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blogtour/ Eventi/ Primi piatti/ Salato

Piccoli cannelloni con Asparagi Bianchi di Cimadolmo IGP e fiori di zucchina

Stagione meravigliosa la Primavera.

Qui in Veneto è tempo di erbe spontanee e altri preziosi germogli che arrivano a colorare ed arricchire i nostri piatti.

Per l’11° anno torna una importante Rassegna enogastronomica che, tra le altre delizie di stagione, celebra gli Asparagi ad Indicazione Geografica Protetta, per la precisione l’Asparago Bianco di Cimadolmo IGP e l’Asparago di Badoere IGP.

È infatti in queste terre, tra il fiume Sile ed il Piave, in terreni alluvionali fertili e ricchi di minerali, che da secoli si coltivano gli asparagi.

Imperdibili tre appuntamenti della Rassegna, la 50ª Mostra dell’Asparago di Badoere IGP, la 42ª Festa dell’Asparago Bianco di Cimadolmo IGP (entrambe fino al 7 Maggio 2017) e la 15ª Mostra dell’Asparago IGP e delle Erbe Spontanee a Preganziol (TV) il 6 e 7 Maggio.

Numerosi saranno gli asparagicoltori presenti e tantissimi gli appuntamenti in programma, laboratori, artisti di strada, stand gastronomici, tutto all’insegna della tradizione e del folklore locali e della buona cucina.

Nei prossimi giorni andrò alla scoperta delle terre dove si coltiva l’Asparago Bianco di Cimadolmo IGP insieme ad un gruppo di blogger e instragrammer.

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blogtour/ Diario/ Travel

Una giornata (bellissima) da Poli Distillerie #grappaioliperungiorno

 

Sono ormai passate alcune settimane.

Ultimamente ho dei tempi biblici nel pubblicare sul blog. L’ho scritto più volte e ormai sarete anche annoiati nel leggerlo. Mi manca il tempo.

Ma potevo non raccontare questa bellissima giornata trascorsa in quel di Schiavon presso Poli Distillerie?

Hastag della giornata #grappaioliperungiorno … si, si avete capito bene, abiti e scarpe comode (questo diceva la mail invito), ci siamo rimboccati le maniche e lavorato tra caldaiette fumanti ed alambicchi!

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La giornata è iniziata di buon’ora con la calda e familiare accoglienza della famiglia Poli e dei suoi collaboratori, un caffè tutti insieme e si inizia con la visita.

Ascoltare Jacopo Poli che racconta la storia della sua famiglia, le origini contadine, le tradizioni, osservare gli oggetti che ci circondano e che raccontano anni di storia, tenacia e passione, è un vero piacere. Una famiglia che ha visto la sua storia sempre in questi luoghi, spostandosi di soli 18 km in ben 600 anni.

Dal primo commercio di cappelli in paglia e vino nell’antica Osteria ‘Al Cappello’ (dove oggi ha sede la stessa distilleria) alla produzione della Grappa, le cui conoscenze e tradizione si tramandano di generazione in generazione, fino all’apertura della Distilleria, nel 1898.

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Ma partiamo dalla base.

La grappa è l’acquavite italiana che si ottiene distillando la vinaccia, ovvero la parte solida dell’uva, buccia e vinaccioli.

L’impiego di una materia prima solida, a differenza delle altre acqueviti che si ottengono invece da materie prime liquide, trova sicuramente spiegazione nella cultura rurale che prevede di non sprecare nulla di quanto la natura ci mette a disposizione.

Dell’uva, una volta ricavato il vino, rimane la vinaccia, con la quale nel corso dei secoli si è sviluppata la tradizione della produzione della grappa.

Tra i fondamenti della famiglia Poli l’utilizzo di materia prima sana e freschissima e la distillazione immediata.

Presso la Distilleria Poli sono funzione 5 alambicchi a ciclo discontinuo per la distillazione artigianale della Grappa, per un totale di 12 caldaie a vapore e 4 caldaie a bagnomaria.

Il vecchio misuratore fiscale, perfettamente funzionante.

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Ma è tempo di indossare i grembiuli e i guantoni, tocca a noi!

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La vinaccia, fresca e appena separata dall’uva, va caricata nei cesti (4 per ogni caldaietta), che vengono calati uno sopra l’altro all’interno di ciascuna caldaietta e si procede alla ‘cotta’.

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Questo processo dura circa 3 ore e da 100 kg di vinaccia di ottengono dai 3 ai 5 litri di grappa.

Una volta terminato, si procede allo svuotamento delle caldaiette, estraendo un cesto alla volta.

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Non potete immaginare il profumo inebriante di questi vapori, a fine giornata ne avevo capelli e abiti impregnati!

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E non si butta nulla! Le vinacce esauste si impiegano in altri modi: con i semi di ottiene l’olio di vinacciolo mentre le bucce si trasformano in concime, oppure, se essiccate diventano panetti combustibili.

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Il distillato che si ottiene si compone (e viene diviso) in 3 parti, la testa (10%), il cuore (75%) e la coda (15%).

La bravura del distillatore sta nella capacità di riconoscere e separare testa e coda, ed eliminarli. La Grappa si ottiene dalla parte centrale, il cuore, in cui sono concentrate tutte le sostanze più nobili.

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In questa giornata ogni senso è stato stimolato.

La possibilità di affondare le mani nella vinaccia fresca, venire avvolti dall’inebriante vapore che esce dalle caldaiette, annusare e tentare di percepire la differenza tra testa, cuore e coda della grappa, e poi degustare.

Ma vogliamo parlare dell’aperitivo?

Airone Rosso , aperitivo ottenuto per infusione in Grappa e vermouth di spezie ed erbe aromatiche, è legato all’affascinante storia della Moto Guzzi Airone Sport 250cc con la quale Toni Poli realizzò il suo sogno compiendo dei tour davvero avventurosi.

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L’assaggio è sempre un duro lavoro. Eh si. Ma andava fatto.

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Dopo un piacevolissimo pranzo tutti insieme, la cui conclusione ha visto l’assaggio di un ottimo Panettone (il Grappolone!) accompagnato dai liquori Bomb e Ciok, la fregolotta irrorata di grappa (voi non potete capire, va assaggiata!) e la patata americana cotta al vapore dentro alle caldaiette (potete immaginare di addentare una patata americana e sentire l’esplosione di tutti gli aromi della grappa in bocca?) si continua il nostro percorso di scoperta.

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Scesi nella sala degustazioni abbiamo potuto assaggiare un prodotto dalla lunga gestazione, (imbottigliato il 13 giugno 2016, dopo ben 21 anni di paziente attesa) il  Poli Esprit De Pauillac, un’acquavite di vinaccia del più prestigioso vino del mondo, il Château Lafite Rothschild – Premier Cru di Pauillac – Medoc.

Una sola parola. Meraviglia!

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Il percorso museale presso Poli Distillerie è stupendo. Uno spazio espositivo ampio, bello e curato dove si è accompagnati nel percorso da chiare e dettagliate spiegazioni.

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Cosa dire di questo alambicco mobile con caldaiette a vapore di fine ‘800?

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Le bottiglie!

Il fascino assoluto di questa collezione. Le forme, la grafica delle etichette e il suo evolversi nel corso degli anni, raccontano ed evocano tempi passati e lunghe tradizioni.

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Bellissima la Grappateca, la più ampia collezione di Grappe conosciuta in Italia. Io qui ci sarei rimasta delle ore ad ammirare bottiglia per bottiglia.

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Non sono mancate le sorprese per noi, dopo il lavoro alle caldaiette, anche la prova di tentare di ricreare un blend utilizzando diversi tipi di campioni. Diciamo che non è andata benissimo, non è affatto facile. Vanno allenati olfatto e gusto. Insomma rimandate alla prossima!

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Non posso che ringraziare la famiglia Poli per questa meravigliosa giornata e la loro calorosa accoglienza, Jacopo, la moglie Cristina, i fratelli Barbara e Andrea e i loro collaboratori, in particolare Lorna per la sua simpatia e perfetta organizzazione.  I miei compagni di avventura, Elisabetta, Monica, Elisa e Davide.

A voi non posso che suggerire una visita.

Se passate da queste parti mettetela in programma, rimarrete affascinati da quello che scoprirete e dalle persone che con tanta passione e tenacia portano avanti una tradizione di famiglia, ricca di storia e saperi.

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“Il segreto per distillare una buona grappa è semplice:

bastano vinacce fresche e cento anni di esperienza”

Alla prossima, buon fine settimana!

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Diario/ Travel

Metti una domenica a Combai, passeggiando nel bosco e raccogliendo Marroni IGP

 

Di queste meravigliose colline, famose per la produzione del Prosecco DOCG, vi ho parlato poco tempo fa su IFOOD.

Ma l’articolo non è bastato per raccontarvi tutto di questi luoghi.

Tantissimi sono i borghi da visitare, ricchi di storia, cultura e tradizioni, e numerosi i prodotti tipici da scoprire e assaporare.

Uno di questi piccoli borghi è Combai, piccola frazione di Miane (l’antica Combajo, ‘in cima alla valle’), arroccata in una zona collinare della verdissima Valsana e nota per un prodotto speciale, il Marrone di Combai IGP , eccellenza locale a cui è dedicata una festa che dura un intero mese, trasformando  il paese in un vero e proprio spettacolo a cielo aperto.

In passato, per le popolazioni locali, i castagneti rappresentavano una vera e propria risorsa e fonte di sostentamento. Furono qui introdotti nel Medioevo e, recentemente, questa coltivazione è stata valorizzata con il riconoscimento del marchio IGP al Marrone di Combai.

L’atmosfera del paese durante la Festa è molto suggestiva e lo scenario tutto attorno da favola.

Spettacoli, passeggiate naturalistiche nei boschi castagneti, bancarelle di prodotti locali e di artigianato lungo le strade del paese, mostre di arti e mestieri e la possibilità di degustare tante delizie locali a base di marroni, dalle lasagne al gelato, dallo spezzatino alla Combaiota, la birra di Marroni.

La mia domenica a Combai, insieme ad altri blogger e instagrammer, è iniziata con una meravigliosa escursione nel bosco tra i castagneti, accompagnati da una guida locale.

Un sentiero a dir poco ‘incantato’.

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Lungo il percorso, nel silenzio del bosco, abbiamo imparato cose interessantissime.

Il castagno è una pianta secolare che può arrivare a 30 mt. di altezza.

Arrivato a 80 anni, il castagno inizia a ‘scavarsi’ e fessurarsi al suo interno,

non ha molte radici pertanto, diventato molto pesante, tende a cadere.

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Tanti i personaggi, folletti e leggende ad animare questo bosco.

Al Mazharol è un folletto magico, si racconta che chi calpesta per errore le sue impronte

rischia di perdersi nei boschi, e che si diverta a far imbizzarrire i cavalli.

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Ma voi sapete distinguere una castagna da un marrone?

Il marrone è leggermente più grosso e schiacciato ed è facilmente riconoscibile

osservando la forma della ‘cicatrice’ che rimane sulla sua parte inferiore.

Nel marrone è più grande e rettangolare, mentre quello della castagna è più piccola e tondeggiante.

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Il marrone è una varietà creata dall’uomo. È un innesto fatto sull’albero di castagna.

Si presta molto bene all’utilizzo in cucina, si sbuccia più facilmente e ha un sapore più dolce.

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Lungo il percorso, nel cuore del bosco, il piccolissimo borgo medievale di Colmellere.

Il primo insediamento qui risale a prima dell’anno mille.

Si possono ammirare la case con le caratteristiche terrazze in legno, i pioi, che venivano utilizzate per

seccare le castagne al sole, il forno esterno e il grande gelso nel mezzo del borgo,

albero benaugurante, sotto il quale si predevano importanti decisioni.

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La vista da borgo Colmellere è meravigliosa.

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Lungo la passeggiata non ci siamo fatti mancare qualche sosta per fotografare

angoli deliziosi e particolari della vita rurale molto suggestivi.

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Il protagonista della Festa. Il Marrone di Combai IGP.

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Bellissima e da non perdere la passeggiata e visita al parco didattico dedicato ai più piccoli, Comby.

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Tornando al paese il paesaggio intorno a noi è meraviglioso.

Vigneti ordinati, colline verdeggianti e una splendida vista su Combai.

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Arrivati all’ora di pranzo, ci accoglie un paese festoso ed affollato.

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Tante le bancarelle di prodotti locali ed artigianali, salumi, formaggi tipici,

frutta, verdura, eccellenze locali e artigianato.

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A pranzo avrete l’imbarazzo della scelta. Un menu completo a base di marroni.

Il pasticcio, gli gnocchi, tortelli, il rotolo, lo spezzatino con marroni e polenta, il mondoi,

una minestra di castagne secche accompagnata dalle sbrise (funghi pleurotus), tipica di questa zona.

Non può mancare poi un sacchettino di marroni!

Le rostidore giganti sono un vero spettacolo, durante i giorni della festa

arrostiscono circa 70 quintali di marroni.

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Ma il gelato ai Marroni?

No, non si può spiegare, va assaggiato!

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Il programma è ricchissimo, tanti anche gli itinerari sportivi e storici, tra questi vi segnalo il sentiero ‘La strada del la fan’ (fame), che racconta le vicende della prima guerra mondiale quando gli austriaci constrinsero donne e bambini a costruirla per poter trasportare i cannoni con cui sparare agli italiani barricati oltre il fiume Piave.

Tra le tante cose in programma, venerdì 28 ottobre, vi suggerisco anche Spettacoli di mistero.

Note, canti e racconti nella quiete dei boschi di Combai. La notte si illuminerà di storie e parole tra i sentieri accompagnata da echi di personaggi fantastici, streghe e fate, Bazhalis e Mazharol, Barba Zhucon e l’oscuro Babau.

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E quindi?

Cosa state aspettando?

#VisitCombai

La 72^ Festa dei Marroni IGP di Combai

dal 7 ottobre al 1 novembre 2016

Voi non perdetevela, QUI tutto il programma della Festa!

Ringrazio

Pro Loco di Combai  Pro Loco Unpli Veneto e l’Associazione Marroni di Combai IGP

per questa bellissima giornata.

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credits @zetagroupcomunicazione

 

Per Info e prenotazioni:
Pro Loco Combai
Tel. e Fax 0438 960056
Cell. 347 9544623
e-mail: proloco@combai.it
www.combai.it

 

 

A presto gente!

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Diario/ Travel

Lido di Venezia e Pellestrina in bicicletta

 

 

“La vita è come andare in bicicletta.

Se vuoi stare in equilibrio,

devi muoverti.”

Albert Einstein

 

Oggi vi porto a fare un giro in bicicletta, vi va?

Un giro molto bello. Una gita di una giornata per chi abita poco distante dalla provincia di Venezia, chi viene da più distante invece, può organizzarsi magari prevedendo un pernottamento in terraferma o anche in una delle due isole lungo cui si snoda il percorso.

Si, perchè in bicicletta si possono scoprire due isole molto belle, semplici, ancora autentiche, le due isole che di fatto proteggono la Laguna di Venezia dal mare aperto, le lunghe e sottili isole del Lido di Venezia e di Pellestrina.

Interessante sapere che durante il periodo bizantino le isole del Lido e di Pellestrina facevano parte di un percorso lungo le barene chiamato Via dei Settemari, che collegava Altino a Ravenna. Oltre a proteggere Venezia dalle mareggiate, di fatto ebbero un ruolo militarmente strategico, come testimoniano le tante fortificazioni presenti.

Il punto di partenza è, ovviamente, Venezia.

Se decidete di portarvi le biciclette, il vostro punto di partenza sarà l’isola del Tronchetto a Venezia, ci si arriva svoltando a destra poco prima di raggiungere Piazzale Roma, qui potrete parcheggiare la macchina e partire alla volta del Lido di Venezia con il Ferry boat, che trasporta mezzi e persone, e vi sbarcherà a San Nicolò (San Nicoeto per noi veneziani), l’estremità ovest del Lido.

Diversamente, come abbiamo fatto noi, potete prenotare le vostre biciclette da noleggiare per la giornata (vedi indicazioni a fine post), e raggiungere il Lido di Venezia da Piazzale Roma fino a S. Maria Elisabetta con il vaporetto, godendovi il panorama della città.

 

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Arrivati al Lido sarete accolti dal cupolone in rame del Tempio Votivo Santa Maria della Pace, e poco distante, quasi affacciata alla laguna, dalla Chiesa seicentesca di S. Maria Elisabetta.

All’inizio del Gran Viale omonimo, troverete il noleggio biciclette, quindi inforcati i mezzi, si parte!

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Il percorso è molto semplice, una volta percorso il Gran Viale S. Maria Elisabetta, si svolta a destra sul lungomare Marconi e si procede sempre diritti, verso la punta estrema dell’isola, gli Alberoni, da dove parte il Ferry boat per l’isola di Pellestrina.

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Non correte troppo veloci, e di tanto in tanto fermatevi e guardatevi attorno. Siete nella ‘Città Giardino’ del Lido e potrete ammirare tanti bellissimi edifici costruiti ad inizio ‘900, in pieno stile Liberty e Art Decò. Un esempio l’Ausonia & Hungaria Hotel, un capolavoro del Liberty con la sua facciata in maioliche policrome.

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Oltre alle abitazioni, passerete davanti ai grandi alberghi di inizio secolo, frequentati da divi di Hollywood, regine e grandi scrittori. Il Des Bains alla vostra destra e, oltre il Casinò e il Palazzo del Cinema, sede della famosa Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, sulla sinistra il fascinosissimo Hotel Excelsior, grande albergo di stile moresco (ho un ricordo molto vivo di me bambina nella spiaggia di questo albergo, ebbene si cara Mina, io me lo ricordo bene che non mi hai fatto l’autografo!).

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Sono certa che durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, alla TV avrete visto attori, divi di Hollywood e registi sbarcare dai taxi in questo molo qui sotto, ad attenderli fotografi e  cameraman per riprenderli.

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Proseguendo vi ritroverete a correre lungo viali alberati e fioriti, costeggiati da un lato da casette deliziose e curate, e dalla laguna dall’altro.

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Ad un certo punto, lasciate la strada principale e dirigetevi verso sinistra, per prendere la pista ciclo-pedonale dei Murazzi.

I Murazzi sono una fortificazione in pietra d’Istria realizzata dalla Serenissima nel 1751, per difendere il litorale e la laguna dalle mareggiate. Si estendono fino alla diga di Malamocco e alla Riserva Naturale degli Alberoni. Percorrendo in bicicletta il litorale si potrà godere da un lato della ricca vegetazione semi selvaggia, e dall’altro della spiaggia e, verso la zona degli Alberoni, anche di alte dune di sabbia, habitat naturale di numerose specie di uccelli marini.

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Lasciati i Murazzi, costeggiando il vecchio Forte Militare (oggi sede del Golf Club), si raggiunge Malamocco, uno dei più antichi insediamenti lagunari, dove paesaggio agreste e lagunare si mescolano in un perfetto connubio. Malamocco è un pittoresco borgo lagunare sorto nel XII secolo dopo che una terribile mareggiata distrusse l’antica Metamaucus, nei pressi dell’isola di Poveglia, e un tempo sede del Dogato e del Vescovado.

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Malamocco è di fatto un’isola nell’isola, completamente circondata da un canale, dei ponti la collegano all’isola del Lido. Qui, tra calli e campielli, si respira un’atmosfera tipicamente veneziana.

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Lasciata Malamocco ci si dirige verso la punta estrema dell’isola, gli Alberoni dove, imbarcandosi su un Ferry boat, si raggiunge l’isola di Pellestrina e, precisamente Santa Maria del Mare.

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Per la piccolina della famiglia, ormai troppo grande per essere trasportata nel seggiolino, ma ancora troppo piccola per percorrere in bicicletta con le sue gambine circa 40 km, abbiamo risolto noleggiando un tandem. Si è divertita tantissimo!

Alla fine ha proposto “Mamma ma non possiamo portarcelo a casa?” eh eh eh …mi sa di no.

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Attraversato il canale di Malamocco, la pedalata riprende per circa altri 11 km, da Santa Maria del Mare fino alla punta estrema, l’Oasi di Ca’ Roman, curata dalla LIPU, da dove si possono vedere i campanili di Chioggia, raggiungibile con un’altra traversata.

Lungo il percorso si passa attraverso dei borghi di pescatori e ortolani davvero pittoreschi e ricchi di fascino. Il paesaggio circostante ci riempie gli occhi di azzurro e colori sgargianti. I barconi da pesca allineati lungo la riva, le casette colorate dove è facile incrociare signore fuori dall’uscio di casa intente a ricamare e bambini che giocano a pallone.

Nell’ordine si incrociano S. Pietro in Volta, Portosecco e Pellestrina.

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Vi sentirete immersi in un’atmosfera fuori dal tempo, ricca di fascino e suggestione. Luoghi dove la vita delle persone è strettamente legata ai ritmi della pesca e dell’agricoltura, e dove si sente che gli abitanti conservano una chiara identità territoriale ed un forte spirito isolano.

Barche da pesca allineate lungo la riva, biciclette, umili e semplici casette dai colori sgargianti, panni stesi al sole, orti protetti da grisiole (canne di bambù), vecchie e tipiche osterie dove fermarsi a mangiare cicchetti di pesce locale.

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Incontrerete tante Chiese lungo il percorso, la più piccola ma non meno significativa, è la Chiesa di Santo Stefano in Portosecco, piccola frazione di Pellestrina.

Un bicicletta parcheggiata fuori, la biancheria a stendere al sole tra le case colorate.

 

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Poco distante dalla riva i tipici casoni dei pescatori, costruiti a fianco alle bricole, che stanno ad indicare i canali navigabili nella laguna, uscire dai percorsi indicati significa rischiare di arenarsi.

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Gli acquedotti che si incontrano lungo il percorso.

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Una sosta mangereccia è d’obbligo, il profumo di pesce vi costringerà a fermarvi in una delle tante osterie e ristorantini lungo il litorale. Noi abbiamo fatto una tappa con vista sulla laguna, gustandoci all’aperto un’ottima frittura di pesce.

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Fate una tappa ed entrate nella Chiesa Medievale di Ognissanti a Pellestrina. Carica di storia e qui chiamata Il Duomo, proprio perchè di fatto è la chiesa più nobile, per la sua architettura ed il suo splendore.

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Lasciato il centro di Pellestrina si pedala lungo i Murazzi a pochi metri dal mare, fino al punto più a sud, la diga artificiale dei Murazzi da dove è possibile avventurarsi a piedi verso l’Oasi di Ca’ Roman, 40 ettari di vegetazione dunale integra e con un’arenile di selvaggia bellezza, un ecosistema unico, caratterizzato da spiagge sabbiose e pineta rifugio di oltre 170 specie di uccelli, alcune delle quali molto rare.

Per raggiungere l’Oasi è necessario percorrere il marciapiede marmoreo lungo tutta la diga, noi un po’ per l’orario e il desiderio di ritornare con tranquillità verso il Lido, un po’ perchè non ci sembrava una buona idea percorrerla con le biciclette al seguito e la bimba per mano, abbiamo preferito rinunciare.

Ma ci torneremo di sicuro, magari con tempo meno incerto e temperature più estive.

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Ed eccoci arrivati all’imbarcadero in tempo, si riprende il Ferry per il Lido di Verezia.

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Il ritorno decidiamo di farlo percorrendo la strada principale, godendoci la stupenda vista del paesaggio lagunare.

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Uno sguardo a sinistra e scorgiamo le isole della laguna, dietro agli alberi, di fronte a Malamocco, l’isola di Poveglia.

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Anche se ad inizio stagione, tanti i chioschetti (o chiringuito) aperti. “Cossa bevemo fioi?” …e mi sento subito a casa!

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Percorrendo con maggiore calma il Lungomare Marconi mi fermo a sbirciare la spiaggia e le capanne dei vari stabilimenti, dove io e la mia famiglia eravamo soliti trascorrere le vacanze estive. Questi sono proprio i luoghi della mia infanzia.

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Arrivati all’imbocco del Gran Viale S. Maria Elisabetta, una sosta per l’aperitivo al Blue Moon è decisamente d’obbligo!

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Giunti a S. Maria Elisabetta, al tramonto, consegnate biciclette e tandem (a malincuore), riprendiamo il vaporetto per fare ritorno a Piazzale Roma.

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Una giornata così bella non poteva che concludersi con un meraviglioso tramonto sulla laguna.

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Noi abbiamo fatto questa escursione ad aprile, un po’ sfidando le previsioni meteorologiche che non promettevano una giornata di sole, ma tempo incerto e leggermente ventoso.

Durante la stagione estiva considerate bene le distanze da percorrere sotto al sole, 40 km non sono proprio pochi!

Vi lascio qui sotto alcune info che possono esservi utili nel caso decidiate di organizzare questo bel giretto!

A presto!

 

 

INFO UTILI

DISTANZE: da S. Nicolò Lido di Venezia fino agli Alberoni ca. 11 km  – da S. Maria del Mare (Pellestrina) fino all’Oasi di Ca’ Roman ca 11 km

ACTV – info su orari e percorsi servizi di navigazione

LIDO on bike – Gran Viale S. Maria Elisabetta Lido di Venezia

DORMIRE E MANGIARE:  Locanda Stravedo S. Pietro in Volta (isola di Pellestrina)

MANGIARE: 

DA CELESTE – Pellestrina (prezzi medio – alti)

AI PESCATORI – Pellestrina  (prezzi medi, buon pesce locale)

AGRITURISMO LE VALLI DI PELLESTRINA – Pellestrina (prezzi medi, buon pesce locale)

 

 

 

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Diario/ Eventi/ Travel

Blogtour #MarcaTrevisoInRosso Parte seconda – Treviso è sempre una buona idea.

 

Quante cose ci sono da scoprire. Senza andare distante, proprio vicino a noi, nella città dove abitiamo.

Voi penserete, ma partecipare a un blogtour nella città dove risiedi ha senso? Certo che si!

#MarcaTrevisoInRosso ci ha portate per tre giorni a spasso nella Marca Trevigiana, ho avuto l’opportunità di visitare luoghi nuovi per me e appreso tante cose che ancora non conoscevo. Ma partiamo dall’inizio, vi racconto tutto. Venite con me?

Treviso è una città piena di grazia, di acque e di verde.

E’ attraversata dal Sile, il fiume di risorgiva più lungo d’Europa, e dal Cagnan, citati da Dante nella Divina Commedia “dove Sile e Cagnan s’accompagna“. L’acqua a Treviso fu elemento vitale, strettamente collegata allo sviluppo delle innumerevoli attività che prosperarono nella città, quali ad esempio la pesca, la stampa, la concia dei pellami, i mulini. L’isola della Pescheria (qui sotto), creata dal fiume Cagnan proprio per ospitare il mercato del pesce, racconta lo stretto legame della città alle sue acque.

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Il Medioevo le portò lustro e prosperità, oltre ad una innata propensione all’arte che si sviluppò in particolar modo con la pittura, vennero affrescate case, edifici pubblici e chiese, tanto da far diventare Treviso una delle urbs picta (città dipinta) più belle d’Italia.

Lo sviluppo del suo impianto urbano è stato fortemente condizionato dalla natura del terreno e dai tanti canali che confluiscono nei due fiumi. Le colorate vie medievali seguono l’andamento delle rogge e dei canali, portici e palazzi creano degli scorci caratteristici e pieni di fascino.

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A Treviso è bello passeggiare senza una meta precisa, percorrere i vicoli, alzare lo sguardo per ammirare uno dei tanti affreschi che ancora decorano i palazzi medievali, fermarsi in una delle numerose e storiche osterie per assaggiare qualche cicchetto tipico accompagnato da uno spritz, il tipico aperitivo locale, o uno dei buoni vini del territorio, ad esempio con le bollicine di Valdobbiadene, il Prosecco.Treviso_collage_2

Una delle tappe che non possono mancare nella visita a Treviso è il Museo Civico Luigi Bailo, a 12 anni dalla sua chiusura e 3 anni di restauri, è stato da poco riaperto, completamente ristrutturato e rinnovato sia nell’architettura che negli allestimenti.
Si articola negli spazi dell’antico convento dei Padri Gesuati, tracce di questa antica architettura sopravvivono nei due chiostri interni, dove un tempo sorgeva la chiesa ora ha sede la Biblioteca Comunale.

Un vero gioiello architettonico che presenta al pubblico oltre 300 opere esposte che spaziano tra ‘800 ed il ‘900, tra queste la collezione di Alberto Martini, grande scultore italiano del ‘900 e precursore del movimento surrealista, Gino Rossi, uno dei più grandi pittori veneziani della prima metà del ‘900, oltre a ritratti e paesaggi di fine ‘800

L’impressione che la struttura dà al visitatore è quella di essere stato creato intorno alle opere stesse inoltre, le grandi aperture verso l’esterno, non solo riempiono le sale di luce ma creano uno stretto legame con quanto sta fuori, con la città.

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Una delle mostre da vedere in questo momento, è quella dedicata a Doménikos Theotokópoulos, meglio conosciuto come El Greco, geniale artista del ‘500, considerato l’inventore della pittura moderna.

Attraverso le opere esposte, la mostra illustra il percorso artistico dell’artista, definito dalla critica moderna un “genio visionario“, che ispirò artisti del calibro di Cézanne, Manet, Pollock e Picasso.  Una trentina le opere giovanili dell’artista, oltre alla rarissima icona, la più integra delle uniche tre ricoducibili all’artista, raffigurante San Demetrio.

“El Greco in Italia, metamorfosi di un genio”  Casa dei Carraresi 24 ottobre 2015 – 10 aprile 2016

El Greco

Altra mostra assolutamente imperdibile, è quella dedicata alla magia illusionistica di Escher.

Maurits Cornelis Escher, grande incisore olandese, appartiene a quella categoria di artisti che la maggior parte delle persone non conosce tanto per il suo nome, piuttosto per le sue opere affascinanti, come ad esempio Metamorfosi II, Casa di scale e Mano con sfera riflettente, riprodotte nei modi più svariati, molto probabile che vi sia capitato di indossarle ad esempio su una t-shirt!

Dalla sua visuale su tutta la cultura art nouveau, dai suoi studi sulla perfezione dei cristalli a quello dei paradossi geometrici, nascono opere che catturano, seducono e che sono entrate nell’immaginario collettivo. Un’esposizione davvero unica ed entusiasmante per grandi e piccini. Da non perdere!

Escher  Museo di Santa Caterina 31 ottobre 2015 – 3 aprile 2016

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Potevamo forse evitare di rifletterci nella sfera?

Durante il percorso sarete letteralmente catturati dagli spazi sconfinati del mondo di Escher, potrete entrare fisicamente nei suoi giochi di specchi ed esplorazioni infinite, dove la fantasia gioca senza fine con le geometrie e la cristallografia.

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Ma parliamo di cose buone! A Treviso la buona tavola è un elemento imprescindibile, le offerte per coccolare il palato sono innumerevoli.

Lo sapete ad esempio che il Tiramisù è nato a Treviso? Ebbene si, nel 1962, Alle Beccherie, ristorante di Treviso. Noi abbiamo potuto assistere alla sua preparazione (e assaggiarlo oviamente!) presso il Ristorante Hotel Al Fogher, al termine di una deliziosa cena. Da notare che nella ricetta veneta originale va utilizzata una piccola quantità di liquore tipo Marsala.tiramisu_1

Accoglienza speciale quella che abbiamo avuto a Villa Braida, villa veneta dell’800, situata strategicamente tra Venezia e Treviso, è immersa nella campagna trevigiana e circondata da uno splendido parco. Cibo delizioso (una vera scorpacciata di Radicchio di Treviso tardivo in tempura, buonissimo!), una stanza super accogliente e raffinata dove riposarci dopo le lunghe camminate e visite della giornata, uno sguardo al bellissimo parco illuminato dai colori del mattino, colazione e si parte.

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Lasciata Villa Braida ci siamo diretti presso l’Azienda Agricola Biodiversa Nonno Andrea, della cui visita vi avevo già raccontato nel post precedente .

Paolo Manzan, il titolare e Presidente del Consorzio tutela ci ha raccontato tutto sul Radicchio rosso di Treviso I.G.P.

Abbiamo seguito ogni passaggio e lavorazione, dal campo alla tavola, e con lo Chef Martino Beria, collaboratore di Nonno Andrea, nel laboratorio di trasformazione dell’azienda, lo abbiamo anche cucinato e mangiato! Esperienza indimenticabile.Radicchio_1

Ma il Radicchio può finire dentro alla birra? Certo che si!

Mastro Ivan Borsato ci ha accolti nel suo Microbirrificio Casa Veccia, raccontato la storia del microbirrificio e come nasce la sua birra artigianale, dagli ingredienti al confezionamento e packaging.

Appassionato di materie prime e di cibo, Ivan pensa e crea le birre non fini a se stesse ma sempre abbinate al cibo stesso. Utilizzando materie prime eccellenti, ha da poco creato 3 nuove birre, “SìSìLì” con grani antichi siciliani, “Radicchio” con il Radicchio rosso di Treviso essiccato, ideata in collaborazione con Paolo Manzan di Nonno Andrea, e “Biancoperla” con Mais Biancoperla dell’Azienda Agricola Borgoluce. Buonissima anche la birra nataliziaBabbo”, (che il marito a casa ha molto apprezzato!) con miele di castagno e spezie.

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Nota distintiva, caratterizzante e assolutamente divertente, le particolarissime etichette in stile cartoon, disegnate da una giovane azienda di creativi di Pamplona, ognuna con la sua storia da raccontare.

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Ad attenderci dopo la visita un brunch delizioso sul quale ci siamo letteralmente tuffate. Atmosfera intima e familiare, prodotti eccellenti: affettati, formaggi DOP, verdure marinate e insalate al cucchiaio, crostate, tutto accompagnato da chiacchiere, risate, convivialità pura e semplice, e innaffiato dalle ottime birre artigianali.

Ci siamo separate a malincuore dalla simpatia e deliziosa accoglienza di Ivan e di sua moglie Alida.

Ma è tempo di ripartire, #MarcaTrevisoInRosso non si ferma un attimo!Casa Veccia_3

Al tramonto arriviamo a Villa Emo, una delle più compiute ville palladiane, commissionata intorno al 1558 al grande architetto Andrea Palladio, da un facoltoso proprietario terriero, Leonardo Emo, appartenente ad una nobile famiglia veneziana.

Il modello architettonico è quello della villa-fattoria, un corpo centrale riservato alla residenza patrizia e le barchesse laterali con lunghi porticati di  11 archi ciascuno, destinate all’epoca a contenere la cantine, i granai, le stalle. Gli interni del corpo centrale sono stati affrescati da Gianbattista Zelotti, collaboratore del Veronese, un bellissimo ciclo di affreschi raffiguranti episodi tratti dalla mitologia e dalla storia romana. Nei festoni decorativi sono raffigurate anche delle spighe di granoturco, la coltura del mais infatti fu un cambiamento radicale ed innovativo che segnò la storia del territorio e delle popolazioni locali.

Dovete accontentarvi di vedere l’esterno, le foto dei bellissimi interni erano davvero troppo buie. Siete costretti a pianificare un week end a Treviso e venire a visitarla! 🙂

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La sala che ci accoglie per la cena all’Hotel Ristorante Fior di Castelfranco Veneto è un incanto.

Raffinata, ed elegante, il colore filo conduttore di questo blogtour, il rosso, è ovunque. La cena, deliziosa, ha come protagonista il Radicchio, di Treviso tardivo e variegato di Castelfranco, dall’antipasto al dolce.

Tutto curato nei minimi particolari dallo staff dell’Albergo e da Ortoromi, Società e Cooperativa Agricola, unica in Italia a proporre il Radicchio Rosso di Treviso I.G.P. di IV gamma, ovvero ortaggi freschi e naturali, lavati, tagliati e pronti all’uso.

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L’ultima giornata del tour inizia a Castelfranco Veneto.

La prima cosa che colpisce arrivando a Castelfranco Veneto sono le alte mura del castello Medievale (Castrum Francum), tra le meglio conservate in Italia, da cui la cittadina ha preso il nome. Passeggiando lungo le stradine e vicoli che si srotolano all’interno del centro storico, si percepisce il passato ricco di storia.

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La splendida Torre Civica, porta d’entrata nella città, il Duomo all’interno del quale è conservata la splendida Madonna con il bambino, conosciuta ai più come la Pala del Giorgione, incredibile artista del Rinascimento e genio misterioso della luce e del colore, a cui Castelfranco Veneto ha dato i natali.Castelfranco_1

Visita che mi ha incantata è stata quella al Teatro Accademico, opera dell’Architetto Francesco Maria Preti, un piccolo gioiello del ‘700. Dal di fuori nulla fa pensare alla bellezza contenuta, decori stupendi e perfettamente conservati, acustica ottima. L’originalità di questo teatro sta nel fatto di avere una duplice funzione, teatro diurno per le riunioni degli accademici (da notare le finestre, cosa inusuale per un teatro), e notturno per le rappresentazioni teatrali.Teatro_accademico

Una mostra davvero bella, di cui noi abbiamo potuto vedere parte delle opere in anteprima, è quella dedicata alle Ceramiche della collezione Varo.

Esposti per la prima volta in una nuova sezione del Museo casa Giorgione, si tratta di una collezione di ceramiche umbro-campane e abruzzesi molto importante, creata nell’arco di un ventennio dal Dottor Renzo Varo. Importante non soltanto per la consistenza dei pezzi (ben 170) ma anche per la rarità, la varietà e per l’arco temporale che copre la collezione.

Ovviamente da visitare l’importante Museo Giorgione, tutto dedicato al Maestro di Castelfranco Veneto.

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Meraviglioso questo orcio in maiolica dalla scritta che fa chiaramente intuire quello che era destinato a contenere. 🙂

 Ceramiche della collezione Varo dal 16° al 20° secolo 20 Dicembre 2015 – 25 Aprile 2016

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Ogni angolo di Castelfranco Veneto è pieno di fascino e ricco di storia. Perdersi tra le viuzze del centro è davvero piacevole e riserva tante scoperte, se avete la fortuna di incappare nel mercato, sarete accolti da festose bancarelle di prodotti tipici del territorio.

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La nostra tappa finale e cornice del nostro pranzo è stata Villa Cornér della Regina.

Villa di stile palladiano del 1500, è stata completamente restaurata ed è ora un Hotel Resort, luogo ideale per soggiorni indimenticabili, matrimoni, congressi.  Circondata da uno splendido parco, è situata in una posizione strategica per partire alla scoperta dei luoghi più belli della Marca Trevigiana.

Un luogo che definirei semplicemente ed in modo molto sintetico così: ‘WAW’!

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Villa_Corner_1Non poteva che concludersi in un luogo così bello ed elegante questo indimenticabile blogtour.

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Esperienza bellissima per noi tutte, venete e non.

#MarcaTrevisoInRosso si è conclusa con la certezza che quello che abbiamo potuto vedere è solo una piccola parte delle bellezze che questo territorio racchiude.

Millenni di storia hanno lasciato segni indelebili, strade romane, chiese, castelli, ville venete, città murate, oasi naturalistiche.  La Marca Trevigiana è una terra ricca di storia e di cultura, con un patrimonio artistico e culturale inestimabile, oltre ad avere una grande quantità di eccellenze gastronomiche offrendo dei veri e propri itinerari del gusto.

Non mi rimane altro da fare che consigliarvi di pianificare una visita al più presto. Ogni stagione è perfetta e gli itinerari a vostra disposizione sono davvero tantissimi!

Per informazioni su Treviso e la sua Marca, Arte, Cultura ed Enogastronimia cliccate QUI

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GRAZIE A

Marca Treviso

Società Cooperativa Agricola Ortoromi

Azienda Agricola Biodiversa Nonno Andrea

Microbirrificio Casa Veccia di Ivan Borsato

Villa Braida

Hotel Ristorante Fior

Villa Corner della Regina

e a tutti i miei compagni di viaggio che ho citato nel post precedente.

A presto gente!

 

 

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Diario/ Travel

Maiorca, tra storia, buon cibo e mare cristallino

 

 

Allora lo confesso, Maiorca mi ha sorpresa. In positivo ovviamente!

Le Baleari le abbiamo visitate tutte, siamo stati più volte a Formentera, Ibiza ed anche a Minorca, ci mancava solo lei, chissà perchè ogni volta le preferivamo un’altra destinazione…

Se cercate spiagge bellissime, ma anche storia, siti archelogici, chiese, musei ed un entroterra vario, con una bella vegetazione e villaggi rurali caratteristici, dovete considerare una vacanza a Maiorca!

E se avete la possibilità di trascorrere più di una settimana non vi annoierete di sicuro, tante sono le cose da fare e vedere.

Noi abbiamo soggiornato a Cala D’Or  una località abbastanza turistica a sud est dell’isola.

Qui quasi tutti i negozi vendono all’incirca le stesse cose, c’è una bella passeggiata pedonale con tanti ristoranti, di tutti i tipi e per tutte le tasche, dove (cosa abbastanza sgradevole) i camerieri cercano di accapparrarsi clienti proponendo i loro menu. Non si mangia bene in tutti i locali, è bene documentarsi un pochino sui siti appositi o farsi consigliare da qualcuno del posto.

Due ristoranti dove abbiamo magiato molto bene a Cala D’Or sono, Ca’n Trompé  (Av. Bélgica, 12 Cala D’Or), ottima paella, servita in una grande padella di ferro,  buonissima la zuppa di pesce, le cozze, insomma garantito anche per il personale, simpatico e cortese; La Bodega, dovrete armarvi di un po’ di pazienza perchè in alcuni momenti di affollamento il servizio è un po’ lento, ma nell’attesa il mojito è ottimo, l’atmosfera retrò incatevole e le tapas che poi vi portano molto buone!

 

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Cala D’Or non ha nulla di caratteristico in tutta onestà, ci è risultato però abbastanza comodo per gli spostamenti in macchina e per raggiungere le varie località ad ovest e a nord dell’isola, oltre ad essere abbastanza vicino alla nostra spiaggia preferita, Es Trenc.

Qui l’unica spiaggia dove siamo stati è Cala Gran, abbastanza bella, mare pulito, ma decisamente troppo piccola ed affollata per i nostri gusti.

 

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Palma di Maiorca è davvero molto bella e vale la pena dedicarci qualche giornata, per visitare i luoghi di maggiore interesse, ma anche solo per perdersi, passeggiando nel suggestivo centro storico, tra le sue strade più frequentate ma anche tra quelle piccole e deserte che si perdono tra le alte pareti dei vecchi edifici.

Se arrivate a Palma in macchina e parcheggiate al Parc de la Mar, sarete accolti dall’imponenza e maestosità della Cattedrale, La Seu, che domina la città ed il porto; è la seconda cattedrale gotica al mondo per dimensioni, le sue volte, di 44 metri, sono tra le più alte al mondo. Icona dell’architettura gotica del Mediterraneo, bella ed imponente, merita assolutamente una visita al museo ed al suo interno (nonostante il caldo atroce e la coda per entrare…).

 

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Da vedere ancora il Palau de l’Almudaina (palazzo reale) meraviglia dell’arte gotica, la Basilica de Sant Francesc, la chiesa di Santa Eulalia e, se avete tempo, anche il Castillo de Bellver, in stile gotico maiorchino e di originale forma circolare, si erge in mezzo alle pinete a 150 m di altezza sopra la baia di Palma ed ospita il Museo storico della città.

 

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La vista da La Seu sul porto di Palma…

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 Guardandosi intorno e alzando lo sguardo verso l’alto.

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 Passeggiando

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Tappa obbligatoria alla Pasticceria Ca Na Cati.

Dovete per forza assaggiare i suoi dolci, in particolar modo le sue ensaïmadas, il dolce tradizionale di Maiorca, perfette ad ogni ora del giorno, qui si mangiano sempre (mammasantissima quante ne ho mangiate…).

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“Que el pan no falte nunca”“Che non manchi mai il pane”

…sembra il motto di qualcuno che conosco!

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 …e poi trovare qualcuno che perde, letteralmente, la testa per te!

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Ferrocarril de Sóller. Una cosa da non mancare è prendere il treno in legno che dal 1912 collega Palma (da Plaza d’Espanya) alla cittadina di Sóller.

 

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Percorrendo la Sierra de Tramuntana, la catena montuosa che si estende parallela alla costa,  potrete ammirare un paesaggio lussureggiante di boschi, uliveti ed aranceti. I torrenti che scendono dalle montagne hanno creato una valle molto fertile, dove crescono rigogliose piante di arance e limoni, oltre a tante altre coltivazioni.

 

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Sóller in arabo non a caso, significa ‘valle d’oro’, proprio per le coltivazioni di arance che nel tempo hanno arricchito la regione.

Sóller è deliziosa, piacevolissimo passeggiare lungo le sue stradine, sedersi in Plaza de la Constitución davanti alla bella Chiesa barocca di San Bartolomeo e vedere passare accanto il treno che porta al porto.

 

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Obbligatoria una tappa a Sa Fàbrica de Gelats, il gelato è delizioso, assolutamente consigliato all’arancia! Gli agrumi qui li trovate un po’ dappertutto, anche sopra ad una sedia, all’esterno di un’agenzia immobiliare!

 

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Da Sóller potete poi proseguire, riprendendo il tram in legno, fino a Port de Sóller, qui tutto è costosetto, ma vale la pena farsi un giretto e magari pranzare al porto.

Prima di risalire in treno per rientrare a Palma, consigliato prendersi un po’ di tempo alla stazione per bere una spremuta fresca di arance o limone e visitare il museo dedicato a Picasso e Mirò.

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La spiaggia forse più bella e famosa dell’isola si trova sulla costa sud, nell’area naturale di Ses Arenes e circondata da una fitta vegetazione, è Es Trenc.

Caraibica è la definizione giusta per questa spiaggia. Tre chilometri di sabbia bianchissima, con bassi fondali, mare trasparente e qualche chiringuito che verso il tardo pomeriggio si anima in modo divertente. Spesso viene utilizzata come set per spot pubblicitari e film. Inutile dire che qui siamo tornati più di una volta.

 

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Lungo la strada che porta alla spiaggia di Es Trenc, potrete ammirare le saline e lo stabilimento Flor de Sal d’Es Trenc, una tappa per le foto, e una capatina al delizioso negozio è d’obbligo.

 

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Vicinissima a Es Trenc, si trova S’Arenal de Sa Ràpita, spiaggia bella di sabbia fine, con una pineta che scende fino alla spiaggia. Spesso abbastanza ventosa quindi ideale per chi ama il windsurf.

 

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Una spiaggia che ci ha abbastanza deluso invece è Cala Mondragò, che  si trova a ovest di Ses Salines, insignita di Bandiera Blu e dichiarata Parco Naturale nel 1992. Un paesaggio misto di sabbia e rocce, sarebbe molto bella, il mare cristallino, ideale anche per lo snorkeling, peccato che l’abbiamo trovata ricoperta di alghe. Per accedere al mare eravamo costretti a passare sopra ad una sorta di materasso di alghe (anche abbastanza maleodorante) che si era formato a riva.

Nella foto sotto si vede bene l’accumulo di alghe maleodoranti a riva… un vero peccato che non venga regolarmente pulita.

 

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Altra zona molto bella che merita una gita è a nord dell’isola, la Baia d’Alcudia.

Negli anni passati le spiagge di questa zona sono state giudicate tra le più belle al mondo. Qui si trovano tante belle località come Ca’n Picafort, mare cristallino e lungomare piacevole ed animato,  Alcúdia antica città romana fortificata, il sito archeologico di Pollèntia e la bellissima Platja d’ Alcúdia.

 

Alcúdia

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Ciutat romana de Pollèntia

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La città romana di Pollèntia fu fondata dopo la conquista dell’isola da parte del console Quintus Caecilius Metellus, nel 123 a.C.

E’ composta di tre aree principali, la Portella ovvero l’area residenziale, el Fòrum, l’area centrale, la piazza della città, el Teatre posizionato fuori dalla città, si può visitare facendo una breve e piacevole passeggiata. Con il biglietto d’ingresso potrete visitare anche il Museo monogràfic de Pollèntia, dove sono conservati tutti i reperti trovati durante gli scavi nell’area.

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Platja d’ Alcúdia

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Maiorca va girata in lungo e in largo, noleggiando un’auto, fermandosi di tanto in tanto e passeggiando alla scoperta dei villaggi caratteristici e delle città che si incrociano lungo il percorso.

La perfetta manutenzione delle strade, l’ottima segnaletica, il poco traffico, i mutevoli ed affascinanti paesaggi, rendono tutto molto piacevole.

 

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Alcune cose che non siamo riusciti a fare per mancanza di tempo ma che vi consiglio (e memorandum per noi per la prossima vacanza a Maiorca!):

1) Visita alle Cuevas del Drach a Porto Cristo; quattro grotte spettacolari scoperte nel 1906, che ospitano uno dei più grandi laghi sotterranei al mondo, il lago Martel. La visita si svolge in barca, dura all’incirca un’ora e comprende anche un piccolo e suggestivo concerto di musica classica.

2) Percorrere in auto la strada che risale lungo la Sierra de Tramuntana, ad ovest di Maiorca, passando per Valdemossa, Deià fino ad arrivare a Sóller.

3) Cap de Formentor e Playa de Formentor, che dicono essere una delle spiagge più belle dell’isola, circondata da un paesaggio suggestivo.

4) Cala Agulla, nella parte nord est dell’isola, tra le spiagge più estese, con una sabbia dorata ed una bella pineta dove ripararsi.

 

Cercando di riempirmi gli occhi di azzurro…

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scorta di azzurro fatta, fino alla prossima vacanza!

A presto!

INFO VIAGGIO

volo Venezia – Palma di Maiorca Volotea.com

pernottamento e colazione Booking.com (se preferite la formula appartamento, ottime proposte su Airbnb.it)

noleggio auto  Rentalcars.com

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Diario/ Eventi/ Travel

13-14 DICEMBRE 2014 VILLA IL POGGIALE … #SOLOCOSEBELLE

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Vi avevo accennato che ero nuovamente in partenza.

Destinazione Toscana, con il gruppo foodblogger più giusto del web, le #bloggalline…e anche con qualcun’altro!

Io in questo gruppo ci sono dall’inizio.

Era un 8 Marzo, di pomeriggio, una chat come altre tra amiche.

E poi le risate, la voglia di vedersi finalmente ché non ci bastavano più le telefonate e i messaggi.

Di cose da allora ne sono accadute molte, e guarda un po’ in poco tempo dove ci hanno portato.

L’entusiasmo muove le montagne.

Ed è contagioso.

Io ci credo.

Mi è capitato spesso che qualcuno mi chiedesse ‘Ma chi ve lo fa fare?

Il lavoro nel gruppo intendo, con il blog, gestire le richieste, i raduni, le proposte e anche le difficoltà…ché quelle non sono certo mancate da quel lontano 8 Marzo 2013.

Nonostante tutto, noi non abbiamo mai avuto tentennamenti né dubbi, ci abbiamo sempre creduto.

Nell’amicizia, nella sincerità, nella condivisione, nel fatto che l’umiltà e la semplicità pagano sempre, e animate dalla nostra instancabile passione, che ci fa andare avanti insieme.

Ogni volta che ci ritroviamo, veniamo travolte tutte da una secchiata di emozioni, e ogni volta che il raduno finisce stiamo già pensando al successivo…ché ormai le #bloggalline sono una vera dipendenza.

Ma questa volta era diverso.

C’era qualcosa di più.

 

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foto Elisa Di Rienzo

 

Collage cibo e lampadario

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foto Elisa Di Rienzo – le mie mani…

 

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foto Monica Zacchia

 

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foto Andrea Pucci

 

Grandi progetti nell’aria, incontri fortunati e felici, un’iniezione di adrenalina che da mesi non ci fa dormire.

Così, nella cornice meravigliosa di Villa Il Poggiale, storica dimora rinascimentale a San Casciano Val di Pesa, circondate da #solocosebelle, buon cibo e tanta amicizia, da pazze e sanamente drogate di entusiasmo quali siamo, abbiamo dato il via a qualcosa di grande.

Voi non potete far altro che aspettare novità…perché ce ne saranno, e tante!!!

 

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Diario/ Travel

London calling, una Londra formato famiglia.



Confesso che non è stato facile studiare un programma londinese che, con soli quattro giorni a disposizione, fosse soddisfacente per tutta la famiglia.

L’importante è decidere subito cosa assolutamente non si può perdere, e cosa invece si può scartare.

Nel nostro programma (un po’ militare…), data la presenza delle due ragazzine, non sono mancate pause tra una visita e l’altra, con passeggiate nel verde dei parchi che sono davvero splendidi (per la polpettina…), e un po’ di shopping (per la pre-adolescente 11enne…leggasi Hollister, Superdry, Topshop, Dr Martens etc etc etc…).

Non è stata una vacanza da foodie, alla ricerca di quel certo ristorante o locale, tutt’altro. Se un posto ci ispirava ci fermavamo, punto.  Il bello è anche questo in fondo.
Scoprire posticini e luoghi un po’ a caso.
Quindi il mio consiglio è, ok le indicazioni, ma lasciatevi anche condurre dalla città e scopritela voi la vostra Londra!

In ogni caso, non lo so se è stata fortuna, ma abbiamo mangiato sempre bene.

E nonostante il poco tempo, non ci siamo fatti mancare nulla.

Musei, cattedrali e chiese, mercatini e negozi, parchi e scoiattoli, ristoranti e street food, attrazioni varie, per quello che non siamo riusciti a vedere, è cosa certa, torneremo!

Le foto sono parecchie, quindi mettetevi comodi e andiamo!

LA NOSTRA LONDRA.

Nella Londra con bimbi e ragazzi al seguito non può mancare, assolutamente, una visita al Natural History Museum.

E’ un museo immenso.  Assomiglia ad una cattedrale romanica, la facciata è ornata con una serie di animali, estinti ad est e ancora esistenti ad ovest, questo crea una particolare continuità con quello che il museo custodisce.

Nella Central Hall sarete accolti da “Dippy”, la riproduzione in gesso dell’enorme scheletro di un diplodocus di 150 milioni di anni fa.

L’atmosfera qui dentro è un po’ quella del film “Una notte al museo”.

Non abbiamo potuto evitare di dedicare un pensiero a Robin Williams, mancato pochi giorni prima.

Note: Ottima la caffetteria interna!
Buonissimi anche gli hot dog al food truck all’esterno del museo (dentro ad una fragrante baguette! Non con il pane molliccio che a me non piace!) .

 

 Kensington Gardens, Kensington Palace, Hyde Park

Che dire. Passare un pomeriggio qui, a passeggiare, visitare, smangiucchiare qualcosa, è assolutamente rilassante.

 

  

Nota: consigliata visita al Palazzo e sosta ‘coffee or tea’ all’Orangerie.

South Kensington

A spasso per S.K. ci siamo fermati per una piccola pausa da Muriel Kitchen  (il Red Velvet Cupcake è buonissimo!).

Qui un mio piccolo pensiero è andato alle amiche di pollaio, le Bloggalline .

Consigliata sosta assaggio da Bubbleology. A Londra potete provare il bubble tea, il tè con le bollicine. Una bevanda di origine thai a quanto ho capito, con latte e perle di tapioca.

Nota: sorry niente foto, me lo sono bevuto e basta!

Westminster Abbey

Antico luogo d’incoronazione dei sovrani inglesi, è una chiesa grandiosa, davvero bella. Affascinante perdersi nella visita guidata, e nel racconto della storia che è passata qui dentro.

 Nota: consiglio assolutamente, anche solo per una pausa coffee or tea (insieme ad un dolcetto!) la caffetteria interna ‘Cellarium’, ottima!

 Big Ben & House of Parliament

Con il Tower Bridge, il Big Ben, è il simbolo di Londra.  Almeno per me.  Davvero un’emozione trovarsi proprio sotto al rintocco del suo enorme orologio.

 


La foto di rito alla cabina telefonica rossa mica poteva mancare no?

 

The London Eye

Allora, è vero, è un po’ costosetto il giretto qui sopra. Il tempo era pure abbastanza bruttino, ma giudicate voi dalle foto, e valutate se ne vale la pena.

A noi è piaciuto tantissimo!

Potersi godere Londra dall’alto è stato davvero stra-bello (subisco l’influenza di una pre-adolescente…pertanto scusatemi ma qui lo ‘stra’ ci stava!).

Credo che con una giornata di sole o la sera sia ancora meglio!


 

 

Tower of London

E’ considerata la più bella fortezza medievale d’Inghilterra. E’ stata palazzo, fortezza, prigione e luogo di esecuzione.

                                   La mia passione per i food truck si fa sentire.

C’è tantissimo da vedere, consigliata la visita di mattina, e dedicarle una mezza giornata!

Quella distesa rossa è formata da tantissimi fiori in ceramica.  BLOOD SWEPT LANDS AND SEAS OF RED, commemorazione della prima guerra mondiale.

Dal 1485 è sorvegliata da un corpo speciale, gli Yeoman Warders o ‘Beefeater’  (si, mangiatori di manzo, ma non amano affatto questo appellativo.)

Il monumento sul luogo dove si trovava il patibolo ed avvenivano le esecuzioni.

Questo furbacchione ha fregato il panino ad una turista…

Scartato e pappato!

Tower Bridge

“Papy, me lo dai un passaggio?”

…e avanti con i food truck! Ce ne sono ovunque, li adoro!

Attraversato il ponte, consigliata sosta da The Draft House, ottimi hamburger ed insalate, bella atmosfera,  e soprattutto personale sorridente e gentile!

Nota: in questa zona consigliato giretto anche al Meltby Street Market, solo il sabato (dalle 10.00 alle 16.00)!

The Shard, il grattacielo più alto della capitale, progettato da Renzo Piano.

Borough Market

E’ il paradiso degli amanti del cibo e di tutto quello che ci gira intorno! Sui banchetti ogni genere di prodotto e cucina.

Da Borough Kitchen mi è scappato un piccolo acquisto.  No, no, non la pentola in ghisa!  Ryanair non consentiva.

Non potevo assaggiare tutto (mannaggia!)…  Ottimi i noodles, le sweet potatoes fries e buonissimissimi gli sweet coconut pancakes!

Qualcuno del posto mi ha detto che questi pancake sono la cosa più buona di tutto il mercato (dalla fila che c’era immagino di si!)

 

 British Museum

Il British meriterebbe, solo lui, una visita di un paio di giorni.

Non avendo tutto questo tempo a disposizione, decidete a quale parte dedicare più attenzione.  Io subisco il fascino dell’Antico Egitto e giù di lì…

Comunque, anche solo Ramesses II e la stele di Rosetta meritano una giretto qui dentro!

  

Pioggia in arrivo…

                Occasione perfetta per acquistare un ombrellino Union Jack!

  

 

Buckingham Palace, St. James’s Park  

“Mamma!!! Muoviti che sta per diventare rosso!!!”

 

 

 

Soho, Mayfair, Covent Garden

Qui è tutto un entrare ed uscire dai negozi.  Ce ne sono per tutti i gusti (e tasche!).

Harrods, il department store che si vanta di vendere qualsiasi cosa, e in effetti…

Un po’ kitsch forse, ma un girettino da Harrods va fatto, anche solo alle Food Halls del piano terra, ed al reparto Gifts per prendere la classica borsetta in plastica che, costicchia, ma dura una vita!

Io sono rimasta delusa da Hamley’s, il grande negozio di giocattoli, non mi è piaciuto molto. Forse perché ho fatto il confronto con FAO Schwarz di NY.

Consigliati in questa zona:

Cape Town Fish Market,  5 Argyll Street – sushi, fish and chips e piatti misti di pesce, ottimo.

Kua ‘Aina 26 Foubert’s Place – hamburger ed insalate Hawaii style.

Pizza Express 10 Dean Street – non posso dire che è la pizza italiana, ma è buona. Pasta croccante e ben lievitata. Consigliati anche i dolci.  Inoltre, al piano interrato, c’è una sala dove tengono concerti Jazz. Il calendario è interessantissimo, se amate il genere date uno sguardo qui e prenotate per tempo perché fanno il tutto esaurito! Noi la prossima volta lo facciamo!


Camden Town & Market


Si tratta in realtà di quattro mercati collegati tra loro. Perdersi qui in mezzo per almeno una mezza giornata è assoultamente consigliato.

Cibo etnico di ogni tipo! Mangiare in riva al fiume seduti su un mezzo scooter è un’esperienza da fare!

Insegne pazzesche.  Le avrei fotografate tutte.

E personaggi assolutamente pittoreschi.

 

Pausa coffee allo Starbucks, terrazza con vista sul mercato e all’interno pareti affrescate sulla storia e info sul Regent’s Canal,  mentre si fa la coda, ci si fa anche una cultura!

Notting Hill 

Sono assolutamente banale, lo so. Ma adoro il film omonimo con Julia Roberts ed Hugh Grant.

Ritrovarmi a girovagare tra le bancarelle e casette colorate dove hanno girato il film è stato speciale.

 Durante la settimana di ferragosto, l’affollamento alle bancarelle e negozi era onestamente fastidioso, quindi io ho sbirciato, ma zero shopping.

Gelato Mio, consigliata tappa! Ottimo gelato italiano!

 

RECIPEASE 

 

Una tappa è d’obbligo allo store-scuola di cucina-cafe dello Chef Jamie Oliver, a Notting Hill Gate.

 Entriamo?

 

 

 

Io ci sono incappata per puro caso ed ho avuto la fortuna di trovare una lezione in corso. Consigliatissimo!
Sia per chi è un po’ fanatico (come me) ma anche per chi non lo è! Per pausa lunch, brunch, dinner, ma anche solo per sbirciare!

 

E’ ufficiale! Voglio un food truck!

Ciao Londra!

Mi sei piaciuta troppo!

Info varie sul viaggio:

Volo Ryanair

Trasferimento da Stansted Airport e Victoria Station con Terravision Bus (più convenienti dello Stansted Express e soprattutto ci ha portati diretti a Victoria Station)

Travel Card: l’abbiamo preferita all’Oyster Card perché abbiamo utilizzato tantissimo i mezzi per spostarci, e non volevamo avere il pensiero di doverla ricaricare. Abbiamo preferito i bus alla metro, ci si gode la vista della città (dal piano superiore) e sono comodissimi!

Memo: ricordate di portare una fototessera!

Noi l’abbiamo fatta a Victoria Station.

London Pass: valutate se vi conviene farlo. Per noi ad esempio non lo era. Molti musei sono gratuiti, quindi dipende da quanti musei a pagamento intendete visitare. Fatevi un programmino, e i vostri calcoli! Sul web ho notato che la consigliano per evitare le code. Noi durante la settimana di ferragosto e senza Pass, di code ne abbiamo fatte ben poche, e comunque sempre molto veloci.

 

Bye!

 
Diario/ Travel

Magica Karpathos

 

Non era la nostra prima vacanza in Grecia.

Prima ci sono state Atene, Paros, Santorini, Naxos, più di una volta Mykonos.

Ma Karpathos. Karpathos ci è entrata nel cuore.

Non starò a farvi descrizioni geografiche e turistiche con cartine e quant’altro, quelle le potete tranquillamente trovare googlando.

Vi farò fare un viaggio virtuale in quest’isola ricca di natura incontaminata, paesini arroccati tra le montagne, rocce a picco sul mare, baie dai colori che tolgono il fiato, profumo di pino, mirto ed erbe aromatiche lungo la strada, tradizioni forti e radicate, bellezze storiche e naturali, cibo semplice e genuino, gente locale gentile, ospitale e sincera.

Una parola per descrivere Karpathos? AUTENTICA.

Siete pronti a fare questo viaggio con me?

 
 
 
 
 

Ok, mettetevi comodi!
Isola da girare in lungo e i largo, vacanza lunga, e le foto sono parecchie!
Si parte.

 

AMMOPI

La nostra base è stata Ammopi, sulla costa sud orientale dell’isola.

La baia di Ammopi, per noi, si  è rivelata un’ottima scelta.
Nei giorni in cui non avevamo voglia di muoverci con la macchina, avevamo ampia scelta di bellissime spiagge, raggiungibili a piedi dall’hotel.

Baie più o meno grandi e per ogni esigenza, di sabbia, ciottoli, roccia.
Megali (grande) Ammopi, Mikri (piccola) Ammopi, Votsalakia (di ciottoli in greco), Kastelia….il mare sempre limpido e cristallino, con pesci che nuotano a pochi centimetri dalla riva, orate, saraghi, altri pesciolini coloratissimi, stelle marine.



 



 

Altro vantaggio del soggiornare ad Ammopi: alcune delle migliori taverne e ristoranti si trovano proprio qui.
Uno di questi, il mio preferito, è Taverna NINA.

Non dimenticheremo la piacevole atmosfera, la vista sul mare, la gentilezza e la simpatia del proprietario, Tollis, che per prendere le ordinazioni si siede al tavolo con gli ospiti.
Tipica cucina greca, pesce fresco, tutto cucinato molto bene.
Abbiamo fatto visita più volte a Tollis durante la vacanza, per noi è una garanzia!

 

D’obbligo il noleggio di un mezzo per spostarsi.

Troppe sono le cose da vedere a Karpathos.

Attraversando l’isola, per raggiungere la costa ovest, si passa per Menetes, piccolo villaggio medievale di montagna, con viuzze strette e fiorite.

Da qui si può godere di un bellissimo panorama, ed a Menetes c’è una taverna dove vale la pena fermarsi, Taverna Perdika.

 
 

 

Percorrendo la costa ovest potrete godere di un bellissimo panorama.
Qui si trovano alcune località molto belle, la spiaggia di Agios Theodoros, Arkasa, Finiki, piccolo e suggestivo villaggio di pescatori. Qui si mangia del pesce freschissimo.
Poco più su si trova Lefkos.


 

 LEFKOS

 Lefkos è un piccolo villaggio di pescatori dove si respira un atmosfera leggermente smandruppata (l’avevo letto nel racconto di un viaggiatore prima di partire, e secondo me rende bene l’idea…) e un clima genuinamente greco.

Le spiagge sono più di una, noi ci siamo fermati su quella centrale, a cui si accede direttamente dal piccolo centro abitato, di sabbia finissima.
Mare azzurrissimo, basso e calmo, tutt’intorno taverne e barche di pescatori.

 




Secondo me, a Lefkos, assolutamente da non perdere, un pranzo alla Taverna Ammos.

Luogo suggestivo, dove sarete accolti da Kostantina (Dina), dal marito e dal figlio Alex, il menu…nel senso che il menu è lui, vi spiegherà tutti i piatti che propongono quel giorno.

Pesce freschissimo, verdure locali, cucina tipica greca, tutto cucinato benissimo.






KARPATHOS o PIGADIA

Il capoluogo dell’isola è Karpathos, chiamato Pigadia dai locali.

Un piccolo paese di porto che in breve tempo si è sviluppato in un animato centro turistico.

E’ molto piacevole passeggiare sul lungomare, cenare in una delle numerose taverne, o godersi il tramonto seduti a sorseggiare qualcosa in uno dei tanti locali.

Si mangia bene un po’ ovunque, ma una taverna da segnalare è senz’altro la Taverna Mesogios per la cucina tipica greca e Uno Pizzeria Ristorante se avete voglia di una pizza o di un buon club sandwich.
Una sosta è d’obbligo all’ANOI Cafè-Bar, potrete bere un caffè (espresso ovviamente!), ottimi cocktail, ed ascoltare buona musica, godendovi la vista sul porto.


I colori che cambiano al tramonto

 

 

Una visita assolutamente da fare è Olympos, un pittoresco paesino arroccato sulla montagna, a nord dell’isola.
Per anni il monte Kali Limni, 1212 m. di altezza, ha rappresentato un confine invalicabile tra il nord e sud dell’isola.

I collegamenti con Olympos e Diafani erano possibili soltanto via mare. Oggi è possibile raggiungerle tranquillamente in macchina.

Noi abbiamo preferito la via antica, il mare.


 DIAFANI



Da qui la partenza verso Olympos.

 
 

OLYMPOS

 

Olympos vi accoglierà con le sue strette viuzze.  Un paesino che sembra uscito da una fiaba, con le sue case e terrazze colorate.




Dove incontrerete donne intente a cucinare, sgranare i legumi, ricamare.
Un popolo che ha mantenuto vive le sue tradizioni, e ancora veste con abiti tradizionali.

Persone molto ospitali e sorridenti.




 

Uomini che suonano strumenti tipici, come la lira e il lauto.
Qui (sotto) siamo entrati per bere un caffè (espresso, tra l’altro buono!), il proprietario vedendoci incuriositi dagli strumenti appesi,

con la lira ci ha suonato una bellissima musica locale.
Fantastico!





Cose da comperare?
Erbe aromatiche, miele ed olio d’oliva locale, olive, calzature fatte a mano, fazzoletti ricamati, ceramiche

(queste ultime, in realtà, greche ma non di Olympos).


 Qui si dice che, accendendo tre ceri in tre chiese diverse, ci si assicura il ritorno a Karpathos.

Noi, ovviamente, lo abbiamo fatto!

 

Olympos è un tuffo nel blu.



I mulini a vento.



alcuni vecchissimi e con un fascino speciale.



Una tappa alla Taverna Milos.

L’interno e gli ingranaggi del vecchio mulino, da bravo tecnico, questa foto l’ha fatta mio marito.



Il panorama che toglie il fiato.





I makarunes ad essiccare.
Tipica pasta locale fatta a mano, che viene normalmente presentata con cipolla caramellata e formaggio di pecora.



Le frittelle più buone del mondo!

Servite con miele e semi di sesamo.


Insomma, una visita ad Olympos è un meraviglioso viaggio nel tempo, che non si può assolutamente perdere.

Trecento persone, che vivono ancora con la giusta lentezza, le loro tradizioni e i loro costumi. Circondati da una natura meravigliosa.

 



Parlando ancora di spiagge, tante sono le baie, bellissime, da vedere.

Ecco alcune delle mie preferite.


APELLA

Sulla costa est dell’isola. Bellissima.

Eletta nel 2004 la spiaggia più bella del Mediterraneo.
Raggiungerla è un po’ avventuroso, almeno per me che soffro di vertigini. Pini mirti e olivi che digradano a picco sul mare.
Ci si arriva su una strada asfaltata, ma non così larga, e senza guard rail né altro tipo di protezione…io, che a destra del marito-guidatore, sbirciavo il burrone sotto, non vedevo l’ora di arrivare!

Comunque ne vale la pena, lo posso garantire!

 
 
 








Di ciottoli e sabbia, il mare è cristallino, una vera piscina naturale.
Apella è circondata da una vegetazione marittima meravigliosa.
Pini profumati ed oleandri, che possono offrire riparo dal sole, nel caso si rimanga senza ombrellone.







U
n negozio di bracciali e collane allestito sotto ad una pianta di cappero.
Allestito da Fabio, originario di Verona, che manca dall’Italia da oltre 10 anni. Fabio, mi sa che c’hai ragione tu…



P
ranzo nell’unica taverna disponibile, a cui si accede con una bella scarpinata in salita.
La vista però è spettacolare, ed il cibo ottimo!


 

 KYRA PANAGIA

 

Kyra Panagia si trova sulla costa est, a metà strada tra Apella e Achata.

Una spiaggia davvero spettacolare, larga, con ciottoli e sabbia. Dall’alto della chiesetta con la cupola rossa, potrete ammirarla in tutto il suo splendore.

Qui gli ombrelloni sono molto pochi, quindi per potersene accaparrare uno, bisogna arrivare la mattina presto! 


Sembra che anche suonare questa campana assicuri il ritorno a Karpathos. Ovviamente, abbiamo fatto anche questo!

 
 
 

DIAKOFTIS BEACH

 

Questa meraviglia di spiaggia si trova a sud dell’isola. Ci si arriva percorrendo uno sterrato di alcuni km che costeggia l’aeroporto.

Non è necessario un 4X4 come qualcuno ci aveva consigliato. Con un po’ di pazienza ci si arriva con ogni mezzo, anche con un motorino…si mangia forse un po’ di polvere, ma guardate le foto che seguono, e ditemi voi se ne vale la pena!

 

 

Profumo di timo in fiore ed altre aromatiche lungo la strada.

 
 Un  po’ di compagnia lungo il tragitto.

 

E finalmente, eccola! La più caraibica delle spiagge di Karpathos.

Anche qui pochissimi ombrelloni (io ne ho contati 16…), necessario quindi arrivare presto la mattina, altrimenti ci si rosola!

La sabbia è finissima, con una fascia, a riva, che tende al rosa, il mare è di una trasparenza incredibile e vicino agli scogli si possono ammirare tantissimi pesci dai colori tropicali.

 

Azzurro, azzurro, azzurro, azzurro, azzurro, azzurro, azzurro, azzurro, azzurro.

 

Una fatica grande per fare questa foto…

 

 

L’unica taverna è un furgone in realtà, ma attrezzato di tutto punto.

 
 
 

 



Volete che vi dica una cosa?
Qui ho mangiato un chicken gyros buonissimo (molto abbondante, si mangia in due) e l’espresso (a cui io fatico a rinunciare…) che non mi aspettavo fosse così buono!






Una presenza pressoché costante. Il vento.
Questo è il regno del meltemi. Vento che soffia quasi regolarmente durante l’estate, in particolar modo a luglio ed agosto. Lo confesso, io me ne sono innamorata.

EFHARISTO AMMOPI BAY HOTEL!

Grazie a tutti.

A chi si occupa del giardino, delle pulizie, a chi lavora in cucina, in sala ed in piscina.

A chi ogni giorno ci ha offerto un sorriso ed un Kalimera dalla reception.

 
 
 
 

Grazie ad Intelekta ed a Nataṡha, che ci ha assistiti in loco (speriamo di rivederci presto!).

E grazie a GoOpti, trasferimento puntuale e personale gentilissimo.

 

“Una volta a Karpathos, per sempre a Karpathos”

 Di sicuro, a presto Karpathos!

 

 

Qualche info sull’organizzazione del viaggio:

Operatore Turistico: Intelekta

Trasferimenti da e per Ljubljana Airport: GoOpti

 

 
 
 
Greenery mood/ Salato/ Travel

UNA GITA NEI COLLI e…….L’OEUF POCHE’ – UOVO in CAMICIA su NIDO di AGRETTI







“Le uova mi hanno sempre affascinato. 
Amo la loro forma ovale, a volte allungata, la purezza delle loro linee e il colore dei loro gusci, che vanno dal bianco naturale al nocciola pallido. 
Quando tengo in mano un uovo, sento che rappresenta l’immagine dell’universo 
e risveglia e aumenta il mio rispetto per la vita.” 

Michel Roux



L’uovo in camicia è un ricordo dell’infanzia.

Mia mamma li preparava spesso, e li cucinava immersi in un sughetto di pomodoro e verdurine, buonissimi. 
Ricordo la scarpetta finale, ed il piatto bello pulito.

Il metodo di cottura è un po’ insidioso, all’inizio magari non tutti vengono perfetti. 

Riuscire a prepararli bene è una grande soddisfazione, e permette di creare un bel piatto con pochi ingredienti.


A fine post le foto di una gita fatta domenica.

La nostra visita alla Pieve di S. Pietro di Feletto, una piccola chiesa di epoca longobarda che ci ha sorpresi con affreschi bizantini del ‘200 e ‘300.

Affreschi che sono stati riscoperti a fine ‘800, coperti da uno strato di pittura bianca.

Se vi capita di passare da queste parti non potete perdervi una visita guidata. 

Poi non resta che scorrazzare tra i colli fermandosi in qualche cantina, dato che siamo nei luoghi del Proseccoe mangiare in una trattoria o in uno dei tanti ottimi agriturismo, magari un buon spiedo, piatto tipico di questa zona. 😉

L’OEUF POCHE’  UOVO in CAMICIA su NIDO di AGRETTI

Ingredienti:

uova biologiche medie
agretti o barbe di frate
limone non trattato
salsa di soia qb
sale rosa dell’Himalaya qb
pepe bianco qb
olio EVO qb









Oeuf poché – uovo in camicia *
Riempite per metà d’acqua una pentola abbastanza capiente, con almeno 10 cm di profondità.

Unite 3 cucchiai d’aceto bianco e portate ad un leggero bollore.

Sgusciate le uova in una ciotolina (una per volta), quando l’acqua bolle, formate un vortice al centro utilizzando il manico di un cucchiaio di legno (questo è un metodo che ho imparato da mia mamma e che mi hanno insegnato anche all’alberghiero), versate delicatamente l’uovo al centro del vortice.

Lasciate cucinare per circa 1 minuto e ½ .

Potete verificare la cottura tirando fuori l’uovo con una schiumarola, premetelo leggermente per vedere se è cotto al punto che preferite.

Una volta cotto tiratelo fuori con una schiumarola e servitelo ben caldo.
Se presenta delle sbavature, potete rifilarlo leggermente con un coltello per dargli una forma ben definita.


*Di solito le uova in camicia si mangiano ben calde appena cotte. Ma se volete le potete conservare in frigo fino a due giorni, immergendole subito dopo la cottura in una ciotola di acqua ghiacciata. Potete riscaldarle poco prima di servirle immergendole in una ciotola di acqua bollente per circa 30 secondi.









Agretti o Barbe di frate

Eliminate le radici e la parte più legnosa del fusto, lavatele bene e cucinatele immergendole per circa 5-6 minuti in acqua bollente. 

Scolatele e trasferitele su una padella antiaderente dove avrete scaldato poca salsa di soia e la buccia del limone grattugiata. 

Passatele per pochi minuti per insaporire, regolate di sale e pepe e formate dei nidi al centro dei piatti.

Adagiate sopra ai nidi le uova in camicia, finite con un filo d’olio EVO, della salsa di cottura ed a piacere della buccia di limone grattugiata.


Note: La barba di frate o agretti, è una verdura tipica della tradizione Kasher, utilizzata nei pranzi che vengono fatti per lo Shabbat, il giorno di riposo domenicale, nei mesi di primavera.

Il consumo di questo ortaggio risale ai tempi antichissimi ed è mantenuta viva soprattutto nella comunità ebraica romana.

Gli agretti sono tipicamente primaverili, ricchi di proprietà depurative, come molti ortaggi di questa stagione. Devono il loro nome al sapore, leggermente acre.

Sono inoltre un’ottima fonte di fibre, calcio, sodio, fosforo, vitamina A e C.

S. PIETRO DI FELETTO – LA PIEVE

Gli affreschi della facciata

Affreschi – Il ciclo del Credo

Cappella di S. Sebastiano e gli affreschi del ‘400

Per maggiori informazioni sulla Pieve, qui.
Se desiderate prenotare una visita guidata potete contattare uno dei preparatissimi volontari, i riferimenti li trovate qui.

…e se lungo il vostro percorso trovate un cavallo che ha saltato il recinto, un consiglio, non scendete dalla macchina per avvisare il fattore … cercate un’altra soluzione….eh eh eh… 
Chi mi conosce sa di cosa sto parlando 😉

Diario/ Primi piatti/ Salato/ Travel

BLOGGALLINE IN LAGUNA e il RISOTTO ALLE ORTICHE e PANCETTA

 
 
 



Cosa succede quando parte una piccola idea nel gruppo LE BLOGGALLINE?
Avevamo pensato che sarebbe stato bello farci un giretto a Venezia una mattina, passando al mercato del pesce e fermarci poi a pranzo in qualche bàcaro.
Ma perché non chiedere nel gruppo se qualche altra gallinella veneta voleva unirsi a noi??

Ed ecco materializzarsi una giornata piacevolissima, trascorsa con alcune amiche già conosciute ai precedenti raduni di Milano e Tuscania, altre invece conosciute proprio in questa occasione, Genny, Silvia; Elisa; Marianna, Sandra, Cinzia, Lara e io.

La cosa bella è che la sensazione è quella di sentirsi completamente a proprio agio, come se ci conoscesse già da tempo…e forse è anche un po’ vero dato che ogni giorno ci si trova, ci si saluta, si scherza, e molto altro nel gruppo facebook.

Abbiamo iniziato la mattinata con una tappa in pasticceria, da Tonolo, quella dove i miei genitori comperavano la millefoglie (quella di cui parlo qui) per poi mangiarci un ottimo fritto take away da Acqua e Mais (Campiello dei Meloni, vicino a Campo S. Polo).
Sulla strada per raggiungere il Mercato del pesce, tappa in drogheria per scorte di spezie, golden syrup, acqua di rose…
E poi il mercato del pesce e della frutta di Rialto.
Peccato non aver potuto comperare del pesce, non sarebbe sopravvissuto fino al pomeriggio purtroppo..
Ma le ortiche si! Le ortiche le ho comperate, e sono arrivate a casa anche abbastanza in forma (..e sono finite nel risotto che vi propongo oggi!)
Poi il pranzo delizioso e piacevolissimo al Ristorante dell’Hotel Savoia & Jolanda in Riva degli Schiavoni, offerto dall’amico di Marianna, lo Chef Pasticcere Molin.
Insomma vi lascio tutte le foto della bellissima giornata, da rifare al più presto ragazze, vero?
Ci siamo troppo divertite!
 
 

RISOTTO ALLE ORTICHE e PANCETTA
Ingredienti (per 4 persone):
320 g riso Carnaroli
1 mazzetto di ortiche (gr 300 circa)
60 g di pancetta stufata (fetta spessa da tagliare a dadini)
1 cipolla (piccola)
1 lt di brodo vegetale (1 costa di sedano, ½ cipolla, 1 carota)
Parmigiano Reggiano qb
1 noce di burro biologico
olio EVO qb
sale rosa dell’Himalaya qb
pepe bianco qb
 
 
 
 
 
 
Lavate accuratamente le ortiche, staccate le foglie ed eliminate i gambi (attenzione, utilizzate i guanti, i gambetti sono urticanti), mettetele a bagno in acqua fredda per una decina di minuti, poi scolatele e riducetele a listarelle.
Tritate finemente la cipolla e mettetela a rosolare con poco olio EVO, aggiungete anche le ortiche, e fate appassire, poi aggiungete il riso.
Fatelo tostare per alcuni minuti e regolate di sale.
Aggiungete il brodo, e continuate ad  aggiungerne poco per volta fino a cottura ultimata, facendo attenzione a non far asciugare troppo il riso, per mantenerlo morbido e all’onda.
Tagliate a dadini la pancetta e fatela rosolare bene in una padella antiaderente.
A fine cottura aggiungete il Parmigiano Reggiano, la pancetta ed il burro, mantecate bene e servite con una grattugiata di pepe nero.
BLOGGALLINE IN LAGUNA
ACQUA & MAIS
S. Polo






foto di Elisa



 
 
foto di Marianna

HOTEL SAVOIA & JOLANDA
Riva degli Schiavoni
 
 

foto di Marianna
 
 

 

CONSIGLIA Crostata salata di carote