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Primi piatti/ Salato

Calamarata

 

Lo so, lo so che la stagione chiederebbe altro, cavoli, radicchio, zucca…ma è andata così!

Complice il sole che ha fatto ritorno da queste parti (dopo giorni e giorni di pioggia e nebbia), dei pomodorini gustosissimi (ormai gli ultimi della stagione), una confezione di ottima pasta che attendeva di essere utilizzata e dei bei calamari, ed eccola qui!

Servita una meravigliosa Calamarata in quel di ottobre!

Pochissimi ingredienti per un primo piatto di semplice esecuzione, di grande effetto e soprattutto, davvero buono.

Il segreto?

Secondo me usare sempre ingredienti di buona qualità, meglio risparmiare su altro, non sul cibo.

Sono dell’idea che è preferibile avere un paio di scarpe in meno ma cose buone nella pancia, e la salute ringrazia! Siete d’accordo?

Che dite, andiamo a vedere la ricettina?

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Primi piatti/ Salato

Tortiglioni con crema di melanzane e menta

 

“L’ispirazione non dà preavvisi.”

(Gabriel García Márquez)

 

Capita di trovarsi in giornate convulse, con tante, tante cose da fare.

Capita che in questo tipo di giornate il tuo frigorifero faccia l’eco tanto è vuoto e tu non abbia neanche il tempo per prepararti ed uscire a fare le spese (…e tutto sommato nemmeno la voglia).

Il pranzo però lo devi preparare e, mentre pensi a cosa inventarti con le duecosedue a disposizione, vedi il post di una coppia di amici blogger che si trovano a Milano ad una fiera sul cibo e che, tra uno show cooking e l’altro, posta foto dei vari piatti preparati dagli Chef presenti.

Nasce così questa pasta.

Da un post pubblicato su facebook da due amici blogger e da qualche melanzana sopravvissuta nel frigorifero insieme a pochi altri ingredienti.

Mi credete se vi dico che è semplicemente buonissima?

Che dite?

Andiamo a vedere come li ho preparati ‘sti tortiglioni con crema di melanzane e menta?

Ricettina!

 

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Primi piatti/ Radicchio di Treviso/ Salato

Ravioli di patate e ricotta con radicchio rosso di Treviso tardivo IGP e pastin

La mia ricetta per Territori Coop questo mese è una pasta fresca ripiena.

Un  primo piatto perfetto per il menu delle feste, con un prodotto di stagione,

vera eccellenza tutta italiana, il radicchio rosso di Treviso tardivo IGP.

Con questa ricetta ringrazio e saluto Territori Coop. Per ora. Insomma io mi auguro sia soltanto un arrivederci.

Nel frattempo seguirò il portale, come ho sempre fatto!

A volte è necessario rallentare il ritmo, ridurre gli impegni, ed in questo momento per me è necessario.

Quindi GRAZIE a tutto lo staff di Territori per la bella esperienza e…

ARRIVEDERCI!

La ricetta anche qui su Territori Coop

 

Un primo piatto tradizionale e semplice arricchito dal sapore particolare del ‘Fiore rosso d’inverno’

In generale, la pasta ripiena conta innumerevoli declinazioni e varietà, ogni Regione e addirittura provincia possiede la sua tradizione ed un proprio tipo di pasta ripiena.
Basti pensare al tortellino conteso da Bologna e Mantova, agli anolini nel Parmense, gli agnolotti Piemontesi, i pansoti Liguri, i cialzons in Carnia, i tortelli in Emilia e Lombardia, i ravaioli nelle Marche, ai culurgiones della Sardegna. Diversi nella forma, nella tecnica di preparazione e nel ripieno, questi sono solo alcuni tipi di pasta ripiena della tradizione gastronomica regionale italiana.

Difficile stabilire le origini della pasta ripiena. Le prime tracce sembra risalgano al 1100, ma è soltanto intorno al 1300 che compare a Bologna una preparazione simile a quella che conosciamo oggi, ovvero un involucro di pasta, tirata sottile, ad avvolgere un ripieno.
Il nome ‘raviolo’ potrebbe derivare dal latino ‘rabiola’ (piccola rapa) e non è chiaro se si trattasse effettivamente di pasta ripiena o di una sorta di gnocchetti nel cui impasto venivano utilizzati ricotta e foglie di rapa.

In ogni caso, quando parliamo di ravioli, sembra essere opinione consolidata, che il ripieno debba essere di magro, formaggi e verdure.
Come quelli che vi propongo, per il cui ripieno ho utilizzato ricotta e patate, un raviolo delicato che ben si sposa con un condimento saporito e particolare preparato utilizzando il radicchio di Treviso tardivo ed il Pastin.

Qui a Treviso viene chiamato ‘fiore rosso d’inverno’.
E’ il radicchio rosso di Treviso tardivo IGP, una raffinatezza gastronomica, l’unica cicoria che non arriva in tavola direttamente dalla terra, ma che deve subire un trattamento laborioso, abilmente ‘forzato’ e al tempo stesso naturale.
Leggermente amarognolo, squisito e croccante, si raccoglie a novembre, generalmente dopo due gelate.
Il freddo ne blocca la crescita e grazie al successivo ‘imbianchimento’, ovvero l’immersione delle radici in acqua corrente ad una temperatura costante tra i 10 e i 12 gradi ed al buio, la pianta si risveglia e si rigenera, sviluppando un nuovo ‘cuore’ di foglie che, in assenza di luce, crescono prive di clorofilla, con il tipico colore rossastro.

Il radicchio rosso di Treviso tardivo IGP non è una semplice insalata da contorno, trova innumerevoli utilizzi in cucina, addirittura nei dolci.

Nel condimento di questi ravioli, al radicchio ho abbinato il Pastin, una specie di grossa salsiccia preparata con carne di maiale, speziata e salata, preparazione antica e tipica del Bellunese, nel caso vi sia impossibile reperirlo, potete sostituirlo con una salsiccia di buona qualità.

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RAVIOLI DI PATATE E RICOTTA CON RADICCHIO ROSSO DI TREVISO TARDIVO IGP e PASTIN

 

Ingredienti

Dose per 4 persone

Per la pasta

300 g farina per pasta tipo 00

3 uova biologiche medie

Per il ripieno

300 g di patate (di montagna) cotte al vapore

150 g ricotta morbida

50 g Grana Padano grattugiato

Noce moscata qb

Sale qb

Per il condimento

1 cespo grande di radicchio di Treviso tardivo IGP

1 scalogno

150 g di pastin (o salsiccia di buona qualità)

Sale qb

Pepe bianco qb

Olio evo qb

Grana Padano qb

Preparazione

Per i ravioli:

Setacciate la farina e formate una fontana, rompete le uova, uno alla volta, in una ciotola e versatele al centro della fontana. Iniziate ad amalgamare le uova sbattendole con una forchetta e incorporando la farina poco per volta.

Una volta assorbite, iniziate a lavorare l’impasto con le mani, fino a quando otterrete una pasta omogenea e liscia. Copritela con della pellicola trasparente e fatela riposare per 30 minuti.

Trascorso il tempo di riposo, tagliatela ricavandone dei panetti. Passateli nell’apposita macchina sfogliatrice, senza ripassarla più volte né ripiegarla su se stessa, infarinandola ad ogni passaggio e diminuendo lo spazio tra i rulli fino allo spessore desiderato ( io la penultima posizione).

Se non disponete della macchina sfogliatrice, potete anche stenderla con il matterello, ponete il panetto sul piano accuratamente infarinato e tiratela, ruotando la sfoglia, fino ad avere un disco dallo spessore uniforme e sottile.

Preparate il ripieno, schiacciando le patate con l’apposito schiacciapatate direttamente dentro ad una terrina, unite la ricotta, la noce moscata, il sale ed il Grana Padano grattugiato. Mescolate bene amalgamando il composto.

Ricavate delle strisce di sfoglia, disponetele sul piano di lavoro infarinato e, aiutandovi con un cucchiaino, distribuite dei mucchietti di ripieno, in fila e distanziati tra loro.

Inumidite la sfoglia spennellandola delicatamente con poca acqua, appoggiate sopra un’altra striscia, premete tutto intorno ai mucchietti per fare uscire tutta l’aria, quindi sigillate facendo una leggera pressione.

Tagliate i ravioli utilizzando uno stampino oppure una rotella dentellata. Trasferiteli man mano in una teglia infarinata.

Per il condimento.

Lavate accuratamente il radicchio di Treviso tardivo e tagliatelo in piccoli pezzi. Sbucciate e tritate lo scalogno e fatelo rosolare con poco olio evo in una padella capiente. Unite il pastin (o la salsiccia) sbriciolato e lasciate cuocere per alcuni minuti, quindi aggiungete il radicchio, regolate di sale e portate a cottura.

Lessate i ravioli, in abbondante acqua salata, per circa 10 minuti.

Scolateli e trasferiteli nella padella con il condimento, unite Grana Padano grattugiato, il pepe e saltate velocemente affinché si insaporiscano bene (se necessario unite poca acqua di cottura), quindi servite.

NOTE:

Setacciate sempre la farina quando preparate la pasta fresca, otterrete un impasto più morbido
Non mettete sale nell’impasto, i granelli potrebbero ‘stracciare’ la pasta mentre la tirate, sarà sufficiente salare l’acqua di cottura.
Infarinate leggermente la rotella dentellata o lo stampino che utilizzerete per ritagliare i ravioli, eviterete che si attacchino alla sfoglia.

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Trovate la mia ricetta su Territori Coop, cliccando qui

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A presto!

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Primi piatti/ Salato

Mezzi rigatoni di grano duro alle fave, piselli, asparagi, speck e zafferano

Oggi vi racconto una ricetta.

Un’eccellenza italiana, la pasta di grano duro,

condita con legumi e verdure di stagione per contrastare la stanchezza

ed il calo di tono tipici della stagione.

Un primo piatto semplice ma davvero gustoso e sano, ricetta che potete trovare nel sito Territori Coop.

 

Si dice Italia all’estero, ed ecco che automaticamente pensano a pizza e pasta.
Non a torto. Gli italiani sono i primi consumatori di pasta al mondo (davanti a venezuelani e tunisini).
Ma vi siete mai chiesti quali siano le origini della pasta?

Pensate che è stato trovato un piatto di spaghetti di miglio nel nord-ovest della Cina, risalente a 4000 anni fa. Sfatata comunque la leggenda che la tradizione della pasta sia stata importata da Marco Polo di ritorno dal suo viaggio in Cina. All’epoca la pasta era già un prodotto noto nel nostro paese e, molto probabilmente, è stata introdotta in Sicilia e nel resto d’Italia con l’invasione araba.

L’invenzione e l’utilizzo della pasta secca è da attribuire, con grande probabilità, proprio ai popoli arabi, i primi a praticare la tecnica dell’essicazione, necessaria per conservare il cibo da portare durante i loro lunghi spostamenti nel deserto.

La storia della pasta ha comunque inizio quando l’uomo abbandona la vita nomade e diventa agricoltore, imparando a seminare ed a raccogliere. La storia dell’uomo che incrocia e si unisce a quella del grano, inizia così, lentamente, la storia della pasta.
Poco per volta l’uomo ha imparato a macinarlo, impastarlo con l’acqua, spianarlo e cuocerlo. Lenti progressi e passaggi fino ad arrivare all’essicazione artificiale ed alla produzione industriale di oggi, in cui dal chicco allo spaghetto, ogni singolo passaggio è automatizzato.

Grano duro e grano tenero, quali sono le differenze? Il chicco del grano duro (Triticum durum) è leggermente più lungo e traslucido, cresce bene in terreni assolati nel Sud Italia e viene tradizionalmente utilizzato per la produzione della pasta secca; mentre il chicco del grano tenero (Triticum vulgare) è tondeggiante e più opaco, preferisce il clima umido della Pianura Padana e se ne ricava la farina con la quale, anche in modo casalingo, si prepara la pasta all’uovo.

Città della Pasta per eccellenza è Gragnano, incastonata tra il golfo di Amalfi ed il golfo di Sorrento, dove da 500 anni si produce la pasta di grano duro, una delle eccellenze italiane, tramandando segreti e tradizioni di padre in figlio.

Il formato di pasta che vi propongo nella ricetta mi piace molto abbinato a legumi freschi di stagione ed agli asparagi.
Io sono fermamente convinta che la natura non fa nulla a caso. Non è un caso infatti che piselli e fave contengano L.Dopa, precursore dell’adrenalina, l’ormone che ci rende più reattivi e con tanta voglia di fare, e in primavera ci sentiamo tutti un po’ stanchi, giù di tono, con l’umore ballerino. Anche gli asparagi vengono in aiuto, poveri di calorie, grazie alla loro azione disintossicante e diuretica sembra contrastino malumore e depressione.

Insomma, non vi resta che mettervi a sgranare legumi, attività peraltro rilassante, e prepararvi una buona e salutare pasta come questa!

 

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MEZZI RIGATONI DI GRANO DURO ALLE FAVE, PISELLI, ASPARAGI, SPECK E ZAFFERANO

 

Ingredienti (per 4 persone)

340 g mezzi rigatoni di grano duro

500 g piselli freschi (da sgusciare)

500 g fave fresche (da sgusciare)

1 mazzetto di asparagi verdi

1 scalogno

80 g Speck di Sauris

1 bustina di zafferano

Olio evo qb

Sale integrale qb

Pepe bianco qb

Prezzemolo fresco qb

Erba cipollina fresca qb

2 cucchiai di Grana Padano grattugiato

 

Preparazione

Sgusciate fave e piselli e lessateli separati in acqua bollente salata per 5-6 minuti. Scolateli, tenete da parte i piselli e eliminate la buccia delle fave.

Lavate bene una parte dei baccelli (bucce) dei piselli, circa una decina, e lessatele in acqua bollente leggermente salata per 20 minuti circa. Scolatele, frullatele e passatele al setaccio, tenete da parte la purea ottenuta.

Lavate e mondate gli asparagi, eliminando la parte finale bianca più dura e, con un pelapatate, pelateli dall’alto verso il basso per eliminare la parte filamentosa.

Tagliateli a pezzettoni con taglio obliquo e lessateli in una padella con poca acqua per 5-6 minuti, dovranno ammorbidirsi ma rimanere compatti.

In una padella capiente fate appassire lo scalogno tritato con poco olio evo. Unite fave, piselli e la purea che avete ottenuto dai baccelli. Fate insaporire bene, salate ed unite anche lo zafferano sciolto in pochissima acqua. Aggiungete lo speck tagliato a dadini e gli asparagi. Tenete da parte.

Lessate i mezzi rigatoni in abbondante acqua salata. Scolateli al dente e conservate poca acqua di cottura prima di scolarli.

Versate la pasta nella padella con il condimento alle verdure, aggiungete acqua di cottura quanto basta e saltatela insieme al condimento.

A fine cottura pepate, aggiungete il Grana Padano grattugiato ed il prezzemolo fresco.

Servite nei piatti guarnendo con erba cipollina fresca.

 

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La provate?

Se volete leggere la ricetta sul portale cliccate QUI.

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Primi piatti/ Salato

Maltagliati al gratin con piccole zucchine, fiori e prosciutto

 

 

Preparare la pasta fresca è terapeutico.

Avete mai provato?

Mettere insieme farina e uova, lavorarle ed impastarle con le mani, con calma, tranquillità, fino ottenere della pasta fresca dà enorme soddisfazione.

Ok, ok, non sempre c’è tempo, non sempre si ha voglia di infarinare la cucina, ma prendersi ogni tanto una sosta nelle corse di ogni giorno per preparare la pasta in casa, fa bene.

Io adoro questo formato. I maltagliati.

Sono nati per recuperare gli avanzi di pasta della preparazione delle tagliatelle. Una sorta di pasta di recupero insomma.

Perfetta con i sughi di pesce, appena saltata insieme al condimento, per questa ricetta però, ho preferito arricchirla con un condimento corposo e farla gratinare nel forno.

La pasta delle giornate di festa per me è al forno.

Piccole zucchine con fiore, prosciutto ed un condimento cremoso per gratinarla, una delizia.

Ricettina e non se ne parla più!

 

 

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MALTAGLIATI AL GRATIN CON FIORI DI ZUCCHINA E PROSCIUTTO

 

Ingredienti per 4 persone

Per i maltagliati

300 g farina di grano tenero tipo 00

3 uova biologiche

Besciamella

40 g burro biologico

40 g farina di riso biologica

3 dl latte

1 dl acqua

sale, pepe, noce moscata qb

Farcia

1 albume

1 tuorlo

50 g Grana Padano grattugiato

120 g prosciutto cotto

4-5 piccole zucchine con fiore

1 spicchio d’aglio

prezzemolo fresco qb

sale, pepe bianco qb

olio evo qb

Preparazione

Maltagliati

Setacciate la farina sul piano di lavoro, disponetela a fontana e formate un piccolo buco. Rompete un uovo nella ciotola quindi versatelo al centro della fontana. Ripetete con le altre due uova ed iniziate ad amalgamare la uova alla farina, sbattendo leggermente al centro con una forchetta.

Quando le uova sono abbastanza incorporate, iniziate a lavorare l’impasto con le mani, fino ad ottenere un panetto liscio ed omogeneo. Avvolgete la pasta nella pellicola alimentare e fatela riposare per 30 minuti.

Trascorso il tempo di riposo, dividete l’impasto in piccoli panetti ed iniziate a tirare la pasta con la macchina apposita, senza ripiegarla e diminuendo lo spazio tra i rulli progressivamente fino ad ottenere lo spessore desiderato. Per preparare i maltagliati io consiglio la penultima o ultima posizione (io ho tirato fino all’ultima, molto sottile); stesa bene la pasta ritagliate con il coltello i maltagliati. Solitamente vengono tagliati a forma di rombo, io li taglio invece in modo irregolare e casuale, rispettando solo la dimensione.

Besciamella

Sciogliete il burro a fuoco basso, versate la farina mescolando con una frusta, fino ad ottenere una crema liscia. Appena il composto inizia a sobbollire (non deve prendere colore), versate il latte e l’acqua mescolati insieme e mescolate bene per evitare il formarsi di grumi.

Salate, pepate ed unite anche la noce moscata, quindi portate ad ebollizione, sempre mescolando, e a fuoco dolce, fino a quando il composto inizierà ad addensarsi. Tenete da parte.

Assemblaggio e cottura in forno

Tritate il prosciutto cotto; lavate le zucchine e tagliatele a rondelle, tagliate anche i fiori eliminando il pistillo interno. Fate soffriggere lo spicchio d’aglio schiacciato con poco olio in una padella antiaderente, unite le zucchine e fatele cuocere per alcuni minuti, unite i fiori di zucchina e spegnete.

Cuocete la pasta in acqua bollente salata per un paio di minuti e scolatela al dente.

Preparate il condimento mescolando la besciamella con il tuorlo, il prezzemolo tritato, il Grana grattugiato, il prosciutto, le zucchine con i fiori e l’albume precedentemente montato a neve.

Mescolate bene la pasta al condimento, e versatela in una pirofila precedentemente imburrata. Cospargete con altro Grana Padano grattugiato e qualche fiore di zucchina.

Cuocete in forno già caldo a 180°C per circa 20-25 minuti, comunque fino a quando sarà ben gratinata la superficie.

 

 

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Buona settimana!

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Diario/ Primi piatti/ Salato

Sedani al battuto di triglie, sedano e limone … non ho più pazienza

 

“Non ho pazienza per alcune cose,
non perché sia diventata arrogante,
semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita,
in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce.
Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura.
Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada,
di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride.
Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare.
Ho deciso di non con-vivere più con la presunzione, l’ipocrisia,
la disonestà e le lodi a buon mercato.
Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica.
Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi.
Non sopporto conflitti e confronti.
Credo in un mondo di opposti, per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento.
Non mi accompagno con chi non sappia elogiare o incoraggiare.
I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare
coloro a cui non piacciono gli animali.
Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.”
Meryl Streep
Ecco,  come Meryl Streep, non ho più pazienza…
Spesso diciamo le cose che ci piacciono nei nostri diari, nei nostri blog.
Ma quelle che non ci piacciono?
A me non piacciono i saccenti, i prepotenti, i presuntuosi, gli arroganti, e gli ipocriti.
Le categorie sopra elencate sono assolutamente prive di due grandi doti.
L’IRONIA e L’UMILTA’.
“Il senso d’ironia è una grande garanzia di libertà.”
Maurice Barrès
Il mondo del web non è diverso da quello reale, là fuori.
Delle sopraelencate categorie di persone, anzi, è alquanto pieno.
E leggendo un blog si capisce abbastanza bene chi si ha davanti.
A volte mi capita di sbagliare e mi ricredo ma, nella maggior parte dei casi, ci azzecco sulle persone.
E io le mie idee, su alcune persone, gruppi, e quant’altro, me le ero fatte già ben prima di aprire il mio, di blog.

Chiaro quindi perché ho scelto ed abbracciato certe persone piuttosto che altre.
Affinità elettive, tendiamo a scegliere chi è simile a noi, con ideali, ed atteggiamento verso il prossimo simili.

Io sono così, schietta, diretta, a volte scomoda, ma assolutamente libera di scegliere quello che mi aggrada e di tenermi alla larga da certe dinamiche ed ipocrisie.

Mi rendo conto che nel mondo, c’è una quantità enorme di frustrazione, di rancori, di insoddisfazioni, di tristezza.
Mi spiace davvero per le persone che vivono così, la vita è breve e preziosa, ed è un peccato trascorrerla in questo modo.

Io per fortuna la mattina mi alzo quasi sempre felice (ché, per carità, ce li ho anch’io gli ormoni ballerini e le palle girano anche a me ogni tanto, sia chiaro…), sono grata della salute di cui ancora dispongo, do il buongiorno alle mie bimbe, do un bacio a mio marito, faccio una carezza al mio cane e dopo un buon caffè se posso vado a correre.

Tutto il resto è insignificante.
Io non me ne preoccupo e vado avanti per la mia strada, cercando di fare le cose, tutte, al meglio delle mie possibilità.

E comunque credo che al mondo ci sia davvero posto per tutti.



 

Ma passiamo alla ricetta và!
Questa pasta è deliziosa e di una semplicità imbarazzante.
La cosa noiosetta è pulire e sfilettare le trigliette, ma se trovate voglia e tempo, credetemi, ne vale la pena!
Buon inizio settimana gente!

SEDANI al BATTUTO di TRIGLIE, SEDANO e LIMONE
Ingredienti
360 g di fusilli
500 g di triglie
3 coste sedano verde
1 limone biologico
1 spicchio d’aglio
Olio EVO qb
Sale integrale qb
Pepe bianco qb
Prezzemolo fresco qb

Pulite le triglie, squamatele, eliminate le interiora, la testa e sfilettatele.
Eliminate la pelle e tagliate finemente riducendoli a piccoli dadini.
In una padella capiente, fate soffriggere l’aglio tritato in poco olio EVO.
Unite il sedano mondato e tagliato a dadini piccoli (brunoise), fate soffriggere per alcuni minuti quindi aggiungete anche le triglie.

Regolate di sale, unite la buccia del limone e poco succo.
Lasciate cuocere per una decina di minuti e, a fine cottura aggiungete pepe e prezzemolo, quindi tenete da parte.
Lessate la pasta in abbondante acqua salata, scolatela al dente e conservate poca acqua di cottura.

Versate la pasta nella padella con il ragù di triglie, unite l’acqua di cottura (poca per volta e a seconda di quanta la pasta ne assorbe) e saltatela per pochi minuti.
Servite con altro prezzemolo (a piacere) e del pepe bianco.

 

Greenery mood/ Primi piatti/ Salato

La primavera nel piatto … Riccioli agli asparagi, fave, capesante al profumo di menta


Oggi passo in velocità.
Settimane di corsa, un po’ movimentate.
Un week end con l’influenza intestinale che ha lasciato dietro di sé qualche disturbo, ma che si è anche portata via quei 3chiletti di troppo accumulati durante l’inverno.
Della serie non tutto il male viene per nuocere…
L’ultimo fine settimana invece ci ha costretti a salutare uno dei nostri animaletti.
Sembra impossibile quanto ci si affeziona agli animali, anche se sono piccolini e per molti, magari, pure insignificanti, come un piccolo porcellino d’India.
Solo chi ha avuto animali lo può capire, credo.
Ma passiamo veloci-veloci alla ricetta.

Oggi vi lascio una pasta che mi piace tantissimo.
E che mi fa primavera.
Adoro questi tre ingredienti insieme: asparagi, fave e capesante.
Poi la menta, ormai rigogliosa. Io la metterei davvero ovunque!
Buona settimana.


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Primi piatti/ Salato

Anche Masterchef insegna … Orecchiette di grano arso al broccolo e salsiccia



Lo confesso, ho una vera passione per le farine.
Appena ne scopro una che non conosco, non posso evitare di provarla.
Magari succede che non so bene subito cosa farci.
Mi informo, mi documento.
E poi parto con le mie prove.
Questa farina nasce dalla tradizione contadina pugliese, e dalla necessità della gente più povera, che un tempo si accontentava di raccogliere i chicchi di grano rimasti a terra nei campi che venivano incendiati dopo il raccolto.
Da questi chicchi ottenevano una farina dal colore scuro e dalle note affumicate con la quale venivano preparati piatti caratteristici.
Quando ho deciso di comperarla, ammetto che l’ho fatto più per il fascino della storia e delle tradizioni popolari che portava con sé.
Non ero molto convinta del prodotto e del risultato che avrei ottenuto.
Questo perché l’odore è molto intenso.
Odora di bruciato. E non poco.
La cosa buffa è che, mentre lavoravo l’impasto, mi veniva in mente l’argilla, e non qualcosa di commestibile.
Ma una volta cotta ho dovuto ricredermi, il gusto è meraviglioso.
Dopo la cottura rimangono leggeri sentori di affumicato, che ben si sposano con alcuni prodotti, e con salsiccia e broccolo, secondo me, è perfetta.
Può essere utilizzata per molte preparazioni, per pasta, pane, focacce, sia salati che dolci, ricordate però che va miscelata con farine che generano glutine, quali ad esempio farro, grano khorasan o grano duro, in una percentuale del 20-30% sul totale.
Non era previsto l’intervento della mia pre-adolescente in questa ricetta.
Tornata a casa da scuola, mi ha vista all’opera con il coltello sul piano di lavoro e mi ha detto “Mamma, so come si fa! L’ho visto fare a Masterchef!”…..”Ah beh, allora….se l’hai visto a Masterchef siamo a cavallo…”
Ebbene si, anche Masterchef insegna, la ragazza si è fatta quasi tutte le orecchiette e non erano poche.
Certo qualcuna ho dovuto sistemarla un pochino, ma per essere la sua prima volta, devo dire che è stata davvero brava!
Giudicate voi dal video, ho approfittato della sua presenza per un piccolo orecchietta-tutorial!
Allora che si fa?
Orecchiettiamo?

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Diario/ Greenery mood/ Primi piatti/ Salato

Corone rigate al pesto di 5 erbe, nocciole e anacardi

 
 

E’ da qualche giorno che ci penso.Ti arrivano mail, arrivano commenti.

E mi faccio delle domande.

Forse sono io che sono scema.

Forse potrei sfruttare meglio ‘sto cacchio di blog.

Ché sono anche senza lavoro e qualche soldino in più e mica ci fa schifo.

Forse potrei anch’io correre qua e là in cerca di follower.

Magari unirmi a gruppi di scambio commenti per aumentare le visite.

Accettare proposte di aziende un po’ così, discutibili, giusto per avere un po’ di cose gratis, tanto poi ci metto un link e chisseneimporta.

Si. Potrei.

Ma anche no.

Sia chiaro, non ce l’ho con le collaborazioni.

Quelle con aziende di un certo spessore le valuterei pure io, chiariamo.

Anche se, confesso che i blog pieni zeppi di pubblicità e link a destra e a manca un po’ di ansia me la mettono e me ne vengo via quasi subito, ché mi sembra vogliano impormi qualcosa.

Ma ognuno fa ciò che desidera a casa sua.

E, come in tutti gli ambiti, anche tra i blog, c’è spazio per tutti e piena libertà di espressione.

Io a casa mia ho scelto di essere semplicemente quello che sono nella vita.

E la mia vita mi piace pensarla come un bellissimo viaggio, che cerco di vivere con molta riconoscenza.

E che, secondo me, tutti, dovremmo vivere con una profonda etica e coerenza verso noi stessi e verso il prossimo.

Etica secondo me è rispetto, verso le persone e verso il mondo in cui viviamo.

Etica è amore verso l’altro.

Etica è non raccontare balle.

Etica è fare quello che fai con passione e coerenza.

Etica è fare le cose non esclusivamente per tornaconto, ma perché ci credi, perché hai dei valori.

Ecco, io senza etica e coerenza non potrei vivere.

Mi ci ha tirato su a pane, etica e rispetto il mio papà.

Ah! Poi ce n’è pure un’altra di parolina importante per me, CREDIBILITA’.

Riflettendo su queste cose, sono andata a cercare il post che ha scritto Chiara Maci circa un anno fa, per rileggerlo.

L’ho adorata in quel post.

Se non lo avete letto, vi invito a farlo, ne vale la pena, qui.

Eh, lo so, oggi sono un po’ rompipalle, portate pazienza…ogni tanto mi capita.

 

Ricettina? Si dai!

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Primi piatti/ Salato

Fileja c’’a ‘nduja, melanzane, peperoni e cipolla di Tropea

Ho portato a casa poche cose dalla Calabria.
Quasi tutte da mangiare.
La cipolla di Tropea, (ben due trecce, ché di più in macchina non ce ne stavano…), la treccia di aglio, la treccia di peperoncini piccanti, l’origano secco, marmellate, sottoli, la ‘nduja di Spilinga e questa pasta.
La Fileja è una pasta tipica calabrese, ottenuta con il semplice impasto di farina di grano duro e acqua.
Non manca mai nel menu dei ristoranti, e la potrete trovare servita con vari condimenti.
Si produce nella provincia di Vibo Valentia, ma per tradizione locale si prepara in casa.
Gli ingredienti sono farina, acqua e sale.
La forma di questo tipo di pasta è avvitata ed allungata, lunghezza di circa 8-10 cm, la sua superficie ruvida, cosa tipica della pasta lavorata a mano, che permette al sugo di legarsi perfettamente.
La ricetta sembra semplice, e mi piacerebbe provare a farla.
Si setaccia la farina di grano duro sul tavolo e si aggiunge acqua poco per volta, finché l’impasto risulta liscio e morbido. Poi viene diviso in pezzi e si ricavano dei piccoli rotolini della lunghezza di circa 10 cm, si infarinano e si attorcigliano in una sorta di bastoncino detto dinaculu, molto simile ai comuni bastoncini di legno per gli spiedini, e con una piccola pressione si fanno rotolare sul piano di lavoro, una volta avanti ed un’altra indietro.
Si sfilano dal bastoncino e, prima di procedere alla cottura, vanno lasciati asciugare su un piano coperto da un canovaccio infarinato o su un cesto di vimini.
Questa, già pronta all’uso, ho pensato di condirla con tutti i sapori che mi ricordano la mia Calabria, cioè le melanzane, i peperoni piccolini e dolci che vedete nella foto, la cipolla di Tropea e la ‘nduja.
Per chi non la conoscesse, la ‘nduja è una sorta di salume tipico del paese di Spilinga in provincia di Vibo Valentia.
Viene preparata con carne di maiale, sale e peperoncino.
Nasce come prodotto povero, in origine infatti veniva prodotta dai contadini per poter utilizzare le parti di scarto del maiale, si univa il peperoncino per insaporire ed il sale per conservare.
Era un ottimo condimento per insaporire piatti poveri, come verdure, pane e pasta.
Insomma, un piccolo tributo alla regione che mi ha ospitata e dove ho passato una bellissima vacanza..
Fileja c’’a ‘nduja, a modo mio!
Buon fine settimana!

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