quelli che aiutano a ridurre il colesterolo cattivo e ad aumentare quello buono, è inoltre molto ricco di proteine e vitamine del gruppo B, oltre che di importanti minerali quali fosforo, iodio, ferro e calcio.

Insomma, utilizzando con un po’ di creatività e fantasia ed i prodotti che la stagione ci offre, possiamo racchiudere in una zuppa un vero concentrato di sapori e proprietà benefiche per il nostro organismo.

 

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ZUPPA DI MERLUZZO, FAGIOLINI, TACCOLE E CECI

 

Ingredienti

Ingredienti per 4 persone

500 g merluzzo

350 g fagiolini

350 g taccole

300 g ceci (precotti)

1 patata media

½ cipolla

1 lt brodo vegetale (preparato con carota, sedano e cipolla)

1 spicchio d’aglio

Pomodori pelati qb

Olio evo qb

Sale integrale qb

Pepe bianco qb

Basilico fresco qb

Prezzemolo fresco qb

Preparazione

Lavate e spuntate i fagiolini e le taccole, eliminate eventuali filamenti e tagliateli a pezzetti (leggermente obliqui).

Lessateli in acqua bollente salata per circa 15 minuti, scolateli al dente e teneteli da parte.

Lavate le patate, sbucciatele, tagliatele in 4 e cuocetele a vapore.

In una padella con poco olio evo fate soffriggere l’aglio privato dell’anima e tritato (oppure schiacciato nel caso preferiate dare solo sapore e toglierlo), tagliate il cuore di merluzzo a cubotti e fatelo dorare ed insaporire per alcuni minuti. Spegnete e tenete da parte.

In una casseruola abbastanza capiente, fate soffriggere i ceci con poca cipolla tritata, unite qualche mestolo di brodo e fate insaporire. Unite anche i pelati tagliati grossolanamente, i fagiolini e le taccole lessati precedentemente, e le patate cotte al vapore e tagliate a dadini.

Salate unite altro brodo, i pezzettoni di merluzzo e lasciate insaporire bene.

Verso fine cottura unite le erbe aromatiche spezzettate e pepate.

Servite con un filo d’olio ed una fetta di pane tostato, meglio se insaporito strofinandolo con uno spicchio d’aglio.

 

 

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Potete leggerla anche su

 

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Antipasti/ Greenery mood/ Piatti unici/ Primi piatti/ Salato

Cous cous integrale agli asparagi e piccole zucchine con fiore

 

 

Leggevo recentemente sul Corriere Salute un articolo relativo alla diseducazione alimentare dei ragazzi che risulta essere in aumento.

Dall’indagine Nazionale “Adolescenza, alimenti per crescere” realizzata dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza in collaborazione con Coop ed il patrocinio di EXPO 2015, emergono comportamenti sbagliati per quanto concerne la corretta distribuzione dei pasti nell’arco della giornata.

Se pranzo e cena vengono rispettati dai più, per colazione e spuntino di metà mattinata e pomeriggio non va molto bene.

Nello specifico tanti adolescenti, troppi, circa il 20%, dichiara di non farla mai.

“Un comportamento sbagliato e controproducente proprio per quanto concerne il controllo del peso, in quanto una non corretta distribuzione dell’apporto nutrizionale nell’arco della giornata favorisce proprio il sovrappeso e l’obesità” spiega Gianni Bona, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università del Piemonte Orientale.

“Non riusciamo a radicare negli adolescenti l’abitudine ad avere quotidianamente cinque appuntamenti con il cibo, molto differenti tra loro per composizione e quantitativi, ma tutti e cinque importantissimi” Piernicola Garofalo, Presidente della Socuatà Italiana di Medicina dell’Adolescenza. “Del resto non c’è da meravigliarsi, perchè siamo noi adulti per primi a non rispettare questi cinque momenti nutrizionali…l’impostazione complessiva delle nostre abitudini di vita, impegni lavorativi e scolastici, distanze (specie nelle grandi città) e stress hanno modificato drasticamente la vita familiare e, con essa il momento dei pasti, tradizionalmente legato alla famiglia”.

Collegato a questo, emerge il problema che molti degli intervistati ammettono di avere una dieta limitata anche durante i due ‘pasti principali’, mangiando spesso ‘sempre le stesse cose’.

Forse legato alla mancanza di tempo, o alla facile resa dei genitori, che assecondano troppo facilmente i gusti alimentari dei figli, finendo per preparare solo le cose che gradiscono, i bambini diventeranno ragazzi non abituati né propensi a provare ed assaggiare nuove pietanze e sapori.

L’articolo lo potete leggere qui.

Confesso che non è semplice. Variare il menu della famiglia in modo adeguato, pensarlo, lavorare di fantasia, cucinare e poi una volta arrivati a tavola sentire un sacco di lamentele e sbuffi…

No, non è facile, né piacevole…viene davvero voglia di dire ‘Ma chi cavolo me lo fa fare?‘ ‘Beccati sto petto di pollo coi pomodori‘ pure a novembre e non se ne parla più…

Però poi avere la giusta dose di insistenza, come spiegato nell’articolo, dà i suoi risultati al momento giusto.

Lo sto sperimentando con la pre-adolescente, che un tempo (esattamente come la piccoletta oggi..) provava una certo disgusto per tutto quello che era verde ed arancione…leggasi mangiava solo pomodori e patate.

Beh, a distanza di anni, vederla chiedere il bis di questo cous cous tutto verde (…e un filino arancione) dà una certa soddisfazione, lo confesso.

Mamme all’ascolto, non demordete e vedrete che prima o poi i risultati arrivano!

Ricettina?

 

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COUS COUS INTEGRALE AGLI ASPARAGI E PICCOLE ZUCCHINE CON FIORE

Ingredienti

Dose per 4 persone

300 g cous cous integrale

1 mazzetto di asparagi verdi

1 mazzetto di asparagi bianchi

6 piccole zucchine con fiore

1 spicchio d’aglio

50 g Parmigiano Reggiano

olio evo qb

sale integrale qb

pepe bianco qb

basilico fresco qb

menta fresca qb

Preparazione

Cuocete il cous cous seguendo le indicazioni riportate nella confezione.

Lavate gli asparagi, eliminate i filamenti passando il gambo con un pelapatate e tagliate la parte finale più legnosa.

Cuoceteli al vapore oppure lessateli, mantenendoli abbastanza al dente. Tagliateli a pezzettoni, mantenendo intatte le punte, tenete da parte.

Lavate le zucchine e tagliatele a piccole rondelle, lavate anche i fiori ed eliminate il pistillo.

Scaldate una padella antiaderente con poco olio, fate soffriggere l’aglio privato dell’anima e tritato, unite le zucchine, fatele soffriggere per alcuni minuti ed infine anche i fiori tagliati, salate, pepate e tenete da parte.

Condite il cous cous con abbondanti foglie di menta e basilico freschi spezzettate, unite tutte le verdure, il Parmigiano a scaglie, ulteriore olio evo, sale e pepe se necessario.

Servite tiepido o freddo.

 

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 Buon lungo fine settimana gente!

 

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Antipasti/ Piatti unici/ Salato

Quiche di riso e orzo agli agretti e provolone

 

“L’uomo veramente libero è colui che rifiuta un invito a pranzo

senza sentire il bisogno di inventare una scusa”

Jules Renard

Non so se è così anche per voi, ma per me la primavera è la stagione della rinascita, la attendo sempre con tanta impazienza.

È la stagione delle passeggiate, delle corsette mattutine, delle erbette spontanee da raccogliere, della frutta colorata, dei fiori e dei profumi nell’aria.

Le giornate decisamente più lunghe e tante ore in più da potersi godere all’aria aperta.

In primavera, in cucina, ci si può davvero sbizzarrire con frutta e verdura; andare a fare la spesa è un vero piacere, tante sono le verdure e i legumi freschi a disposizione.

Gli agretti, noti anche con il nome di barba di frate, sono una verdura tipica primaverile, un vero toccasana per la salute, disintossicanti e poveri di calorie, si possono anche mangiare crudi.

Io li preferisco lessati o cotti al vapore, conditi semplicemente con sale, pepe, olio e limone; si prestano molto bene alla preparazione di quiche, torte salate e frittate.

Questa quiche la potete servire come antipasto, magari insieme ad una insalata con rucola e misticanza, oppure anche come secondo o piatto unico accompagnandola ad una insalata magari un po’ più robusta.

Ricettina?

 

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QUICHE DI RISO E ORZO AGLI AGRETTI E PROVOLONE

Ricetta brisée di M. Roux dal libro “Frolla e Sfoglia”

Ingredienti

Pasta brisée

150 g farina d’orzo biologica

100 g farina di riso biologica

160 g burro biologico freddo

1 uovo biologico

1 cucchiaio late freddo

½ cucchiaino sale

semi di sesamo nero e bianco

Farcia

3 uova biologiche

200 ricotta di mucca biologica

50 ml panna fresca

50 g Grana Padano grattugiato

50 g provolone piccante

sale e pepe qb

1 limone non trattato (buccia)

1 mazzetto di agretti

Preparazione

Pasta brisée

Potete prepararla a mano impastando velocemente tutti gli ingredienti, oppure utilizzare la planetaria (con il gancio) . Se lo fate a mano mettete in una terrina la farina precedentemente setacciata, fate una fontana e mettete il burro al centro, ben freddo e tagliato a pezzetti, il sale e l’uovo. Lavorate velocemente fino ad ottenere un composto grumoso, quindi aggiungete il latte e lavorate bene fino ad ottenere un impasto compatto. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola per alimenti e fatela riposare in frigorifero per almeno un’ora.

Preriscaldate il forno a 190°.

Stendete la brisée su una spianatoia infarinata in una sfoglia di circa 3 mm di spessore. Adagiatela su uno stampo imburrato ed infarinato (o foderato di carta forno), fatela aderire bene e ritagliate i bordi. Bucherellate il fondo con i rebbi di una forchetta e mettete in frigorifero per una decina di minuti.

Procedete con la cottura in bianco, coprendo il fondo del vostro guscio di brisée con della carta da forno coperta con dei pesi (io fagioli secchi). Cucocete in forno ben caldo a 190° per 15 minuti. Estraete del forno.

Con la pasta avanzata potete ritagliare dei piccoli rombi, cospargerli di semi di sesamo nero e bianco, e ‘fissarli’ passando sopra delicatamente il matterello. Potete distribuirli intorno alla quiche come a formare una decorazione del bordo, oppure semplicemente disporli su una teglia coperta di carta forno e cuocerli per pochi minuti in forno bene caldo.

Farcia

Eliminate le radici degli agretti e lavateli bene sotto l’acqua corrente per eliminare tutta la terra. Lessateli in acqua bollente salata per 3-4 minuti. Scolateli e tuffateli in acqua fredda (io nell’abbattitore di temperatura) sia per fissare il colore verbe brilante che per fermare la cotttura. Scolateli e spuzzateli di succo di limone. Tenete da parte.

Sbattete le uova, unite la ricotta, la panna, il Grana Padano grattugiato, sale pepate e sbattete bene, unite anche il provolone tagliato a pezzetti e della buccia di limone grattugiata a piacere.

Versate il composto sulla base della quiche, disponete gli agretti lessati a ciuffetti.

Infornate per altri 30-35 minuti circa.

 

NOTE:

Potete preparare la pasta brisée anche utilizzando il robot da cucina, versate tutti gli ingredienti ed il burro ben freddo tagliato a pezzetti, azionate fino a quando si formerà una palla.
Michel Roux non ne sarebbe felice, ma quando c’è poco tempo anche questo è concesso!

 

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Buona settimana gente!

 

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CONSIGLIA Tartellette con confettura di latte e miele