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Cioccolato/ Colazione e merenda/ Dolce/ Dolci da credenza e crostate/ Torte

Fluffosa marmorizzata al cappuccino e vaniglia

 

“Il mondo è una torta piena di dolcezza.”

Charles Baudelaire

Post veloce, anzi velocissimo.

Devo ancora prepararmi il trolley ché oggi (tra poco) si parte ed è tardi, anzi no è tardissimo.

Mi aspettano Bologna, il Cioccoshow, le amiche e colleghe e la presentazione di un bellissimo libro Le Fluffose.

Passo al volo insomma e vi lascio, cosa vi lascio?

Ma una fluffosa, claro que si!

Questa è marmorizzata, con due impasti che si mescolano, al cappuccino e vaniglia.

Per evitare l’uso di latticini ho utilizzato una bevanda di riso, che voi potete tranquillamente sostituire con altro tipo di bevanda, di avena o di soia ad esempio.

Ottima da inzuppo, anche senza nessuna guarnizione sopra.

Ma con la panna, eh con la panna…

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FLUFFOSA MARMORIZZATA AL CAPPUCCINO E VANIGLIA

Ingredienti:

300 g di farina macinata a pietra per dolci lievitati

300 g di zucchero semolato

6 uova biologiche

130 g di olio di semi di girasole

180 g di latte di riso (o altro tipo, ad es. avena)

1 bustina di lievito per dolci

1 bustina di cremor tartaro

1/2 cucchiaino di polvere di vaniglia biologica (o i semi di mezza bacca)

4 cucchiaini di caffè liofilizzato

1 presa di sale

250 ml di panna fresca

2 cucchiai di zucchero a velo

qb cacao amaro

Preparazione:

  1. Separate i tuorli dagli albumi. Setacciate insieme in una grande ciotola la farina, il lievito ed il sale. Dividete il composto a metà e versatene una parte in una seconda ciotola. Scaldate leggermente il latte di riso e dividetelo in due bicchieri. Fate un buco al centro nella prima ciotola, versate nell’ordine 3 tuorli, la vaniglia, 65 g di olio di semi emulsionato con metà latte di riso leggermente tiepido. Fate un buco al centro anche nella seconda ciotola e versate 3 tuorli, 65 g di olio di semi emulsionato con il latte di riso tipeido in cui avrete sciolto precedentemente il caffè liofilizzato.
  2. Montate gli albumi insieme al cremor tartaro. Mescolate entrambi i composti con la frusta (prima quello chiaro e poi quello al caffè per non macchiarlo). Versate metà albumi in ciascuna ciotola e mescolate delicatamente con una frusta per non smontare gli impasti. Versateli in modo alternato in uno stampo da chiffon cake (con i piedini), senza imburrarlo né infarinarlo, in modo tale da formare l’effetto marmorizzato. Infornate a 160° (forno ben caldo) per 1 ora e 15 minuti. Sfornate e capovolgete a testa in giù. Fate raffreddare bene la torta prima di sformarla. Montate la panna con lo zucchero a velo e decorate la torta utilizzando una sac à poche con bocchetta a vostro piacere (io a stella), cospargete infine con cacao amaro e servite.

NOTE:

Dose per uno stampo da chiffon cake da 26 cm.

Potete tranquillamente utilizzare anche la farina 00.

 

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Se vi trovate dalle parti di Bologna

sabato 19 Novembre dalle 12.00 alle 13.00

non perdetevi la presentazione de

Le Fluffose con Monica e Valentina.

Buon fine settimana gente!

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Diario/ Travel

Metti una domenica a Combai, passeggiando nel bosco e raccogliendo Marroni IGP

 

Di queste meravigliose colline, famose per la produzione del Prosecco DOCG, vi ho parlato poco tempo fa su IFOOD.

Ma l’articolo non è bastato per raccontarvi tutto di questi luoghi.

Tantissimi sono i borghi da visitare, ricchi di storia, cultura e tradizioni, e numerosi i prodotti tipici da scoprire e assaporare.

Uno di questi piccoli borghi è Combai, piccola frazione di Miane (l’antica Combajo, ‘in cima alla valle’), arroccata in una zona collinare della verdissima Valsana e nota per un prodotto speciale, il Marrone di Combai IGP , eccellenza locale a cui è dedicata una festa che dura un intero mese, trasformando  il paese in un vero e proprio spettacolo a cielo aperto.

In passato, per le popolazioni locali, i castagneti rappresentavano una vera e propria risorsa e fonte di sostentamento. Furono qui introdotti nel Medioevo e, recentemente, questa coltivazione è stata valorizzata con il riconoscimento del marchio IGP al Marrone di Combai.

L’atmosfera del paese durante la Festa è molto suggestiva e lo scenario tutto attorno da favola.

Spettacoli, passeggiate naturalistiche nei boschi castagneti, bancarelle di prodotti locali e di artigianato lungo le strade del paese, mostre di arti e mestieri e la possibilità di degustare tante delizie locali a base di marroni, dalle lasagne al gelato, dallo spezzatino alla Combaiota, la birra di Marroni.

La mia domenica a Combai, insieme ad altri blogger e instagrammer, è iniziata con una meravigliosa escursione nel bosco tra i castagneti, accompagnati da una guida locale.

Un sentiero a dir poco ‘incantato’.

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Lungo il percorso, nel silenzio del bosco, abbiamo imparato cose interessantissime.

Il castagno è una pianta secolare che può arrivare a 30 mt. di altezza.

Arrivato a 80 anni, il castagno inizia a ‘scavarsi’ e fessurarsi al suo interno,

non ha molte radici pertanto, diventato molto pesante, tende a cadere.

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Tanti i personaggi, folletti e leggende ad animare questo bosco.

Al Mazharol è un folletto magico, si racconta che chi calpesta per errore le sue impronte

rischia di perdersi nei boschi, e che si diverta a far imbizzarrire i cavalli.

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Ma voi sapete distinguere una castagna da un marrone?

Il marrone è leggermente più grosso e schiacciato ed è facilmente riconoscibile

osservando la forma della ‘cicatrice’ che rimane sulla sua parte inferiore.

Nel marrone è più grande e rettangolare, mentre quello della castagna è più piccola e tondeggiante.

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Il marrone è una varietà creata dall’uomo. È un innesto fatto sull’albero di castagna.

Si presta molto bene all’utilizzo in cucina, si sbuccia più facilmente e ha un sapore più dolce.

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Lungo il percorso, nel cuore del bosco, il piccolissimo borgo medievale di Colmellere.

Il primo insediamento qui risale a prima dell’anno mille.

Si possono ammirare la case con le caratteristiche terrazze in legno, i pioi, che venivano utilizzate per

seccare le castagne al sole, il forno esterno e il grande gelso nel mezzo del borgo,

albero benaugurante, sotto il quale si predevano importanti decisioni.

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La vista da borgo Colmellere è meravigliosa.

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Lungo la passeggiata non ci siamo fatti mancare qualche sosta per fotografare

angoli deliziosi e particolari della vita rurale molto suggestivi.

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Il protagonista della Festa. Il Marrone di Combai IGP.

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Bellissima e da non perdere la passeggiata e visita al parco didattico dedicato ai più piccoli, Comby.

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Tornando al paese il paesaggio intorno a noi è meraviglioso.

Vigneti ordinati, colline verdeggianti e una splendida vista su Combai.

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Arrivati all’ora di pranzo, ci accoglie un paese festoso ed affollato.

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Tante le bancarelle di prodotti locali ed artigianali, salumi, formaggi tipici,

frutta, verdura, eccellenze locali e artigianato.

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A pranzo avrete l’imbarazzo della scelta. Un menu completo a base di marroni.

Il pasticcio, gli gnocchi, tortelli, il rotolo, lo spezzatino con marroni e polenta, il mondoi,

una minestra di castagne secche accompagnata dalle sbrise (funghi pleurotus), tipica di questa zona.

Non può mancare poi un sacchettino di marroni!

Le rostidore giganti sono un vero spettacolo, durante i giorni della festa

arrostiscono circa 70 quintali di marroni.

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Ma il gelato ai Marroni?

No, non si può spiegare, va assaggiato!

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Il programma è ricchissimo, tanti anche gli itinerari sportivi e storici, tra questi vi segnalo il sentiero ‘La strada del la fan’ (fame), che racconta le vicende della prima guerra mondiale quando gli austriaci constrinsero donne e bambini a costruirla per poter trasportare i cannoni con cui sparare agli italiani barricati oltre il fiume Piave.

Tra le tante cose in programma, venerdì 28 ottobre, vi suggerisco anche Spettacoli di mistero.

Note, canti e racconti nella quiete dei boschi di Combai. La notte si illuminerà di storie e parole tra i sentieri accompagnata da echi di personaggi fantastici, streghe e fate, Bazhalis e Mazharol, Barba Zhucon e l’oscuro Babau.

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E quindi?

Cosa state aspettando?

#VisitCombai

La 72^ Festa dei Marroni IGP di Combai

dal 7 ottobre al 1 novembre 2016

Voi non perdetevela, QUI tutto il programma della Festa!

Ringrazio

Pro Loco di Combai  Pro Loco Unpli Veneto e l’Associazione Marroni di Combai IGP

per questa bellissima giornata.

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credits @zetagroupcomunicazione

 

Per Info e prenotazioni:
Pro Loco Combai
Tel. e Fax 0438 960056
Cell. 347 9544623
e-mail: proloco@combai.it
www.combai.it

 

 

A presto gente!

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Colazione e merenda/ Diario/ Dolce/ Qualcosa di rosso

Confettura di lamponi e vaniglia

 

Ecco, lo sapevo che sarebbe successo.

Mi succede ogni anno.

Dovrei mettermi la scadenza nel calendario, proprio come faccio con le persone.

Si, per ricordarmi del compleanno del blog!

Il 12 settembre ben 4 anni.

E io non me ne ricordo mai.

MannaggiaMMè!

Sono immersa in una marea di scatoloni, pulizie e chi più ne ha…ché domani ci trasferiamo nella nuova casa, quindi nessun dolce per festeggiare.

Non ne ho avuto davvero il tempo.

Mi tocca fare l’alternativa e usare una ricetta che avevo pronta nell’archivio.

Va bene lo stesso vero?

Io vi lascio e scappo via.

Dicono che il trasloco sia una delle cose più stressanti in assoluto.

Beh. Hanno davvero ragione!

 

“Chiunque a un certo punto della vita mette su casa.

La parte difficile è costruire una casa del cuore.

Un posto non soltanto per dormire, ma anche per sognare.

Un posto dove crescere una famiglia con amore, un posto non per trovare riparo dal freddo,

ma un angolino tutto nostro da cui ammirare il cambiamento delle stagioni;

un posto non semplicemente dove far passare il tempo,

ma dove provare gioia per il resto della vita.”

Sergio Bambarén (Il guardiano del faro  2002)

 

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CONFETTURA DI LAMPONI E VANIGLIA

Ingredienti:

1 kg lamponi

800 g zucchero

1 limone (il succo)

1 cucchiaino raso di polvere di vaniglia (o i semini di un baccello)

1 cucchiaino raso di agar agar

Preparate i barattoli (vedi note).

 

Preparazione:

Lavate velocemente i lamponi sotto l’acqua corrente fredda e tamponateli delicatamente.

Poneteli in un tegame da confettura insieme allo zucchero, il succo del limone e la polvere di vaniglia.

Poertate ad ebollizione a fiamma vivace, avendo cura di seguire la cottura mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.

Eliminate l’eventuale schiuma che si potrebbe formare sulla sueprficie aiutandovi con una schiumarola.

Sciogliete l’agar agar in una tazza mescolandolo con poca confettura calda quindi unitelo alla confettura sul fuoco e mescolate bene.

Togliete dal fuoco e versate nei barattoli (con questa quantità di frutta io ne ho ottenuti 4 di medi).

 

Preparazione dei barattoli:

Scaldate il forno a 110° per una ventina di minuti, mettete dentor i barattoli puliti e lasciateli dentro per almeno 5 minuti. Toglieteli a fateli raffreddare su uno strofinaccio.

Versate quindi la confettura o marmellata nei barattoli avendo cura di riempirli fino al bordo (aiutatevi con un piccolo mestolo per evitare di sporcare il bordo). Avvitate i coperchi e girate i barattoli sottosopra posizionandoli in un luogo buio (o coperti da uno strofinaccio), lasciandoli raffreddare completamente.

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Il prossimo post dalla casetta nuova!

A presto (speriamo!) gente!

 

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Diario

IFoodStyle dal Web alla Tavola – il numero zero!

Era da tempo che aleggiava nell’aria questo piccolo, grande progetto.

Era lì, in paziente attesa, fino a quando è arrivato il momento giusto.

Facciamolo.

Detto fatto. Redazione creata, primo gruppo di foodblogger contributor e via, si inizia!

Il nuovo grande progetto che nasce dalla meravigliosa community di foodblogger di IFOOD!

IFOODSTYLE dal WEB alla TAVOLA il numero zero è online!

Grande l’emozione di aver potuto partecipare al primo numero!

Un GRAZIE speciale a tutta la redazione (non li elenco tutti, andate di corsa a leggere chi sono!) che si sono fatti in quattro per portare a termine questo progetto, alle ‘colleghe’ contibutor di questo numero e a tutte quelle che lo saranno per i prossimi!

Troverete non solo ricette e foto di piatti di stagione, ma anche recensioni, interviste, viaggi suggestivi nei borghi d’Italia più belli, lo speciale dedicato alla colazione e … beh, direi basta anticipazioni…

Di seguito un paio di foto della mia ricetta, le CIAMBELLINE di FARRO all’UVA CARAMELLATA, e ora andate di corsa a scoprirlo voi!  :))

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I sogni diventano realtà quando ci sono la passione

e la volontà di realizzarli.

E noi continuiamo a sognare!

“Se puoi sognarlo, puoi farlo.”

Walt Disney

Cliccate sull’immagine e correte a sfogliarlo!

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Keep on dreamin’ gente!

 

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Dolci al cucchiaio e semifreddi/ Senza categoria

Gelato alla banana e cardamomo (senza gelatiera)

 

“Per realizzare grandi cose,

non dobbiamo solo agire, ma anche sognare;

non solo progettare, ma anche credere.”

Anatole France

Non sono ancora riuscita a sistemare le fotografie dell’#ifoodraduno2016, sono davvero pessima in questo periodo.

Forse ci riuscirò a breve, chi lo sa? Nel frattempo voi andate a sbirciare qui le bellissime foto della visita e cena presso la Cantina Arnaldo Caprai!

Non sto cucinando molto in questo periodo, pranzi e cene molto estivi, pesce, cereali e legumi ma poi tanta frutta, verdura e … si! Gelato!

Confesso che spesso lo prendiamo pronto nella gelateria di fiducia, ma quando posso e, in questo caso, se ho banane un po’ troppo mature, aggiungo pochi ingredienti et voilà!

Un gelato home made buonissimo pronto in un batter d’occhio!

Il blog vi saluta per qualche settimana, io non sto facendo valigie, né buttando guide lonely planet in borsa, questo agosto rimaniamo qui.

Magari faremo qualche gita fuori porta, giornate al mare con gli amici che rimangono in città, ma l’attività principale sarà il nostro grande progetto.

La nostra casa.

Eh si, dopo tanta attesa, anni di progetti, sogni, eccola quasi pronta ad accoglierci.

Manca davvero pochissimo, quindi per noi agosto sarà un mese di scatoloni, space clearing (ché eliminare il superfluo, in tutti i sensi, fa soltanto bene!), pennelli, carta vetrata e vernici per rinnovare alcuni mobili, fatica ma anche tanta, tanta soddisfazione.

La nostra casa ci aspetta e i viaggi possono attendere.

Voi postate tante foto sui social così viaggerò un po’ anch’io con voi!

Buon agosto e buone vacanze a tutti!

 

La base è sempre quella del gelato furbo senza gelatiera, qualche piccola aggiunta/variante e il gioco è fatto.

Andiamo a vedere come ho preparato questo gelato alla banana e cardamomo?

 

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GELATO ALLA BANANA E CARDAMOMO  (senza gelatiera)
Ingredienti
4 banane
200 g yogurt greco
250 g latte condensato
250 g panna fresca
5-6 capsule di cardamomo
3 cucchiai rum
1 limone
Preparazione
Sbucciate 3 banane e schiacciate la polpa con i rebbi di una forchetta. Spremete il limone e versate il succo sulle banane affinché non anneriscano.
In una bastardella in metallo mescolate il latte condensato e lo yogurt, unite le banane schiacciate, il rum e i semini di cardamomo che avrete pestato in un mortaio.
Mescolate bene.
Montate la panna ed unitela al composto di banana, amalgamate bene, versate in una vaschetta di metallo o comunque idonea al freezer e riponete in freezer.
Estraete ogni ora e mescolate bene con una forchetta affinché non si formino cristalli troppo grandi e il gelato rimanga morbido e cremoso.
Effettuate questo passaggio almeno 4 volte.
Servite con delle fettine di banana.

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Bianco e legno. Luce, tanta luce.

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Adoro le piastrelle dei bagni … se un giorno vedrete questo sfondo

nelle mie foto, saprete che sto fotografando i piatti in bagno, nel box doccia. 😉

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E con questo post misto gelato/piastrelle vi saluto!

A presto gente!

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Diario/ Dolce/ Dolci da credenza e crostate/ Qualcosa di rosso/ Torte

Naked Fluffosa con fragole, mirtilli e lamponi

 

La Fluffosa è una torta così versatile da essere al tempo stesso la classica torta per l’inzuppo a colazione o da servire con il tè, ma anche la base per stupende torte decorate, da addobbare nei modi più svariati.

Fluffosa è una sorta di movimento che unisce amiche blogger ed amanti dei dolci, che spinge alla condivisione e ad azionare la fantasia, per declinare una ricetta classica nei modi più diversi ed originali.

Talmente semplice e buona da creare dipendenza.

Per festeggiare una cena in famiglia ho preparato la semplicissima Fluffosa al limone trasformandola poi, con chantilly e frutta fresca, in una colorata e fresca Naked Cake.

PUF! Sparita in un battibaleno.

Questa torta non poteva che riempire un bellissimo libro.

Voi andate a sfogliarvelo in libreria, sono certa che non potrete uscire senza aver acquistato Le Fluffose!

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NAKED FLUFFOSA CON FRAGOLE, MIRTILLI E LAMPONI

Da ‘Le Fluffose’ di Monica Zacchia

 

Ingredienti

Per la Fluffosa al limone (stampo da chiffon cake da 26 cm)

300 g zucchero

185 farina macinata a pietra tipo 1

100 g farina autolievitante

7 uova biologiche

170 g di succo di limone biologico

buccia di 1 limone non trattato

120 g olio di riso (o di girasole)

1 bustina di lievito per dolci

½ cucchiaino di bicarbonato di sodio

½ cucchiaino di polvere di vaniglia biologica

Per Farcire

500 g panna liquida fresca

150 g zucchero a velo

400 g fragole

100 g mirtilli

100 g lamponi

menta fresca per decorare

Preparazione

Fluffosa al limone

Dividete i tuorli dagli albumi.

In una ciotola capiente setacciate le farine, lo zucchero, il lievito ed il bicarbonato. Fate un buco al centro e versate in questo ordine e senza mescolare: l’olio, i tuorli, il succo di limone, la buccia di limone grattugiata e la polvere di vaniglia (o i semini di mezza bacca).

Mescolate tutti gli ingredienti con una frusta (a mano) fino ad ottenere un composto omogeneo.

Montate e neve ferma gli albumi con poche gocce di limone.

Uniteli all’impasto mescolando delicatamente dall’alto verso il basso.

Versate in uno stampo da chiffon cake (senza imburrarlo né infarinarlo). Se diversamente utilizzate uno stampo tradizionale da ciambella, procedete ad imburrarlo ed infarinarlo.

Infornate e cuocete (forno ben caldo) a 165° per circa 55 minuti, quindi a 175° per altri 10 minuti. fate comunque la prova stecchino per verificarne la cottura.

Fate raffreddare il dolce capovolto sui piedini, se non dovesse ‘scendere’ da solo raffreddandosi, passate delicatamente la lama di un coltello lungo il bordo.

Chantilly e assemblaggio dolce

Montate la panna con lo zucchero a velo a neve ben ferma.

Tagliate la torta in tre strati dello stesso spessore.

Spalmate il primo con della chantilly, e distribuite sottili fettine di fragole, quindi coprite con il secondo strato e ripetete l’operazione.

Una volta coperta con il terzo strato, aiutandovi con una spatola di metallo, spalmate la torta con la restante chantilly, senza preoccuparvi di coprire tutto alla perfezione. Lisciate bene il bordo quindi disponete sopra alla torta la frutta lavata e tamponata, decorate con qualche fogliolina di menta.

Conservate in frigorifero fino al momento di servire.

 

NOTA:

Non preoccupatevi di spalmarla alla perfezione, la Naked cake , proprio come indica il suo nome torta nuda, prevede che si veda o si intraveda la base della torta e la sua farcitura.

Quindi potete semplicemente farcire gli strati e la parte superiore, oppure spalmare leggermente anche il bordo, ma senza coprirlo alla perfezione ed in modo omogeneo.

 

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LE FLUFFOSE

Disponibile nelle migliori librerie, oppure

comodamente ordinabile online QUI.

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A presto!

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Biscotti e Frolle/ Dolce/ Dolci da credenza e crostate/ Greenery mood/ Qualcosa di rosso

Crostatine con kiwi curd, crema mascarpone e lamponi

 

Eh niente…

Proprio nel periodo in cui uno dovrebbe prepararsi per la prova costume, alimentazione sana, tanta verdura e pochi dolci e zuccheri, sport, massaggi, estratti e centrifughe drenanti e depurativi come se non ci fosse un domani…

Quell’uno, cioè io, cosa fa invece?

Dolci, dolci e ancora dolci. E se li mangia pure in abbondanza!

Che vi devo dire?

Per prima cosa, sono golosa. Si, e pure parecchio.

Secondo in questo momento c’è un’esplosione di frutta colorata che mi invoglia ancor di più a sfornare frolle, crostate ed affini.

Alcune non riesco nemmeno a fotografarle per poterne fare un post.

Infatti mi toccherà pure rifare la crostata con le fragole che avete visto passare su Instagram, era deliziosa ed è sparita nel giro di un nanosecondo.

Vabbè, intanto beccatevi queste crostatine và!

Frolla + kiwi curd + crema mascarpone + lamponi = omammamia! (si insomma, ‘esperimento riuscito’)

Vi avanzerà del kiwi curd, ma non preoccupatevi, è buono spalmato anche su una fetta biscottata!

Ricettina?

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CROSTATINE CON KIWI CURD, CREMA MASCARPONE E LAMPONI

 

Ingredienti

Pasta sablée

150 g burro salato (o burro normale + 2 g di sale)

150 g zucchero semolato

80 g tuorlo (ca 4 tuorli uova bio) a temperatura ambiente

200 g farina macinata a pietra tipo 1

5 g lievito

½ bacca vaniglia (o ½ cucchiaino vaniglia in polvere)

Kiwi curd

300 g kiwi (circa 4)

2 cucchiai succo di limone

190 g zucchero

3 uova biologiche

100 g burro biologico morbido

1 cucchiaino di amido di mais

1 presa sale

Crema di mascarpone

250 g mascarpone

200 g panna fresca

100 g zucchero a velo

Lamponi per finire

Preparazione

Kiwi curd

Sbucciate i kiwi e riduceteli a fettine, frullate tutto con un mixer ad immersione.

In una casseruola mettete la polpa dei kiwi, il succo di limone, lo zucchero, le uova, l’amido di mais ed il sale.

Quando il composto inizia a bollire unite anche il burro a dadini e sbattete con una frusta fino a quando il composto inizierà ad addensarsi.

Versate il curd in un contenitore ermetico sterilizzato e fate raffreddare. Fatelo riposare in frigorifero per almeno un paio d’ore prima di utilizzarlo. (Si conserva in frigorifero per circa 3 settimane)

Pasta sablée

Lavorate il burro morbido a crema insieme allo zucchero e la vaniglia (o i semini estratti dalla bacca o la polvere).

Unite i tuorli e amalgamate bene. Aggiungete anche la farina setacciata con il lievito e lavorate velocemente per non far scaldare troppo l’impasto.

Formate un panetto, avvolgetelo nella pellicola per alimenti e fatelo riposare in frigorifero per almeno 2 ore.

Crema mascarpone

Lavorate il mascarpone a crema. Montate la panna con lo zucchero e unitela delicatamente al mascarpone.

Assemblaggio crostatine

Stendete la pasta sablée su un piano di lavoro infarinato, ritagliate la pasta leggermente più larga rispetto al diametro degli stampini che utlizzerete, sarà il vostro bordo.

Adagiatela sugli stampini precedentemente imburrati ed infarinati, fate aderire bene e ritagliate la pasta in eccesso sui bordi. Bucherellate il fondo con i rebbi di una forchetta e coprite con della carta forno e pesi (o legumi) per la cottura in bianco.

Cuocete a 180° per circa 20 minuti.

Sfornate e fate raffreddare.

Una volta raffreddate, farcite con il kiwi curd e successivamente coprite con la crema mascarpone.

Finite con i lamponi freschi.

Conservate in frigorifero fino al momento di servire.

 

Il KIWI CURD, una delizia!

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Un piccolo omaggio alla nuovissima fan page di Pomikaki Store di Jesolo e a Giorgia,

la mia spacciatrice di borse belle e colorate!

Colori, colori, colori!

Questo portachiavi – gelato è troppo carino!

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Io ora vi saluto e corro a preparare il trolley!

Sono in partenza per Verona,

dove IFOOD è media partner di ESPERIENZE GUSTOSE

a Villa La Mattarana, Verona, dal 6 all’8 Maggio 2016.

Non perdetevelo!

 … e seguite gli hastag #ifoodit #LeFluffose #esperienzegustose #EGV16

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Ciao gente!

 

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Diario/ Travel

Lido di Venezia e Pellestrina in bicicletta

 

 

“La vita è come andare in bicicletta.

Se vuoi stare in equilibrio,

devi muoverti.”

Albert Einstein

 

Oggi vi porto a fare un giro in bicicletta, vi va?

Un giro molto bello. Una gita di una giornata per chi abita poco distante dalla provincia di Venezia, chi viene da più distante invece, può organizzarsi magari prevedendo un pernottamento in terraferma o anche in una delle due isole lungo cui si snoda il percorso.

Si, perchè in bicicletta si possono scoprire due isole molto belle, semplici, ancora autentiche, le due isole che di fatto proteggono la Laguna di Venezia dal mare aperto, le lunghe e sottili isole del Lido di Venezia e di Pellestrina.

Interessante sapere che durante il periodo bizantino le isole del Lido e di Pellestrina facevano parte di un percorso lungo le barene chiamato Via dei Settemari, che collegava Altino a Ravenna. Oltre a proteggere Venezia dalle mareggiate, di fatto ebbero un ruolo militarmente strategico, come testimoniano le tante fortificazioni presenti.

Il punto di partenza è, ovviamente, Venezia.

Se decidete di portarvi le biciclette, il vostro punto di partenza sarà l’isola del Tronchetto a Venezia, ci si arriva svoltando a destra poco prima di raggiungere Piazzale Roma, qui potrete parcheggiare la macchina e partire alla volta del Lido di Venezia con il Ferry boat, che trasporta mezzi e persone, e vi sbarcherà a San Nicolò (San Nicoeto per noi veneziani), l’estremità ovest del Lido.

Diversamente, come abbiamo fatto noi, potete prenotare le vostre biciclette da noleggiare per la giornata (vedi indicazioni a fine post), e raggiungere il Lido di Venezia da Piazzale Roma fino a S. Maria Elisabetta con il vaporetto, godendovi il panorama della città.

 

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Arrivati al Lido sarete accolti dal cupolone in rame del Tempio Votivo Santa Maria della Pace, e poco distante, quasi affacciata alla laguna, dalla Chiesa seicentesca di S. Maria Elisabetta.

All’inizio del Gran Viale omonimo, troverete il noleggio biciclette, quindi inforcati i mezzi, si parte!

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Il percorso è molto semplice, una volta percorso il Gran Viale S. Maria Elisabetta, si svolta a destra sul lungomare Marconi e si procede sempre diritti, verso la punta estrema dell’isola, gli Alberoni, da dove parte il Ferry boat per l’isola di Pellestrina.

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Non correte troppo veloci, e di tanto in tanto fermatevi e guardatevi attorno. Siete nella ‘Città Giardino’ del Lido e potrete ammirare tanti bellissimi edifici costruiti ad inizio ‘900, in pieno stile Liberty e Art Decò. Un esempio l’Ausonia & Hungaria Hotel, un capolavoro del Liberty con la sua facciata in maioliche policrome.

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Oltre alle abitazioni, passerete davanti ai grandi alberghi di inizio secolo, frequentati da divi di Hollywood, regine e grandi scrittori. Il Des Bains alla vostra destra e, oltre il Casinò e il Palazzo del Cinema, sede della famosa Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, sulla sinistra il fascinosissimo Hotel Excelsior, grande albergo di stile moresco (ho un ricordo molto vivo di me bambina nella spiaggia di questo albergo, ebbene si cara Mina, io me lo ricordo bene che non mi hai fatto l’autografo!).

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Sono certa che durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, alla TV avrete visto attori, divi di Hollywood e registi sbarcare dai taxi in questo molo qui sotto, ad attenderli fotografi e  cameraman per riprenderli.

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Proseguendo vi ritroverete a correre lungo viali alberati e fioriti, costeggiati da un lato da casette deliziose e curate, e dalla laguna dall’altro.

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Ad un certo punto, lasciate la strada principale e dirigetevi verso sinistra, per prendere la pista ciclo-pedonale dei Murazzi.

I Murazzi sono una fortificazione in pietra d’Istria realizzata dalla Serenissima nel 1751, per difendere il litorale e la laguna dalle mareggiate. Si estendono fino alla diga di Malamocco e alla Riserva Naturale degli Alberoni. Percorrendo in bicicletta il litorale si potrà godere da un lato della ricca vegetazione semi selvaggia, e dall’altro della spiaggia e, verso la zona degli Alberoni, anche di alte dune di sabbia, habitat naturale di numerose specie di uccelli marini.

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Lasciati i Murazzi, costeggiando il vecchio Forte Militare (oggi sede del Golf Club), si raggiunge Malamocco, uno dei più antichi insediamenti lagunari, dove paesaggio agreste e lagunare si mescolano in un perfetto connubio. Malamocco è un pittoresco borgo lagunare sorto nel XII secolo dopo che una terribile mareggiata distrusse l’antica Metamaucus, nei pressi dell’isola di Poveglia, e un tempo sede del Dogato e del Vescovado.

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Malamocco è di fatto un’isola nell’isola, completamente circondata da un canale, dei ponti la collegano all’isola del Lido. Qui, tra calli e campielli, si respira un’atmosfera tipicamente veneziana.

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Lasciata Malamocco ci si dirige verso la punta estrema dell’isola, gli Alberoni dove, imbarcandosi su un Ferry boat, si raggiunge l’isola di Pellestrina e, precisamente Santa Maria del Mare.

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Per la piccolina della famiglia, ormai troppo grande per essere trasportata nel seggiolino, ma ancora troppo piccola per percorrere in bicicletta con le sue gambine circa 40 km, abbiamo risolto noleggiando un tandem. Si è divertita tantissimo!

Alla fine ha proposto “Mamma ma non possiamo portarcelo a casa?” eh eh eh …mi sa di no.

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Attraversato il canale di Malamocco, la pedalata riprende per circa altri 11 km, da Santa Maria del Mare fino alla punta estrema, l’Oasi di Ca’ Roman, curata dalla LIPU, da dove si possono vedere i campanili di Chioggia, raggiungibile con un’altra traversata.

Lungo il percorso si passa attraverso dei borghi di pescatori e ortolani davvero pittoreschi e ricchi di fascino. Il paesaggio circostante ci riempie gli occhi di azzurro e colori sgargianti. I barconi da pesca allineati lungo la riva, le casette colorate dove è facile incrociare signore fuori dall’uscio di casa intente a ricamare e bambini che giocano a pallone.

Nell’ordine si incrociano S. Pietro in Volta, Portosecco e Pellestrina.

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Vi sentirete immersi in un’atmosfera fuori dal tempo, ricca di fascino e suggestione. Luoghi dove la vita delle persone è strettamente legata ai ritmi della pesca e dell’agricoltura, e dove si sente che gli abitanti conservano una chiara identità territoriale ed un forte spirito isolano.

Barche da pesca allineate lungo la riva, biciclette, umili e semplici casette dai colori sgargianti, panni stesi al sole, orti protetti da grisiole (canne di bambù), vecchie e tipiche osterie dove fermarsi a mangiare cicchetti di pesce locale.

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Incontrerete tante Chiese lungo il percorso, la più piccola ma non meno significativa, è la Chiesa di Santo Stefano in Portosecco, piccola frazione di Pellestrina.

Un bicicletta parcheggiata fuori, la biancheria a stendere al sole tra le case colorate.

 

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Poco distante dalla riva i tipici casoni dei pescatori, costruiti a fianco alle bricole, che stanno ad indicare i canali navigabili nella laguna, uscire dai percorsi indicati significa rischiare di arenarsi.

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Gli acquedotti che si incontrano lungo il percorso.

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Una sosta mangereccia è d’obbligo, il profumo di pesce vi costringerà a fermarvi in una delle tante osterie e ristorantini lungo il litorale. Noi abbiamo fatto una tappa con vista sulla laguna, gustandoci all’aperto un’ottima frittura di pesce.

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Fate una tappa ed entrate nella Chiesa Medievale di Ognissanti a Pellestrina. Carica di storia e qui chiamata Il Duomo, proprio perchè di fatto è la chiesa più nobile, per la sua architettura ed il suo splendore.

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Lasciato il centro di Pellestrina si pedala lungo i Murazzi a pochi metri dal mare, fino al punto più a sud, la diga artificiale dei Murazzi da dove è possibile avventurarsi a piedi verso l’Oasi di Ca’ Roman, 40 ettari di vegetazione dunale integra e con un’arenile di selvaggia bellezza, un ecosistema unico, caratterizzato da spiagge sabbiose e pineta rifugio di oltre 170 specie di uccelli, alcune delle quali molto rare.

Per raggiungere l’Oasi è necessario percorrere il marciapiede marmoreo lungo tutta la diga, noi un po’ per l’orario e il desiderio di ritornare con tranquillità verso il Lido, un po’ perchè non ci sembrava una buona idea percorrerla con le biciclette al seguito e la bimba per mano, abbiamo preferito rinunciare.

Ma ci torneremo di sicuro, magari con tempo meno incerto e temperature più estive.

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Ed eccoci arrivati all’imbarcadero in tempo, si riprende il Ferry per il Lido di Verezia.

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Il ritorno decidiamo di farlo percorrendo la strada principale, godendoci la stupenda vista del paesaggio lagunare.

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Uno sguardo a sinistra e scorgiamo le isole della laguna, dietro agli alberi, di fronte a Malamocco, l’isola di Poveglia.

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Anche se ad inizio stagione, tanti i chioschetti (o chiringuito) aperti. “Cossa bevemo fioi?” …e mi sento subito a casa!

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Percorrendo con maggiore calma il Lungomare Marconi mi fermo a sbirciare la spiaggia e le capanne dei vari stabilimenti, dove io e la mia famiglia eravamo soliti trascorrere le vacanze estive. Questi sono proprio i luoghi della mia infanzia.

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Arrivati all’imbocco del Gran Viale S. Maria Elisabetta, una sosta per l’aperitivo al Blue Moon è decisamente d’obbligo!

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Giunti a S. Maria Elisabetta, al tramonto, consegnate biciclette e tandem (a malincuore), riprendiamo il vaporetto per fare ritorno a Piazzale Roma.

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Una giornata così bella non poteva che concludersi con un meraviglioso tramonto sulla laguna.

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Noi abbiamo fatto questa escursione ad aprile, un po’ sfidando le previsioni meteorologiche che non promettevano una giornata di sole, ma tempo incerto e leggermente ventoso.

Durante la stagione estiva considerate bene le distanze da percorrere sotto al sole, 40 km non sono proprio pochi!

Vi lascio qui sotto alcune info che possono esservi utili nel caso decidiate di organizzare questo bel giretto!

A presto!

 

 

INFO UTILI

DISTANZE: da S. Nicolò Lido di Venezia fino agli Alberoni ca. 11 km  – da S. Maria del Mare (Pellestrina) fino all’Oasi di Ca’ Roman ca 11 km

ACTV – info su orari e percorsi servizi di navigazione

LIDO on bike – Gran Viale S. Maria Elisabetta Lido di Venezia

DORMIRE E MANGIARE:  Locanda Stravedo S. Pietro in Volta (isola di Pellestrina)

MANGIARE: 

DA CELESTE – Pellestrina (prezzi medio – alti)

AI PESCATORI – Pellestrina  (prezzi medi, buon pesce locale)

AGRITURISMO LE VALLI DI PELLESTRINA – Pellestrina (prezzi medi, buon pesce locale)

 

 

 

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Diario/ Dolce/ Dolci al cucchiaio e semifreddi

Panna cotta al mascarpone e panettone. Inizi.

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Ho iniziato il nuovo anno facendo pulizia. Si, buttando cose inutili, abiti, oggetti, giornali. Cose che si conservano pensando che ci possano servire, che le potremo riutilizzare, ma che in realtà a pensarci bene, riempiono solo la casa, angoli utili, bloccando le energie ed il loro fluire.

Non è che tutto va buttato, sia chiaro. Alcuni oggetti, abiti, libri, sono talmente belli che vanno conservati, con la loro storia, il loro fascino. Quello si chiama vintage, ma il resto no, il resto è solo roba vecchia, e va eliminata.

Ho iniziato l’anno andando al cinema. Non cine-panettoni ed il voler ridere-per-forza ché a Natale si fa così, non l’ho mai fatto del resto… ma con una favola bella, con la poesia che fa salire la risata ma al tempo stesso le lacrime, che fa riflettere e impone di guardare oltre, e di guardarsi dentro, perchè ‘l’essenziale è invisibile agli occhi‘.

Ho iniziato il 2016 sentendo addosso tutta la stanchezza dell’anno appena passato. Tante cose fatte, lavoro, impegno, energie, e la necessità di staccare almeno qualche giorno (il mio povero blog lo sa..), sapendo che l’anno nuovo non sarà meno impegnativo, anzi. Il lavoro da conciliare con la nuova casa, mobili da vendere ed altri da acquistare, il trasloco, nuovi passaggi importanti per le mie ragazze, insomma energie, nuove energie per caricarsi e ripartire!

Ho iniziato l’anno facendo ordine tra i pensieri, con la consapevolezza che i rami secchi vanno tagliati senza indugi, che le chiacchiere sterili e le invidie non fanno per me, che il pessimismo va evitato, e che i bicchieri voglio continuare a vederli mezzi pieni, sempre.

E soprattutto certa che, che chi se ne va, FA SEMPLICEMENTE SPAZIO. E non è una cosa negativa.

Ho iniziato l’anno nuovo mangiando e facendo dolci, ché mi piace un sacco e mi rilassa.

Ma soprattutto l’ho fatto recuperando, si perchè se le cose vecchie vanno buttate, in cucina invece non si butta nulla!

Al cibo si dà nuova forma e vita, utilizzando un po’ di fantasia e creatività.

Siete pronti per il recupero del panettone?

Alé, andiamo! Panna cotta al mascarpone e panettone!

 

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PANNA COTTA AL MASCARPONE E PANETTONE 

 

Ingredienti (per 6 porzioni)

Per la panna cotta al panettone

400 g panna fresca

100 g mascarpone

100 gr zucchero

3 g di agar agar (1 cucchiaino raso ca)

½ cucchiaino di polvere di vaniglia bourbon biologica

zenzero candito (facoltativo)

1 fetta sottile di panettone

Per finire

Panettone qb

rum qb

mandorle a lamelle qb

lamponi qb (o ribes)

zucchero a velo qb

Preparazione

In un pentolino versate la panna, la polvere di vaniglia, lo zucchero e l’agar agar (a freddo), mescolate bene con la frusta e mettete a scaldare sul fuoco.

Portate ad ebollizione continuando a mescolare, quindi togliete dal fuoco.

Unite il mascarpone precedentemente lavorato ed ammorbidito, mescolate bene fino ad ottenere un composto senza grumi.

In una padella antiaderente tostate la fetta di panettone, poi sbriciolatela ed unitela al composto mescolando bene.

Se amate una nota piccante tritate un pezzetto di zenzero candito ed aggiungetelo al composto di panna insieme al panettone.

Versate negli stampini e fate raffreddare, quindi riponete in frigorifero per alcune ore.

Tagliate a fettine sottili il panettone e ricavate dei dischi utilizzando un coppapasta.

Mettete un disco di panettone su ciascun piattino e bagnatelo con poco rum.

Disponete sopra ciascun dischetto una panna cotta, finite con alcune mandorle leggermente tostate in un padellino antiaderente, un lampone e cospargete leggermente di zucchero a velo.

 

NOTA:

Se con l’anno nuovo avete in mente di investire soldini in qualche elettrodomestico, io vi consiglio spassionatamente l’abbattitore di temperatura. Lo adoro ed è utilissimo in cucina, fare la panna cotta poi è un attimo con lui, si mettono gli stampini bollenti dentro e PUF!

Pronta in un battibaleno!

 

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Buon 2016 gente!

Che sia come lo volete voi!

 

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Diario/ Travel

Maiorca, tra storia, buon cibo e mare cristallino

 

 

Allora lo confesso, Maiorca mi ha sorpresa. In positivo ovviamente!

Le Baleari le abbiamo visitate tutte, siamo stati più volte a Formentera, Ibiza ed anche a Minorca, ci mancava solo lei, chissà perchè ogni volta le preferivamo un’altra destinazione…

Se cercate spiagge bellissime, ma anche storia, siti archelogici, chiese, musei ed un entroterra vario, con una bella vegetazione e villaggi rurali caratteristici, dovete considerare una vacanza a Maiorca!

E se avete la possibilità di trascorrere più di una settimana non vi annoierete di sicuro, tante sono le cose da fare e vedere.

Noi abbiamo soggiornato a Cala D’Or  una località abbastanza turistica a sud est dell’isola.

Qui quasi tutti i negozi vendono all’incirca le stesse cose, c’è una bella passeggiata pedonale con tanti ristoranti, di tutti i tipi e per tutte le tasche, dove (cosa abbastanza sgradevole) i camerieri cercano di accapparrarsi clienti proponendo i loro menu. Non si mangia bene in tutti i locali, è bene documentarsi un pochino sui siti appositi o farsi consigliare da qualcuno del posto.

Due ristoranti dove abbiamo magiato molto bene a Cala D’Or sono, Ca’n Trompé  (Av. Bélgica, 12 Cala D’Or), ottima paella, servita in una grande padella di ferro,  buonissima la zuppa di pesce, le cozze, insomma garantito anche per il personale, simpatico e cortese; La Bodega, dovrete armarvi di un po’ di pazienza perchè in alcuni momenti di affollamento il servizio è un po’ lento, ma nell’attesa il mojito è ottimo, l’atmosfera retrò incatevole e le tapas che poi vi portano molto buone!

 

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Cala D’Or non ha nulla di caratteristico in tutta onestà, ci è risultato però abbastanza comodo per gli spostamenti in macchina e per raggiungere le varie località ad ovest e a nord dell’isola, oltre ad essere abbastanza vicino alla nostra spiaggia preferita, Es Trenc.

Qui l’unica spiaggia dove siamo stati è Cala Gran, abbastanza bella, mare pulito, ma decisamente troppo piccola ed affollata per i nostri gusti.

 

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Palma di Maiorca è davvero molto bella e vale la pena dedicarci qualche giornata, per visitare i luoghi di maggiore interesse, ma anche solo per perdersi, passeggiando nel suggestivo centro storico, tra le sue strade più frequentate ma anche tra quelle piccole e deserte che si perdono tra le alte pareti dei vecchi edifici.

Se arrivate a Palma in macchina e parcheggiate al Parc de la Mar, sarete accolti dall’imponenza e maestosità della Cattedrale, La Seu, che domina la città ed il porto; è la seconda cattedrale gotica al mondo per dimensioni, le sue volte, di 44 metri, sono tra le più alte al mondo. Icona dell’architettura gotica del Mediterraneo, bella ed imponente, merita assolutamente una visita al museo ed al suo interno (nonostante il caldo atroce e la coda per entrare…).

 

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Da vedere ancora il Palau de l’Almudaina (palazzo reale) meraviglia dell’arte gotica, la Basilica de Sant Francesc, la chiesa di Santa Eulalia e, se avete tempo, anche il Castillo de Bellver, in stile gotico maiorchino e di originale forma circolare, si erge in mezzo alle pinete a 150 m di altezza sopra la baia di Palma ed ospita il Museo storico della città.

 

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La vista da La Seu sul porto di Palma…

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 Guardandosi intorno e alzando lo sguardo verso l’alto.

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 Passeggiando

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Tappa obbligatoria alla Pasticceria Ca Na Cati.

Dovete per forza assaggiare i suoi dolci, in particolar modo le sue ensaïmadas, il dolce tradizionale di Maiorca, perfette ad ogni ora del giorno, qui si mangiano sempre (mammasantissima quante ne ho mangiate…).

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“Que el pan no falte nunca”“Che non manchi mai il pane”

…sembra il motto di qualcuno che conosco!

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 …e poi trovare qualcuno che perde, letteralmente, la testa per te!

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Ferrocarril de Sóller. Una cosa da non mancare è prendere il treno in legno che dal 1912 collega Palma (da Plaza d’Espanya) alla cittadina di Sóller.

 

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Percorrendo la Sierra de Tramuntana, la catena montuosa che si estende parallela alla costa,  potrete ammirare un paesaggio lussureggiante di boschi, uliveti ed aranceti. I torrenti che scendono dalle montagne hanno creato una valle molto fertile, dove crescono rigogliose piante di arance e limoni, oltre a tante altre coltivazioni.

 

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Sóller in arabo non a caso, significa ‘valle d’oro’, proprio per le coltivazioni di arance che nel tempo hanno arricchito la regione.

Sóller è deliziosa, piacevolissimo passeggiare lungo le sue stradine, sedersi in Plaza de la Constitución davanti alla bella Chiesa barocca di San Bartolomeo e vedere passare accanto il treno che porta al porto.

 

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Obbligatoria una tappa a Sa Fàbrica de Gelats, il gelato è delizioso, assolutamente consigliato all’arancia! Gli agrumi qui li trovate un po’ dappertutto, anche sopra ad una sedia, all’esterno di un’agenzia immobiliare!

 

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Da Sóller potete poi proseguire, riprendendo il tram in legno, fino a Port de Sóller, qui tutto è costosetto, ma vale la pena farsi un giretto e magari pranzare al porto.

Prima di risalire in treno per rientrare a Palma, consigliato prendersi un po’ di tempo alla stazione per bere una spremuta fresca di arance o limone e visitare il museo dedicato a Picasso e Mirò.

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La spiaggia forse più bella e famosa dell’isola si trova sulla costa sud, nell’area naturale di Ses Arenes e circondata da una fitta vegetazione, è Es Trenc.

Caraibica è la definizione giusta per questa spiaggia. Tre chilometri di sabbia bianchissima, con bassi fondali, mare trasparente e qualche chiringuito che verso il tardo pomeriggio si anima in modo divertente. Spesso viene utilizzata come set per spot pubblicitari e film. Inutile dire che qui siamo tornati più di una volta.

 

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Lungo la strada che porta alla spiaggia di Es Trenc, potrete ammirare le saline e lo stabilimento Flor de Sal d’Es Trenc, una tappa per le foto, e una capatina al delizioso negozio è d’obbligo.

 

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Vicinissima a Es Trenc, si trova S’Arenal de Sa Ràpita, spiaggia bella di sabbia fine, con una pineta che scende fino alla spiaggia. Spesso abbastanza ventosa quindi ideale per chi ama il windsurf.

 

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Una spiaggia che ci ha abbastanza deluso invece è Cala Mondragò, che  si trova a ovest di Ses Salines, insignita di Bandiera Blu e dichiarata Parco Naturale nel 1992. Un paesaggio misto di sabbia e rocce, sarebbe molto bella, il mare cristallino, ideale anche per lo snorkeling, peccato che l’abbiamo trovata ricoperta di alghe. Per accedere al mare eravamo costretti a passare sopra ad una sorta di materasso di alghe (anche abbastanza maleodorante) che si era formato a riva.

Nella foto sotto si vede bene l’accumulo di alghe maleodoranti a riva… un vero peccato che non venga regolarmente pulita.

 

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Altra zona molto bella che merita una gita è a nord dell’isola, la Baia d’Alcudia.

Negli anni passati le spiagge di questa zona sono state giudicate tra le più belle al mondo. Qui si trovano tante belle località come Ca’n Picafort, mare cristallino e lungomare piacevole ed animato,  Alcúdia antica città romana fortificata, il sito archeologico di Pollèntia e la bellissima Platja d’ Alcúdia.

 

Alcúdia

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Ciutat romana de Pollèntia

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La città romana di Pollèntia fu fondata dopo la conquista dell’isola da parte del console Quintus Caecilius Metellus, nel 123 a.C.

E’ composta di tre aree principali, la Portella ovvero l’area residenziale, el Fòrum, l’area centrale, la piazza della città, el Teatre posizionato fuori dalla città, si può visitare facendo una breve e piacevole passeggiata. Con il biglietto d’ingresso potrete visitare anche il Museo monogràfic de Pollèntia, dove sono conservati tutti i reperti trovati durante gli scavi nell’area.

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Platja d’ Alcúdia

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Maiorca va girata in lungo e in largo, noleggiando un’auto, fermandosi di tanto in tanto e passeggiando alla scoperta dei villaggi caratteristici e delle città che si incrociano lungo il percorso.

La perfetta manutenzione delle strade, l’ottima segnaletica, il poco traffico, i mutevoli ed affascinanti paesaggi, rendono tutto molto piacevole.

 

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Alcune cose che non siamo riusciti a fare per mancanza di tempo ma che vi consiglio (e memorandum per noi per la prossima vacanza a Maiorca!):

1) Visita alle Cuevas del Drach a Porto Cristo; quattro grotte spettacolari scoperte nel 1906, che ospitano uno dei più grandi laghi sotterranei al mondo, il lago Martel. La visita si svolge in barca, dura all’incirca un’ora e comprende anche un piccolo e suggestivo concerto di musica classica.

2) Percorrere in auto la strada che risale lungo la Sierra de Tramuntana, ad ovest di Maiorca, passando per Valdemossa, Deià fino ad arrivare a Sóller.

3) Cap de Formentor e Playa de Formentor, che dicono essere una delle spiagge più belle dell’isola, circondata da un paesaggio suggestivo.

4) Cala Agulla, nella parte nord est dell’isola, tra le spiagge più estese, con una sabbia dorata ed una bella pineta dove ripararsi.

 

Cercando di riempirmi gli occhi di azzurro…

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scorta di azzurro fatta, fino alla prossima vacanza!

A presto!

INFO VIAGGIO

volo Venezia – Palma di Maiorca Volotea.com

pernottamento e colazione Booking.com (se preferite la formula appartamento, ottime proposte su Airbnb.it)

noleggio auto  Rentalcars.com

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Biscotti e Frolle/ Diario/ Dolce/ Dolci al cucchiaio e semifreddi/ Qualcosa di rosso

Tiramisù alle fragole con savoiardi home made

tiramisu alle fragole con savoiardi home made

Oggi una piccola novità.

Sono stata invitata a collaborare con il portale Territori Coop con alcune mie ricette.

La loro proposta mi ha fatto davvero piacere, perché seguo e leggo Territori,

sono socia e cliente Coop da parecchi anni e ne apprezzo molto la filosofia,

l’attenzione al Territorio, alle eccellenze, alla sostenibilità, all’alimentazione dei più piccoli con prodotti dedicati.

Oggi vi presento la prima ricetta pubblicata, un Tiramisù leggero alle fragole preparato con dei savoiardi fatti in casa.

La potete leggere ovviamente anche su Territori Coop.

 

Il tiramisù non è un dolce che ha bisogno di grandi presentazioni, abbastanza semplice da preparare e che accontenta praticamente tutti, ci avete fatto caso?

A me diverte molto scoprire la storia dei piatti, ed in particolar modo dei dolci, saperne qualcosa di più.

Sulla ricetta del tiramisù ci sono state numerose discussioni, diverse teorie, ed altrettante città (e rispettive Regioni) che ne hanno rivendicato la paternità. Le uniche fonti scritte però sembrano confermare però che il dolce sia stato creato intorno agli anni ’60, dal cuoco (con la passione per la Pasticceria) di un ristorante storico di Treviso, Le Beccherie. Ebbe una felice intuizione, unendo pochi e semplici ingredienti tra loro. Tra questi semplici ingredienti i biscotti Savoiardi.

Certo, c’è chi lo prepara con il Pan di Spagna, o con altri tipi di biscotti, ma la ricetta originale prevede l’utilizzo dei savoiardi, non ci sono dubbi.

L’origine dei biscotti savoiardi non è certa. Sembra nascano nel tardo Medioevo alla corte di Amedeo di Savoia. In occasione della visita del Re di Francia venne chiesto al pasticciere di corte di creare un dolce indimenticabile. Il nome ‘Savoiardi’ fu dato infatti come omaggio ai Savoia.

Ebbero un enorme successo e divennero il dolce rappresentativo del Piemonte. Sembra però che la vera prima traccia storica dei savoiardi sia in una lista della spesa per un banchetto di nozze a Venezia, nel 1722.

Sono necessari non solo per la preparazione del tiramisù, ma anche di dolci come la charlotte, la zuppa inglese (come variante al più tradizionale Pan di Spagna), e di tanti altri dessert al cucchiaio. Perfetti anche per accompagnare creme, bavaresi o mousse.

Questa versione del tiramisù è un po’ più leggera grazie alla crema, che è preparata senza uova ed alleggerita dalla ricotta, e alle fragole che la rendono fresca e colorata e ben si sposano con l’amaro del cacao, che generosamente va a a ricoprire il dolce.

Una piccola nota sulle fragole, frutto dalle origini antiche e dalle tantissime virtù salutari. Sono classificate tra gli alimenti che aiutano a rimanere giovani, hanno infatti un elevato potere antiossidante, vitamine e sali minerali. Insomma un frutto di cui fare davvero delle grandi scorpacciate nella stagione giusta!

Dimenticavo, la dose per preparare i biscotti è abbondante, un po’ come la maggior parte delle ricette di pasticceria.

Io vi consiglio comunque di non dimezzare la dose, anche se per preparare il dolce ve ne serviranno meno. Si possono conservare in un contenitore ermetico o in una scatola di latta.  Ma sono quasi certa che li finirete subito, senza doverne preservare la fragranza.

 

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TIRAMISÙ ALLE FRAGOLE CON SAVOIARDI HOME MADE

 

Ingredienti

Per i Savoiardi (circa 40-45 biscotti)

250 g zucchero semolato

200 g albume*

170 g tuorlo*

230 g farina tipo 0

100 g fecola di patate

50 g miele

2 cucchiaini di lievito (o cremor tartaro)

1 bacca di vaniglia

zucchero di canna qb

zucchero a velo qb

*circa 8 uova in tutto

Per il tiramisù alle fragole

dose per 6 monoporzioni

18 – 20 savoiardi

400 g fragole

300 g ricotta di mucca (morbida)

200 g mascarpone

120 g zucchero a velo

½ bacca di vaniglia (o ½ cucchiaino polvere di vaniglia)

3 cucchiai di rum

zucchero di canna qb

cacao amaro in polvere qb

acqua qb

Preparazione

Per i savoiardi

Montate a neve l’albume, quando inizia a rassodare unite lo zucchero poco per volta sempre continuando a montare. Aggiungete a filo, mescolando delicatamente a mano (con movimenti dall’alto verso il basso), i tuorli sbattuti con il miele.

Unite anche la farina setacciata precedentemente con la fecola ed il lievito, quindi anche i semini di vaniglia. Mescolate fino ad amalgamare bene gli ingredienti, quindi versate il composto in una sac à poche con bocchetta liscia grande.

Su più teglie coperte di carta forno, formate dei bastoncini lunghi circa 8 cm (o più corti a vostro piacere). Cospargeteli prima con poco zucchero di canna e successivamente con lo zucchero a velo.

Cuocete a 190° per circa 10 minuti, devono diventare belli dorati.

Sfornate e fate raffreddare.

Tiramisù

Lavate bene le fragole, eliminate la parte verde e tagliatene ¾ a piccoli dadini, cospargete con dello zucchero di canna e fate riposare in frigorifero.

Preparate la bagna frullando le restanti fragole (4-5) con il mixer ad immersione, aggiungendo poca acqua, due cucchiai di zucchero a velo ed il rum. Tenete da parte.

Con le fruste lavorate bene il mascarpone con la ricotta, lo zucchero a velo ed i semini della mezza bacca di vaniglia, fino ad ottenere una crema morbida ed omogenea. Se dovesse risultare troppo densa potete ammorbidirla aggiungendo pochissimo latte o panna fresca. Versate la crema in una sac à poche con bocchetta a stella.

Iniziate ora ad assemblare il dolce.

Potete presentarlo in monoporzioni oppure in una pirofila. In ogni caso dovrete per prima cosa disporre sul fondo i biscotti savoiardi e cospargerli con la bagna al rum e fragole, aiutandovi con un cucchiaio.

Fate uno strato con la crema di ricotta e mascarpone, successivamente un altro con i biscotti, la bagna e le fragole a dadini, finite con uno strato di crema.

Cospargete generosamente con il cacao amaro e fate riposare in frigorifero almeno un paio d’ore prima di servire.

 

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Buona settimana gente!

 

 

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